Crioterapia e dolore: lo studio che mette in dubbio il ghiaccio

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
Seguici su Google Discover

Data articolo – 28 Maggio, 2026

Un paziente con del ghiaccio sul braccio

L’uso del ghiaccio dopo traumi e infiammazioni potrebbe rallentare il recupero invece di favorirlo. È quanto suggerisce uno studio pubblicato nel 2026 sulla rivista Anesthesiology da ricercatori della McGill University, in Canada.

La ricerca, condotta su modelli animali, riapre un dibattito che da anni divide medicina sportiva, fisiatri e ortopedici: il freddo aiuta davvero a guarire oppure blocca meccanismi biologici necessari alla riparazione dei tessuti?

Il ghiaccio riduce il dolore, ma forse prolunga l’infiammazione

Lo studio ha osservato l’effetto della crioterapia nei topi con dolore infiammatorio.

I risultati hanno sorpreso gli stessi autori: il freddo, applicato nelle fasi iniziali dell’infiammazione, diminuiva il dolore acuto quasi subito. Ma nel lungo periodo accadeva qualcosa di inatteso: la durata complessiva del dolore aumentava.

In alcuni esperimenti, spiegano i ricercatori, il recupero risultava più che raddoppiato rispetto ai gruppi che non avevano ricevuto trattamento con ghiaccio.

Il motivo? Secondo gli studiosi, l’infiammazione iniziale sarebbe una sorta di “squadra di pronto intervento” dell’organismo. Bloccarla troppo presto significherebbe interrompere segnali cellulari utili alla guarigione.

Una metafora semplice: spegnere l’allarme antincendio perché fa rumore, senza accorgersi che sta coordinando i soccorsi.

Il protocollo RICE non è più intoccabile

Per decenni il mantra è stato uno: RICERest, Ice, Compression, Elevation. Riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione dell’arto.

Chiunque abbia giocato da bambino lo ricorda bene: bitta alla caviglia? Sacchetto di ghiaccio immediato. Ginocchio gonfio? Ghiaccio per venti minuti ogni due ore.


Potrebbe interessarti anche:


Va detto che quel protocollo nacque in un’epoca in cui i meccanismi dell’infiammazione erano molto meno chiari rispetto a oggi.

Curiosamente, proprio Gavin Herbert Mirkin, il medico americano che contribuì a rendere popolare il metodo RICE negli anni Settanta, negli ultimi anni ha preso le distanze dall’uso sistematico del ghiaccio, sostenendo che una soppressione eccessiva dell’infiammazione potrebbe rallentare la riparazione dei tessuti.

Il nuovo studio canadese si inserisce in questa revisione critica.

Cosa succede davvero quando mettiamo il ghiaccio

La crioterapia provoca vasocostrizione. In pratica, i vasi sanguigni si restringono e arriva meno sangue nell’area traumatizzata.

Questo produce tre effetti immediati:

  • riduzione del gonfiore; 
  • diminuzione temporanea del dolore; 
  • rallentamento dell’attività metabolica locale. 

Il punto è proprio quest’ultimo.

L’infiammazione non è soltanto gonfiore o fastidio. Dentro quel processo si muovono cellule immunitarie, proteine riparatrici e mediatori chimici che “ripuliscono” il tessuto danneggiato. Se il traffico biologico rallenta troppo, la guarigione potrebbe diventare più lenta.Un paziente con del ghiaccio sul piede

Ciò non toglie che il ghiaccio continui ad avere una funzione utile, soprattutto nelle prime ore dopo un trauma importante o dopo un intervento chirurgico.

Una meta-analisi pubblicata nel 2023 su The Journal of Bone and Joint Surgery
ha analizzato oltre 3.400 pazienti operati, mostrando che la crioterapia post-operatoria riduce dolore e consumo di oppioidi senza aumentare complicanze o infezioni.

Insomma, la questione è meno netta di quanto sembri.

Gli esperti invitano alla prudenza

Per ora, nessuno sta dicendo di abolire il ghiaccio. Anche perché lo studio è stato condotto su animali e non direttamente sugli esseri umani.

E qui entra in gioco un dettaglio che molti titoli sensazionalistici tendono a ignorare.

Nei topi i processi infiammatori e immunitari possono comportarsi diversamente rispetto all’uomo. Tradurre automaticamente i risultati sarebbe un errore.

Secondo quanto riportato dagli autori, sono già in corso trial clinici su pazienti umani, inclusi studi sul recupero dopo l’estrazione dei denti del giudizio – un modello molto usato per analizzare dolore e infiammazione controllata.

“L’infiammazione non è sempre il nemico – spiegano i ricercatori nell’articolo – in alcuni casi rappresenta una fase necessaria per la risoluzione del danno tissutale”.

Una frase che sembra semplice, ma cambia molto il modo di interpretare il recupero fisico.

Medicina sportiva: cosa potrebbe cambiare

Negli ambienti della fisioterapia sportiva il dibattito è già acceso.

Alcuni specialisti della riabilitazione sportiva stanno progressivamente riducendo immobilizzazione prolungata e crioterapia sistematica dopo lesioni muscolari minori, privilegiando mobilizzazione precoce e gestione del carico.

Una revisione pubblicata su Sports Medicine ha già evidenziato dubbi sugli effetti del raffreddamento immediato sulle performance funzionali degli atleti dopo il ritorno in campo.

A conti fatti, la domanda oggi non è più “ghiaccio sì o no”, ma:

  • quando usarlo; 
  • per quanto tempo; 
  • su quali tipi di lesione; 
  • con quale obiettivo clinico. 

Se l’obiettivo è calmare il dolore nelle prime ore, la crioterapia resta utile. Se invece si parla di recupero biologico ottimale nel lungo periodo, la situazione diventa molto più sfumata.

E c’è un altro elemento interessante. Alcuni fisioterapisti raccontano che molti atleti professionisti chiedono ancora il ghiaccio “per abitudine”, quasi come un rituale psicologico di recupero. Un po’ come il nastro sulle caviglie: non sempre serve davvero, ma trasmette sicurezza.

La ricerca ora guarda oltre il freddo

Il prossimo passo sarà capire quali componenti dell’infiammazione siano davvero benefiche e quali invece vadano controllate.

La medicina moderna si sta spostando verso un approccio più selettivo. Non più bloccare tutto indiscriminatamente, ma modulare i processi biologici con maggiore precisione.

Anche perché il corpo umano, spesso, funziona meglio quando gli si permette di reagire. Con equilibrio, certo, ma senza zittire subito ogni segnale.

E forse è proprio questo il messaggio più interessante emerso dallo studio canadese: il dolore acuto non coincide sempre con qualcosa da sopprimere immediatamente. A volte è parte del processo di guarigione stesso.

Fonti:

  • AnesthesiologyCryotherapy and Duration of Inflammatory Pain in Mice
  • Dr.Mirkin.ComWhy Ice Delays Recovery
  • PubMedThe Effect of Cryotherapy Application on Postoperative Pain: A Systematic Review and Meta-analysis
  • University Of PortsmouthShould athletes return to sport after applying ice? a systematic review of the effect of local cooling on functional performance
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati