La sensazione di calma che molte persone provano appena arrivano in spiaggia non sarebbe soltanto suggestione. Negli ultimi anni, la psicologia ambientale ha iniziato a studiare con maggiore attenzione i cosiddetti “spazi blu”, cioè ambienti naturali dominati dall’acqua, come coste, laghi e fiumi. Un filone di ricerca che si affianca a quello, ormai più consolidato, sugli effetti positivi di parchi e foreste.
Già nel 2010, lo psicologo ambientale Mat White e i suoi colleghi avevano osservato che le persone tendevano a giudicare paesaggi naturali e urbani come più attraenti e rigeneranti quando contenevano un elemento acquatico. In un’altra analisi condotta su 4.255 persone in Inghilterra, la costa risultava leggermente più efficace nel favorire sensazioni di recupero mentale rispetto a boschi e paesaggi montani.
Una possibile spiegazione riguarda la cosiddetta restaurazione dell’attenzione. Davanti al mare, la mente può concentrarsi sull’ambiente in modo meno faticoso: il movimento delle onde, i suoni ripetitivi e l’orizzonte attirano lo sguardo senza richiedere lo stesso sforzo cognitivo delle attività quotidiane. Secondo alcuni ricercatori, questa combinazione potrebbe ridurre il peso delle preoccupazioni e delle ruminazioni mentali.
Onde, orizzonte e quella sensazione di “spazio”
La costa possiede caratteristiche particolari. Le vedute molto ampie e i suoni continui possono suscitare un senso di meraviglia e vastità, aiutando a mettere temporaneamente i problemi personali in una prospettiva diversa.
Secondo l’autrice e ricercatrice Catherine Kelly, l’orizzonte marino invita quasi senza sforzo a spostare l’attenzione lontano da sé. L’emozione della meraviglia è stata associata, in altri studi, a una riduzione dello stress e a una maggiore percezione di significato.
Anche le onde potrebbero avere un ruolo. Sono dinamiche, ma allo stesso tempo prevedibili, una caratteristica compatibile con la teoria secondo cui gli ambienti più riposanti sono quelli capaci di affascinare senza sovraccaricare.
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Alcune ricerche sui frattali, cioè schemi che si ripetono a scale differenti e che possono ricordare il movimento dell’acqua, hanno inoltre associato la loro osservazione a cambiamenti delle onde cerebrali verso frequenze alfa, legate al rilassamento. Gli effetti specifici delle onde marine, però, non sono ancora stati studiati in modo rigoroso.
Il mare può farci muovere di più e dormire meglio
I benefici potrebbero dipendere anche da ciò che facciamo quando raggiungiamo la costa. Camminare sulla spiaggia, nuotare o giocare all’aperto aumenta naturalmente il movimento.
Uno studio del 2020 ha osservato che, pur svolgendo attività fisica più intensa negli spazi verdi, le persone tendevano a muoversi più a lungo negli ambienti blu. Una possibile spiegazione è che vicino all’acqua la percezione del tempo cambi, rendendo l’esercizio meno pesante.
Questa combinazione tra attività fisica e riduzione dello stress potrebbe riflettersi anche sul sonno. Un’analisi del 2024, basata sui dati di 18.838 adulti in 18 Paesi, ha trovato un’associazione tra visite più frequenti agli spazi verdi e blu e una minore probabilità di dormire meno di sei ore al giorno. Si tratta di una correlazione, quindi non dimostra che sia il mare, da solo, a migliorare il riposo.
Gli ambienti naturali potrebbero modificare la percezione del dolore
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il dolore. Dimostrare scientificamente che una spiaggia riduca la sofferenza è difficile, perché non è possibile nascondere a una persona se si trova davvero davanti al mare oppure no. Per aggirare il problema, alcuni ricercatori hanno utilizzato la realtà virtuale.
In un trial randomizzato del 2017, pazienti sottoposti a cure dentali indossavano un visore che simulava una passeggiata in un ambiente costiero oppure in una città piacevole e pulita. Il gruppo immerso virtualmente sulla costa riferiva livelli di dolore significativamente inferiori rispetto sia al gruppo urbano sia ai controlli.
Un altro studio, pubblicato nel 2025, ha coinvolto 49 persone sane. Durante la somministrazione di stimoli elettrici dolorosi, i partecipanti osservavano scene naturali, urbane o interne. Le immagini di natura erano associate non soltanto a una minore percezione soggettiva del dolore, ma anche a modifiche dell’attività cerebrale nelle aree coinvolte nella sua elaborazione. Il risultato suggerisce che l’effetto potrebbe andare oltre il semplice buonumore.
La spiaggia sembra favorire anche i legami sociali
C’è poi il lato sociale. Una ricerca del 2013, basata sui racconti di genitori con bambini piccoli, ha osservato che le giornate trascorse insieme sulla costa erano associate a una maggiore sensazione di vicinanza familiare.
Il motivo non è ancora chiaro. La spiaggia offre più spazio per giocare, muoversi e interagire fuori dagli schemi della vita domestica. Potrebbe inoltre risvegliare ricordi dell’infanzia e una forma di nostalgia positiva, soprattutto in chi è cresciuto trascorrendo tempo vicino al mare.
Altri studi suggeriscono che gli spazi blu possano favorire una maggiore coesione anche tra persone non appartenenti alla stessa famiglia.
Non è una cura, ma gli effetti possono sommarsi
Trascorrere una giornata in spiaggia non cura da solo stress, dolore o disturbi del sonno. Gli stessi ricercatori invitano a evitare conclusioni eccessive. Molti studi sono osservazionali e non sempre è possibile distinguere l’effetto del paesaggio da quello della vacanza, del movimento, della socialità o della semplice pausa dalla routine.
Il punto più interessante è però un altro: piccoli effetti ripetuti nel tempo potrebbero accumularsi. White e altri studiosi stanno ora indagando se frequentare regolarmente spazi verdi e blu possa aiutare le persone a prepararsi meglio allo stress, affrontarlo e recuperare più rapidamente.
La scienza degli spazi blu è ancora giovane, ma il quadro che emerge è coerente: il mare sembra offrire al cervello un ambiente capace di attirare l’attenzione senza sovraccaricarla, incoraggiare il movimento e creare occasioni di connessione sociale. Non una terapia universale, quindi, ma un contesto che potrebbe contribuire al benessere più di quanto si pensasse.
Fonti:
Nature - Nature exposure induces analgesic effects by acting on nociception-related neural processing