L’attore Robert Carradine, noto al grande pubblico per il ruolo del “papà” nella serie Lizzie McGuire, è morto all’età di 71 anni.
Secondo l’annuncio della famiglia, si sarebbe tolto la vita dopo aver vissuto per quasi vent’anni con il disturbo bipolare. La sua scomparsa riporta all’attenzione l’importanza di riconoscere e comprendere le malattie mentali, superando stigma e pregiudizi, in memoria di chi ha affrontato con coraggio queste sfide personali.
Vediamo un focus.
Cos’è il disturbo bipolare
Secondo la Dr.ssa Flavia Panunzio, psicologa, il disturbo bipolare, storicamente definito anche psicosi maniaco-depressiva, è una condizione cronica dell’umore che si caratterizza per oscillazioni significative tra fasi di umore elevato (mania o ipomania) e periodi di depressione profonda, intervallati da fasi di equilibrio emotivo.
Colpisce circa l’1/2% della popolazione mondiale e può manifestarsi in modo diverso tra individui.
I principali sottotipi clinici si distinguono in base alla gravità e alla durata degli episodi:
- nel disturbo bipolare di tipo I si verificano episodi maniacali completi, con intensi cambiamenti di energia, pensiero e comportamento, spesso con ricadute depressive;
- nel disturbo bipolare di tipo II, le fasi maniacali sono meno pronunciate (ipomania) ma alternate a episodi depressivi marcati;
- esistono anche forme miste, con caratteristiche sovrapposte.
I sintomi del bilpolarismo: dalla mania alla depressione
Durante un episodio maniacale una persona può sperimentare:
- umore insolitamente elevato o irritabile, con aumento di energia;
- pensieri accelerati, bisogno di sonno ridotto e linguaggio rapido;
- impulsività, comportamenti rischiosi e senso di grandiosità.
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Al contrario, la fase depressiva è dominata da:
- senso di vuoto, tristezza intensa e perdita di interesse;
- affaticamento, difficoltà di concentrazione, pensieri negativi o suicidari;
- cambiamenti nell’appetito e nel ritmo sonno-veglia.
Le oscillazioni possono essere imprevedibili, con periodi relativamente stabili tra gli episodi, ma spesso la condizione tende a recidivare nel tempo.
Cause del disturbo bipolare e diagnosi
Cosa può scatenare il bipolarismo? Le ricerche indicano che il disturbo bipolare non dipende da un solo fattore ma da una complessa interazione di elementi:
- genetici: la familiarità aumenta il rischio, ma non garantisce la trasmissione;
- biologici e neurochimici: anomalie nei circuiti cerebrali che regolano l’umore;
- psicosociali: stress prolungato, traumi o fattori ambientali possono contribuire all’esordio o peggiorare i sintomi.
La diagnosi si basa su una valutazione specialistica dettagliata, che considera:
- la storia dei sintomi dell’umore, durata e intensità.
- eventuali episodi simili nel passato o nella famiglia.
- escludere altri disturbi che possono mimare la stessa sintomatologia.
Chi soffre di bipolarismo può guarire?
La risposta che emerge dalla letteratura scientifica è chiara ma va spiegata con precisione: non esiste, allo stato attuale, una cura definitiva che elimini permanentemente la vulnerabilità biologica alla malattia.
Il disturbo bipolare è considerato una condizione cronica e recidivante, ma questo non significa che non sia possibile raggiungere lunghi periodi di stabilità o una buona qualità di vita.
Una revisione clinica riassume il consenso scientifico attuale: il bipolarismo non è guaribile nel senso tradizionale del termine, ma può essere gestito efficacemente con trattamenti continuativi, riducendo frequenza e intensità degli episodi.
Dal punto di vista farmacologico, il litio resta uno dei trattamenti di riferimento. Una meta-analisi ha confermato che gli stabilizzatori dell’umore riducono in modo significativo il rischio di ricadute maniacali e depressive, soprattutto se assunti in terapia di mantenimento a lungo termine.
Questo non equivale a una guarigione, ma dimostra che la malattia può essere tenuta sotto controllo in modo stabile.
Un altro dato rilevante proviene dal grande studio longitudinale STEP-BD (Systematic Treatment Enhancement Program for Bipolar Disorder): i risultati hanno mostrato che una percentuale significativa di pazienti raggiunge la remissione sintomatologica, anche se molti possono andare incontro a nuove fasi nel tempo. Il concetto chiave è che la stabilità è possibile, ma richiede monitoraggio e continuità terapeutica.
Uno studio ha evidenziato che alcune persone con diagnosi di disturbo bipolare riescono a costruire una vita soddisfacente e funzionale, anche in presenza di vulnerabilità residua. In altre parole, non è necessario “eliminare” la diagnosi per raggiungere benessere psicologico e realizzazione personale.
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Infine, una meta-analisi ha dimostrato che le psicoterapie strutturate – in particolare la terapia cognitivo-comportamentale e la psicoeducazione – riducono il tasso di recidiva quando integrate alla terapia farmacologica. Questo rafforza l’idea che il trattamento combinato sia oggi la strategia più efficace.
Per riassumere, la Dr.ssa Panunzio afferma che la gestione efficace del disturbo bipolare richiede un approccio combinato:
- farmaci: stabilizzanti dell’umore e altri psicofarmaci per controllare gli sbalzi emotivi e ridurre il rischio di ricadute;
- psicoterapia: supporto psicologico continuativo per migliorare consapevolezza, strategie di coping e adesione terapeutica;
- modifiche nello stile di vita e monitoraggio medico sono anch’essi elementi fondamentali.
Un trattamento coerente e personalizzato può migliorare significativamente la qualità della vita di chi convive con questa diagnosi.
Fonti:
- Cornell University – Heterogeneity analysis provides evidence for a genetically homogeneous subtype of bipolar-disorder
- Medical News Today – Is there a cure for bipolar disorder?
- Science Direct – Lithium treatment of Bipolar disorder in adults: A systematic review of randomized trials and meta-analyses
- Education.Uscb – Bipolar Disorder
- Scientific Reports – A grounded theory on acceptance of diagnosis as a pathway to recovery in bipolar disorder
- PubMed – Psychological interventions for adults with bipolar disorder: systematic review and meta-analysis