Binge drinking, 4,5 milioni di italiani bevono per ubriacarsi: perché cresce soprattutto il consumo tra le donne?

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 29 Aprile, 2026

donna si copre il volto con le mani, davanti a lei, sul tavolo, un bicchiere e una bottiglia con alcolico

Il consumo di alcol in Italia cambia volto e preoccupa sempre di più gli esperti. Secondo l'ultimo rapporto dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), nel 2024 quasi 4,45 milioni di persone hanno praticato binge drinking, cioè l'assunzione di grandi quantità di alcol in poco tempo con l'obiettivo di ubriacarsi. 

Un fenomeno in crescita rispetto ai 4,13 milioni del 2023, con un aumento significativo soprattutto tra giovani adulti e donne.

Cosa emerge dal rapporto ISS

Il binge drinking, definito come il consumo di grandi quantità di alcol in un breve lasso di tempo con l'obiettivo preciso di ubriacarsi, è sempre più diffuso, in particolare nella fascia di età tra i 18 e i 44 anni. Tra i 4,45 milioni di binge drinker, 79mila sono minorenni.

Uno dei dati più rilevanti riguarda il mondo femminile: negli ultimi dieci anni si registra un incremento dell'84% nel binge drinking tra le donne, passate dal 2,5% del 2014 al 4,6% del 2024, il valore più alto mai registrato. 

Un cambiamento culturale che, secondo gli esperti, riflette una maggiore esposizione sociale ma anche nuove forme di stress e disagio. Tra gli uomini la crescita c'è, ma è più contenuta: +24% nello stesso decennio.

Parallelamente cresce anche il consumo di alcol fuori pasto, modalità considerata più rischiosa rispetto al consumo moderato durante i pasti, tipico della tradizione mediterranea. 

Secondo i dati ISS, bere lontano dai pasti favorisce un assorbimento più rapido dell'alcol nel sangue, aumentando gli effetti sull'organismo. Nel 2024 sono 17,8 milioni gli italiani che bevono alcolici al di fuori di pranzo e cena, un record storico per entrambi i sessi.

Cosa significa per la salute pubblica

L'alcol è una sostanza psicoattiva che agisce sul sistema nervoso centrale, alterando percezione, comportamento e capacità di giudizio. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è netta sul punto: sulla base delle attuali conoscenze scientifiche, non esiste una soglia di consumo completamente priva di rischi.

A livello globale, secondo i dati OMS, il consumo di alcol causa ogni anno 3 milioni di morti ed è responsabile del 5,1% del carico mondiale di malattie. In Italia, il problema riguarda non solo gli adulti, ma anche i più giovani: nella fascia 11-24 anni i consumatori a rischio sono 1,27 milioni, di cui 580mila minorenni.

L'aumento del binge drinking ha conseguenze rilevanti per la salute:

  • maggiore rischio di incidenti stradali e domestici, soprattutto nelle ore serali e notturne;
  • aumento di patologie croniche, tra cui malattie epatiche come la cirrosi, malattie cardiovascolari e alcuni tipi di tumore;
  • impatto sulla salute mentale, con maggiore incidenza di ansia, depressione e rischio di dipendenza.

Giovani e donne: perché sono più a rischio

Tra i giovani, il binge drinking è spesso associato a dinamiche sociali come la ricerca di evasione, il bisogno di appartenenza o la pressione del gruppo. Il bere diventa così un comportamento "normalizzato", soprattutto nei contesti di svago.

Per le donne, oltre ai cambiamenti culturali e sociali, entrano in gioco fattori biologici: a parità di quantità consumata, l'organismo femminile metabolizza l'alcol in modo diverso, con una maggiore concentrazione nel sangue e quindi effetti più intensi e potenzialmente più dannosi. I tempi di smaltimento, secondo i dati ISS, possono essere più lunghi rispetto agli uomini.

Gli esperti sottolineano anche un aspetto spesso sottovalutato: l'alcol viene utilizzato come strategia per gestire stress, solitudine o difficoltà emotive. Tuttavia, questo uso "compensatorio" può facilmente evolvere in abuso e, nei casi più gravi, in dipendenza.

Rischi e raccomandazioni degli esperti

Le linee guida italiane e internazionali invitano alla prudenza. In particolare, le raccomandazioni sono:

  • evitare completamente l'alcol in gravidanza, in adolescenza e durante l'assunzione di farmaci;
  • limitare il consumo a quantità moderate negli adulti: non più di 1 unità alcolica al giorno per le donne e 2 per gli uomini;
  • evitare sempre il binge drinking, considerato un comportamento ad alto rischio indipendentemente dalla frequenza.

Un dato preoccupante riguarda l'accesso alle cure: tra i 730mila consumatori che presentano già danni fisici o mentali legati all'alcol e necessiterebbero di un trattamento clinico, solo l'8,3% è attualmente preso in carico dal Servizio Sanitario Nazionale.


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Prevenzione e prospettive future

Il quadro delineato dal rapporto ISS evidenzia la necessità di un approccio integrato che coinvolga istituzioni, scuola, famiglie e comunità. Promuovere una cultura del consumo consapevole è una delle sfide principali per la salute pubblica italiana nei prossimi anni.

Per i cittadini, alcuni accorgimenti pratici possono fare la differenza:

  • monitorare le proprie abitudini di consumo e riconoscere eventuali segnali di eccesso;
  • evitare di ricorrere all'alcol per gestire emozioni negative o momenti di stress;
  • alternare bevande alcoliche con acqua, soprattutto nelle occasioni sociali;
  • chiedere supporto al proprio medico di base in caso di difficoltà.

Il binge drinking non è solo una questione individuale, ma un problema di salute pubblica che richiede attenzione collettiva. I dati ISS 2024 lo confermano: investire nella prevenzione oggi significa ridurre i rischi, e i costi umani e sanitari, di domani.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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