Demenza, il 45% del rischio si può ridurre: cosa sapere

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 18 Agosto, 2026

Un'infermiera sorridente con una paziente anziana

La demenza non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Non sempre può essere evitata, e oggi non esiste ancora una cura capace di fermarla in modo definitivo, ma una parte del rischio può essere ridotta o ritardata. È questo il punto centrale delle nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aggiornano per la prima volta dal 2019 le raccomandazioni sulla prevenzione del declino cognitivo e della demenza.

Secondo l’OMS, fino al 45% del rischio di demenza può essere attribuito a fattori modificabili. Significa che alcuni elementi legati allo stile di vita, alla salute generale e all’ambiente possono influenzare la probabilità di sviluppare un decadimento cognitivo nel corso della vita.

Il dato non va letto come una promessa individuale e non vuol dire che quasi metà dei casi possa essere evitata con certezza in ogni singola persona. Indica però che, a livello di popolazione, intervenire su fattori noti può avere un impatto rilevante sulla salute del cervello.

Una malattia che riguarda milioni di persone

Nel mondo oltre 57 milioni di persone convivono con una forma di demenza e ogni anno vengono diagnosticati quasi 10 milioni di nuovi casi. La malattia di Alzheimer rappresenta circa il 60-70% di tutte le forme di demenza.

La demenza comporta una progressiva perdita di funzioni cognitive, autonomia e capacità di svolgere attività quotidiane. Può influire sulla memoria, sul linguaggio, sull’orientamento, sul comportamento e sulla sicurezza della persona. Per questo l’OMS sottolinea che la prevenzione non riguarda soltanto la medicina, ma anche la qualità della vita, l’indipendenza e la dignità delle persone.

Le nuove indicazioni puntano a integrare la prevenzione della demenza nei programmi di salute pubblica già dedicati alle malattie croniche, alla salute mentale e alla cosiddetta brain health, la salute del cervello lungo tutto l’arco della vita.

I fattori di rischio su cui si può intervenire

Le linee guida richiamano diversi fattori modificabili. Tra questi ci sono il fumo, il consumo di alcol, l’inattività fisica, l’isolamento sociale e alcune malattie croniche, come ipertensione arteriosa e diabete. Molti di questi fattori si sommano nel tempo, per questo la prevenzione è più efficace se inizia presto e continua lungo tutta la vita.

Un punto importante riguarda anche la salute cardiometabolica. Pressione alta, glicemia alterata e colesterolo elevato possono incidere non solo sul cuore e sui vasi sanguigni, ma anche sul cervello. Proteggere la circolazione significa infatti contribuire a mantenere più efficiente l’apporto di ossigeno e nutrienti ai tessuti cerebrali.

L’OMS inserisce inoltre tra le raccomandazioni la riduzione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico, indicazione che compare per la prima volta in questo aggiornamento. È un passaggio significativo, perché sposta parte della prevenzione dal comportamento individuale alle politiche ambientali e urbane.

Attività fisica, dieta e controllo delle malattie croniche

Tra gli interventi raccomandati c’è la promozione dell’attività fisica. Muoversi regolarmente aiuta la salute cardiovascolare, il metabolismo, l’umore e il funzionamento generale dell’organismo. Tutti aspetti che possono influire anche sulla salute cognitiva.

L’OMS raccomanda inoltre di seguire un’alimentazione sana, limitare il consumo di alcol e smettere di fumare. Anche in questo caso non si parla di soluzioni isolate, ma di un insieme di abitudini che, nel tempo, può contribuire a ridurre il rischio complessivo.

Un ruolo importante viene attribuito alla gestione delle condizioni cardiometaboliche. Tenere sotto controllo ipertensione, diabete e ipercolesterolemia è indicato come parte della prevenzione del declino cognitivo. La salute del cervello, in sostanza, non può essere separata dal resto del corpo.

Relazioni sociali e stimolazione cognitiva

Le nuove raccomandazioni danno spazio anche alla dimensione sociale e mentale. Mantenere relazioni, evitare l’isolamento e restare cognitivamente attivi sono considerati elementi utili per sostenere il benessere del cervello.

La stimolazione cognitiva può includere attività che mantengono la mente impegnata: lettura, apprendimento, conversazione, interessi culturali, esercizi mentali, partecipazione sociale. Non sono una garanzia contro la demenza, ma possono contribuire a preservare funzioni e riserve cognitive.

L’isolamento sociale, al contrario, è indicato tra i fattori di rischio modificabili. Questo rende la prevenzione anche una questione comunitaria: non basta dire alle persone di “socializzare”, bisogna creare condizioni reali perché possano farlo, soprattutto in età avanzata.

Anche l’udito entra nelle strategie di prevenzione

Un altro punto rilevante riguarda l’uso degli apparecchi acustici, quando indicati. La perdita dell’udito può favorire isolamento, riduzione degli stimoli e maggiore difficoltà di comunicazione, tutti elementi che possono pesare sul benessere cognitivo.

Per questo l’OMS include la correzione dei problemi uditivi tra le strategie utili per ridurre il rischio. Non significa che un apparecchio acustico prevenga da solo la demenza, ma che trattare l’ipoacusia può far parte di un approccio più ampio alla salute cerebrale.

Gli integratori non sono raccomandati senza carenze

Le linee guida chiariscono anche cosa non viene raccomandato. In assenza di una carenza diagnosticata, l’OMS non consiglia l’uso di vitamine del gruppo B, vitamina E, omega-3, multivitaminici o sali minerali per prevenire declino cognitivo o demenza.

Il motivo è semplice: le evidenze disponibili non dimostrano benefici sufficienti a giustificarne l’impiego come strategia preventiva nella popolazione generale.

Questo non vuol dire che le carenze nutrizionali non vadano trattate. Se una carenza esiste, va diagnosticata e gestita dal medico. Ma assumere integratori “per proteggere la memoria” senza una reale indicazione non è una strategia supportata dalle prove attuali.

Prevenzione lungo tutta la vita

Secondo il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, le nuove linee guida trasformano le conoscenze oggi disponibili sui fattori di rischio in indicazioni operative che i Paesi possono usare per proteggere la salute cognitiva della popolazione.

La prevenzione della demenza non passa quindi da una singola scelta, ma da un insieme di interventi: più movimento, meno fumo, meno alcol, controllo delle malattie croniche, relazioni sociali, stimoli cognitivi, cura dell’udito e riduzione dell’inquinamento.

Fonti:

Organizzazione Mondiale della Sanità - New WHO guidelines: up to 45% of dementia risk could be prevented or delayed

Ultimo aggiornamento – 17 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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