Caldo e salute mentale: lo studio spiega perché le ondate di calore colpiscono il cervello

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 06 Luglio, 2026

Una signora accaldata che si fa aria con un ventaglio

Le ondate di calore non mettono sotto pressione soltanto il cuore o i polmoni. Una revisione scientifica, pubblicata PLOS Climate, mostra che le temperature elevate possono aggravare diversi disturbi mentali, alterare alcune funzioni del cervello e aumentare il rischio di colpo di calore nelle persone più vulnerabili.

Gli autori hanno analizzato le evidenze disponibili per chiarire quali meccanismi biologici siano coinvolti e perché il cambiamento climatico rappresenti una sfida crescente anche per la salute mentale.

Cosa emerge dalla revisione

Il caldo estremo è già associato a un aumento di ricoveri, accessi al pronto soccorso e mortalità. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha iniziato a concentrarsi anche sugli effetti meno visibili delle alte temperature: quelli sul cervello.

La revisione, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS Climate, non presenta un nuovo esperimento, ma sintetizza gli studi disponibili per costruire un quadro d'insieme. Il risultato è un modello che prova a spiegare come il calore possa influenzare il sistema nervoso e peggiorare condizioni psichiatriche già esistenti.


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Secondo gli autori, gli effetti non dipendono da un solo fattore. A concorrere sono alterazioni biologiche, modifiche del sonno, cambiamenti nel comportamento e, in alcuni casi, anche l'azione dei farmaci utilizzati per trattare le malattie psichiatriche.

I disturbi che sembrano risentire maggiormente delle alte temperature

La revisione identifica alcune condizioni che, sulla base delle evidenze disponibili, sembrano essere più sensibili agli episodi di caldo intenso.

Tra queste figurano:

Va detto che gli autori non sostengono che il caldo provochi direttamente queste patologie. Il punto è un altro: nelle persone che convivono già con questi disturbi, le temperature elevate possono favorire un peggioramento dei sintomi o aumentare il rischio di complicanze.

Non è un'ipotesi del tutto nuova. Durante l'ondata di calore europea del 2003, che provocò decine di migliaia di decessi, diversi studi osservarono anche un incremento delle emergenze psichiatriche nei giorni con temperature eccezionalmente elevate, un fenomeno poi approfondito negli anni successivi.

Cosa succede al cervello quando aumenta la temperatura

Per spiegare il legame tra caldo e salute mentale, i ricercatori descrivono diversi meccanismi biologici.

Uno riguarda i neurotrasmettitori, le sostanze chimiche che permettono ai neuroni di comunicare tra loro. Serotonina, dopamina e noradrenalina possono subire alterazioni durante l'esposizione prolungata alle alte temperature. È un po' come se il sistema di messaggi che coordina il cervello iniziasse a funzionare con qualche interferenza: alcune informazioni arrivano in ritardo, altre vengono elaborate in modo meno efficiente.

Eppure non è tutto.

Il caldo rappresenta anche uno stress fisico per l'organismo. Aumentano i livelli di infiammazione, lo stress ossidativo e la produzione di cortisolo, l'ormone coinvolto nella risposta allo stress. Tutti elementi che, secondo gli autori, possono contribuire a peggiorare l'equilibrio psicologico delle persone predisposte.Un signore accaldato che si fa aria con un ventaglio

Un altro tassello riguarda il sonno. Dormire bene durante le notti tropicali diventa più difficile e la privazione di sonno può favorire irritabilità, ansia, alterazioni dell'umore e, nei pazienti con disturbo bipolare, facilitare l'insorgenza di episodi maniacali.

Perché chi assume psicofarmaci può essere più esposto

Uno degli aspetti più rilevanti della revisione riguarda i farmaci impiegati per trattare alcune patologie psichiatriche.

Diversi medicinali possono interferire con i normali sistemi di termoregolazione del corpo. In pratica, l'organismo fatica maggiormente a disperdere il calore oppure percepisce meno intensamente lo stimolo della sete.

Le possibili conseguenze includono:

Ciò non toglie che i pazienti non debbano sospendere autonomamente le terapie. Gli autori sottolineano invece la necessità di un monitoraggio più attento durante i periodi caratterizzati da temperature particolarmente elevate.

Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) richiama da tempo l'attenzione sugli effetti sanitari del caldo estremo e invita i sistemi sanitari a individuare le categorie più vulnerabili durante le ondate di calore.

Le persone più vulnerabili e le prospettive future

Non tutti reagiscono allo stesso modo al caldo.

Le persone con demenza, ad esempio, possono accorgersi più tardi della disidratazione oppure dimenticare di bere. Chi soffre di gravi disturbi psichiatrici può avere maggiori difficoltà nel riconoscere i sintomi iniziali del surriscaldamento corporeo o nel cercare un ambiente fresco (un dettaglio apparentemente banale, ma non lo è).

A conti fatti, la revisione propone un cambio di prospettiva. Le ondate di calore non dovrebbero essere considerate soltanto un problema cardiovascolare o respiratorio, ma anche un fattore di rischio per la salute mentale.

Con l'aumento della frequenza degli eventi estremi previsto dagli scenari climatici, i ricercatori ritengono che sarà necessario integrare queste conoscenze nei piani di prevenzione, rafforzando la sorveglianza dei pazienti più fragili e sviluppando protocolli specifici per i servizi di salute mentale durante i mesi estivi.

Fonti:

  • Plos ClimateThe mechanisms underlying the effects of heat on mental health: A narrative review
  • PubMed[The August 2003 heat wave in France: effects on psychiatric disorders and suicidal behavior]
  • WHOHeat and health
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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