Svolta sulla schizofrenia: individuati centinaia di nuovi geni, aperta la strada a cure su misura

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 23 Giugno, 2026

ragazza si tiene la testa confusa

La schizofrenia potrebbe essere molto più complessa, dal punto di vista genetico, di quanto si pensasse finora. Un nuovo studio pubblicato su Nature Genetics il 22 giugno 2026 ha identificato 766 geni associati al disturbo: di questi, 641 non erano mai stati segnalati dalle precedenti analisi sull'intero trascritto genico.

La ricerca è frutto di una collaborazione internazionale guidata dal Lieber Institute for Brain Development di Baltimora, centro affiliato alla Johns Hopkins Medicine, insieme all'Università di Bari Aldo Moro e a un consorzio che ha coinvolto oltre 60 ospedali psichiatrici in tutto il mondo.

Un metodo che guarda oltre i geni "vicini"

Fino a oggi, gli studi genetici sulla schizofrenia si sono concentrati soprattutto sulle varianti del DNA situate nelle immediate vicinanze dei geni candidati, i cosiddetti effetti "cis". Il nuovo approccio, invece, integra anche le interazioni a lungo raggio tra geni, attraverso modelli computazionali capaci di analizzare le reti di co-espressione genica nel cervello.

Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato dati di sequenziamento RNA provenienti da sei diverse regioni cerebrali post-mortem, combinandoli con informazioni genetiche relative a oltre 102.000 individui, tra persone con diagnosi di schizofrenia e controlli sani.

L'integrazione tra modelli tradizionali e nuovi algoritmi ha permesso di migliorare la previsione dell'espressione genica per quasi 19mila geni, ampliando notevolmente la capacità di individuare quelli realmente coinvolti nel disturbo.

Il responsabile dello studio, Giulio Pergola, ricercatore presso il Lieber Institute e docente all'Università di Bari, ha paragonato il vecchio approccio a una ricerca condotta "sotto il lampione", limitata solo all'area illuminata. Il nuovo metodo, ha spiegato, avrebbe permesso di "accendere le luci" anche nelle zone più distanti del genoma, rivelando connessioni prima invisibili.

Le aree biologiche coinvolte

I 766 geni individuati convergono su alcuni processi biologici già noti alla ricerca psichiatrica, ma ora osservabili con maggiore precisione: la trasmissione del glutammato, la comunicazione tra cellule nervose, i meccanismi del sistema immunitario e lo sviluppo del cervello. Si tratta di percorsi che potrebbero orientare lo sviluppo di future strategie terapeutiche più mirate.

Verso una psichiatria di precisione

Secondo Daniel Weinberger, direttore del Lieber Institute, il dato più rilevante non riguarda i singoli geni presi isolatamente, ma il modo in cui agiscono in rete: comprendere questi programmi genetici coordinati potrebbe avvicinare la psichiatria a trattamenti calibrati sul profilo biologico individuale di ciascun paziente.

È importante sottolineare che si tratta, per ora, di una scoperta a livello di ricerca di base: i nuovi geni identificati ampliano la mappa biologica della schizofrenia, ma non si traducono ancora in test diagnostici o farmaci disponibili. Il passaggio dalla genetica alla clinica richiede infatti ulteriori studi di validazione, spesso su tempi lunghi.

Resta comunque un passo significativo: per decenni la schizofrenia è stata trattata con approcci spesso empirici, senza una chiara comprensione delle sue radici biologiche. Una mappatura genetica più ampia potrebbe, in futuro, aiutare a distinguere sottotipi diversi del disturbo e a indirizzare i pazienti verso le terapie più adatte al loro profilo molecolare.

Fonti

Nature Genetics  - Co-expression-based models improve eQTL predictions for transcriptome-wide association studies and highlight new schizophrenia-associated genes

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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