ADHD e intestino: perché i disturbi sembrano più frequenti

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico
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Data articolo – 26 Settembre, 2026

Un ragazzo che si tiene lo stomaco dolorante

L’ADHD viene generalmente associato soprattutto a difficoltà di attenzione, impulsività e iperattività, ma il disturbo potrebbe accompagnarsi più spesso di quanto si pensasse anche a problemi gastrointestinali. Una nuova revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel Journal of Attention Disorders, ha riunito i risultati disponibili sul rapporto tra disturbo da deficit di attenzione e iperattività e sintomi dell’apparato digerente, arrivando a un quadro piuttosto coerente: nelle persone con ADHD diversi disturbi intestinali risultano più frequenti rispetto ai controlli neurotipici.

Gli autori hanno esaminato 9.613 pubblicazioni iniziali, selezionandone alla fine 23 considerate compatibili con i criteri della ricerca. In totale, gli studi comprendevano oltre 1,9 milioni di partecipanti di età molto diverse, dai bambini agli adulti. Nel complesso, una diagnosi di ADHD era associata a un aumento del 48% delle probabilità di presentare sintomi gastrointestinali, ma alcune condizioni mostravano differenze ancora più marcate. La relazione, precisano però i ricercatori, non dimostra che l’ADHD provochi direttamente questi problemi.

Stitichezza quasi doppia e encopresi oltre quattro volte più frequente

Tra i risultati più netti compare quello relativo alla stitichezza. Mettendo insieme i dati disponibili, le persone con ADHD presentavano quasi il doppio delle probabilità di soffrirne rispetto alla popolazione neurotipica: l’odds ratio era pari a 1,97, corrispondente a un aumento del 97% delle odds.

Ancora più marcato il dato relativo all’encopresi, cioè l’emissione involontaria di feci in luoghi non appropriati dopo l’età in cui il controllo intestinale dovrebbe essere acquisito. In questo caso la diagnosi di ADHD risultava associata a oltre quattro volte le probabilità di presentare il problema, con un odds ratio di 4,32. È uno dei segnali che ha maggiormente attirato l’attenzione degli autori, perché potrebbe indicare un legame tra ADHD e funzionamento intestinale che non si spiega soltanto con diagnosi gastrointestinali già note.

La revisione si è concentrata infatti prevalentemente sui sintomi gastrointestinali funzionali, distinguendoli dalle vere e proprie malattie organiche dell’apparato digerente. Gli studi che includevano persone con patologie gastrointestinali formalmente diagnosticate, come le malattie infiammatorie intestinali, venivano esclusi dalla revisione principale.

Più IBS, diarrea, dispepsia e dolore addominale

L’associazione non si limitava alla stitichezza. Nelle persone con ADHD le probabilità di soffrire di sindrome dell’intestino irritabile, o IBS, risultavano superiori del 58% rispetto ai controlli, con un odds ratio di 1,58. Per la dispepsia, che può comprendere sintomi come dolore o fastidio nella parte superiore dell’addome, senso di pienezza e digestione difficoltosa, l’incremento era del 52%, con un odds ratio di 1,52.

Per la diarrea, invece, l’associazione era ancora più consistente: le persone con ADHD presentavano più del doppio delle probabilità di riportare il sintomo, con un odds ratio di 2,18. Anche il dolore addominale era più frequente, con un aumento dell’88% delle odds, mentre i problemi generici di stomaco o intestino risultavano associati a un odds ratio di 1,82.

Non tutti questi risultati hanno però lo stesso grado di solidità. Per alcune analisi, in particolare quelle su stitichezza, diarrea e dolore addominale, gli studi inclusi erano molto diversi tra loro per età dei partecipanti, modalità di raccolta dei sintomi e criteri utilizzati. Questa eterogeneità riduce la possibilità di considerare le stime come valori identici per qualsiasi persona con ADHD.

Il collegamento potrebbe passare anche dal comportamento

La domanda principale rimane aperta: perché ADHD e disturbi gastrointestinali sembrano comparire insieme più spesso?

Una delle possibili spiegazioni riguarda alcuni comportamenti frequentemente associati all’ADHD. Impulsività, difficoltà nella regolazione emotiva e maggiore reattività allo stress possono influenzare le abitudini alimentari e, indirettamente, anche il funzionamento intestinale. Saltare i pasti, mangiare in modo irregolare o alternare periodi di restrizione a episodi di alimentazione impulsiva sono comportamenti che, indipendentemente dall’ADHD, possono essere associati a dispepsia, gonfiore, stitichezza e dolore addominale.

Anche alcune caratteristiche sensoriali potrebbero avere un ruolo. Una maggiore sensibilità a consistenza, odore o sapore degli alimenti può portare alcune persone a seguire una dieta più selettiva e meno varia, eventualmente con un minore consumo di fibre. Al tempo stesso, differenze nella percezione dei segnali corporei potrebbero rendere più difficile riconoscere tempestivamente lo stimolo alla defecazione, contribuendo in alcuni casi a stitichezza ed encopresi.

