L'INPS ha aggiornato per il 2026 i limiti economici del congedo straordinario destinato ai lavoratori che assistono un familiare con disabilità grave.
La revisione riguarda il tetto massimo di indennità e contributi figurativi e riaccende l'attenzione sugli effetti concreti che l'assenza può avere su ferie, tredicesima e trattamento di fine rapporto.
Nuovi massimali INPS per il 2026
Chi assiste un familiare riconosciuto in situazione di gravità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge 104 può richiedere il congedo straordinario previsto dall'articolo 42, comma 5, del Decreto Legislativo 151/2001.
La normativa, consultabile sul portale dell'INPS e nel testo del decreto legislativo, garantisce al lavoratore un'indennità economica sostitutiva della retribuzione e la copertura previdenziale attraverso la contribuzione figurativa.
Per il 2026 il limite massimo complessivo riconoscibile tra indennità e contributi figurativi è stato fissato a 57.837 euro annui. Si tratta del valore di riferimento entro cui devono rientrare entrambe le componenti della tutela economica.
Potrebbe interessarti anche:
- Riforma disabilità, l'errore che può costare caro: ecco chi rischia di perdere la Legge 104
- Bonus bolletta per disagio fisico: fino a 500 euro senza limiti ISEE
- Disabilità over 70: INPS cambia regole dal 1° giugno 2026
Va detto che il dato può trarre in inganno. Non corrisponde, infatti, alla cifra che il lavoratore riceve materialmente sul conto corrente. Una parte dell'importo è destinata alla contribuzione figurativa accreditata ai fini pensionistici, mentre la quota restante rappresenta l'indennità effettivamente erogata.
L'indennità sostituisce lo stipendio, ma non sempre integralmente
Nella percezione comune, il congedo straordinario equivale a uno stipendio pieno. La realtà è più sfumata.
L'indennità viene calcolata sulla base dell'ultima retribuzione percepita, considerando esclusivamente gli elementi fissi e continuativi della busta paga. Restano normalmente esclusi compensi legati alla presenza effettiva in azienda o a particolari condizioni di lavoro.
Straordinari, premi di risultato, indennità di trasferta, maggiorazioni per turni notturni e festivi non rientrano generalmente nel conteggio. Chi svolge attività amministrative con una retribuzione prevalentemente fissa potrebbe notare differenze minime. Situazione diversa, invece, per molti lavoratori dell'industria, della logistica o della sanità, dove turnazioni e maggiorazioni incidono spesso in modo significativo sul reddito mensile.
È un dettaglio che emerge spesso solo dopo la prima busta paga durante il periodo di assenza. E talvolta sorprende.
Perché il congedo non è considerato lavoro effettivo
Durante il congedo straordinario il rapporto di lavoro non si interrompe. Il dipendente conserva il posto, mantiene la copertura previdenziale e continua a beneficiare della tutela prevista dalla legge. Tuttavia la prestazione lavorativa viene sospesa.
Questa distinzione giuridica produce conseguenze concrete. L'assenza per assistenza familiare non viene infatti equiparata, nella maggior parte dei casi, all'attività lavorativa effettivamente svolta.
Chi opera nel settore delle risorse umane conosce bene il tema. Nei conteggi annuali delle spettanze, infatti, i periodi di congedo possono incidere sensibilmente sugli istituti contrattuali collegati alla presenza in servizio.
Ciò non toglie che alcuni contratti collettivi possano prevedere condizioni più favorevoli. Per questo motivo è sempre opportuno verificare il proprio CCNL prima di presentare domanda.
Ferie, tredicesima e TFR: gli effetti meno conosciuti
Uno degli aspetti più sottovalutati riguarda proprio la maturazione delle competenze accessorie.
Durante il congedo straordinario, salvo disposizioni contrattuali più favorevoli, non maturano regolarmente ferie, permessi retribuiti, tredicesima mensilità, eventuale quattordicesima e quote di trattamento di fine rapporto.
Tradotto in termini pratici: un lavoratore che utilizza diversi mesi di congedo potrebbe ritrovarsi a fine anno con un numero inferiore di giorni di ferie disponibili e con una mensilità aggiuntiva più bassa rispetto a quella normalmente attesa.
A conti fatti, l'impatto economico può risultare significativo soprattutto nei casi di assenza prolungata. Non è raro che i consulenti del lavoro invitino i dipendenti a simulare preventivamente gli effetti sulla retribuzione annuale complessiva proprio per evitare sorprese.
Diverso il discorso per la pensione: grazie alla contribuzione figurativa, il periodo continua infatti a essere valorizzato ai fini previdenziali nei limiti stabiliti dalla normativa vigente.
La differenza con i permessi mensili della Legge 104
La confusione nasce, spesso, perché entrambe le misure hanno la stessa finalità: consentire l'assistenza a una persona con disabilità grave.
I tre giorni di permesso mensile previsti dalla Legge 104 seguono, però, regole differenti. Queste assenze sono generalmente equiparate al lavoro effettivo e non incidono sulla maturazione ordinaria di ferie, tredicesima e altri istituti economici.
Il congedo straordinario, invece, può essere fruito fino a un massimo complessivo di due anni nell'arco della vita lavorativa e serve a garantire un'assistenza continuativa e prolungata al familiare.
È una tutela più ampia, certamente, ma comporta conseguenze diverse sul piano economico e contrattuale.
Cosa valutare prima di presentare domanda
Richiedere il congedo straordinario rappresenta, spesso, una scelta necessaria per molte famiglie che affrontano situazioni di particolare fragilità.
Prima di procedere, però, conviene effettuare una verifica accurata. Non basta conoscere l'importo dell'indennità riconosciuta dall'INPS. Occorre considerare anche gli effetti che l'assenza può produrre su ferie residue, mensilità aggiuntive e TFR futuro.
Il congedo resta uno strumento essenziale del sistema di welfare italiano. Permette di conciliare assistenza familiare e tutela occupazionale, evitando che chi si prende cura di una persona non autosufficiente debba rinunciare al lavoro.
Le prossime indicazioni dell'INPS e l'eventuale evoluzione della normativa potrebbero portare ulteriori chiarimenti sui criteri di calcolo e sui limiti economici applicabili. Nel frattempo, conoscere in anticipo vantaggi e conseguenze della misura resta il modo migliore per compiere una scelta consapevole.
Fonti:
Normattiva.it – DECRETO LEGISLATIVO 26 marzo 2001, n. 151