Si tratta comunque di ipotesi. La meta-analisi non dimostra che questi meccanismi siano responsabili delle differenze osservate.

Farmaci e sonno possono confondere il quadro

Un altro elemento importante riguarda i trattamenti farmacologici.

Alcuni farmaci stimolanti utilizzati per l’ADHD, tra cui il metilfenidato, possono provocare effetti indesiderati gastrointestinali come riduzione dell’appetito, nausea, dolore addominale e stitichezza. Il problema è che molti degli studi inclusi nella revisione non distinguevano chiaramente i partecipanti in base all’uso o meno di questi medicinali.

Di conseguenza, gli autori non possono escludere che una parte dei sintomi gastrointestinali osservati sia legata al trattamento farmacologico piuttosto che all’ADHD in sé.

Anche i problemi del sonno, molto frequenti nelle persone con ADHD, potrebbero contribuire. Dormire male può influenzare motilità intestinale, sensibilità viscerale, sistema immunitario e ritmi circadiani. In altre parole, il rapporto tra ADHD e intestino potrebbe essere composto da diversi fattori sovrapposti, senza un’unica spiegazione.

Il possibile ruolo dell’asse intestino-cervello

Gli autori discutono anche un’altra ipotesi molto studiata negli ultimi anni: quella dell’asse intestino-cervello, il sistema di comunicazione bidirezionale tra sistema nervoso e apparato gastrointestinale.

Ricerche precedenti hanno individuato differenze nella composizione del microbiota intestinale di persone con ADHD rispetto ai controlli neurotipici, anche se il significato di queste variazioni è ancora incerto. Non sappiamo se siano una causa, una conseguenza o semplicemente un elemento associato ad altri fattori, come dieta, farmaci e stile di vita.

Tra i possibili meccanismi viene citato anche il nervo vago, una delle principali vie di comunicazione tra cervello e intestino. Il nervo partecipa alla regolazione della motilità e della risposta infiammatoria e la sua attività può essere influenzata anche dai microrganismi intestinali.

Una possibile alterazione di questo sistema potrebbe teoricamente contribuire ai sintomi gastrointestinali, ma al momento rimane un’ipotesi biologica e non una spiegazione dimostrata.

Lo studio non dimostra che l’ADHD causi problemi intestinali

È il limite fondamentale della ricerca.

Tutti gli studi inclusi erano osservazionali, quindi permettono di stabilire che due condizioni compaiono insieme più frequentemente, ma non di individuare con certezza un rapporto di causa-effetto. Non è possibile sapere se l’ADHD favorisca direttamente i disturbi gastrointestinali, se alcuni problemi intestinali contribuiscano a determinate manifestazioni, oppure se entrambi dipendano almeno in parte da fattori comuni.

Gli stessi ricercatori sottolineano inoltre altre limitazioni. Alcuni studi si basavano sulle segnalazioni dei pazienti o dei genitori, altri utilizzavano codici presenti nelle cartelle cliniche. Non tutti controllavano dieta, attività fisica, fumo, alcol, stato socioeconomico o altri possibili fattori confondenti. Anche il ruolo dei farmaci rimane difficile da separare.

Per alcune condizioni, inoltre, il livello di eterogeneità statistica era elevato, segnale che i risultati variavano notevolmente da uno studio all’altro.

Perché i sintomi intestinali non dovrebbero essere trascurati

Nonostante questi limiti, la dimensione della revisione suggerisce che il rapporto tra ADHD e salute gastrointestinale meriti maggiore attenzione anche nella pratica clinica.

Secondo gli autori, durante le visite di persone con ADHD potrebbe essere utile chiedere esplicitamente della presenza di stitichezza, dolore addominale, diarrea, IBS o altri disturbi intestinali, soprattutto quando questi sintomi incidono sulla qualità della vita.

Nei casi più complessi potrebbe essere opportuno anche un approccio multidisciplinare, con il coinvolgimento, quando necessario, di gastroenterologi o professionisti della nutrizione.

Il prossimo passaggio sarà capire da dove arrivi realmente questa associazione. Servono soprattutto studi longitudinali capaci di seguire le persone nel tempo e stabilire se i disturbi intestinali compaiano prima o dopo la diagnosi di ADHD, oltre a ricerche che distinguano chiaramente gli effetti della condizione da quelli dei farmaci.

Per ora il risultato più solido è questo: nelle persone con ADHD i sintomi gastrointestinali risultano complessivamente più frequenti, con differenze particolarmente marcate per stitichezza ed encopresi. Il motivo, però, resta ancora da chiarire.

Fonte:

Sage Journal - The Association Between Attention-Deficit Hyperactivity Disorder and Gastrointestinal Symptoms: A Systematic Review and Meta-Analysis

Ultimo aggiornamento – 23 Settembre, 2026

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