Negli ultimi mesi l’acqua frizzante è tornata al centro del dibattito scientifico e mediatico per un possibile ruolo nel controllo del peso corporeo.
A riaccendere l’attenzione è stato uno studio giapponese pubblicato su BMJ Nutrition, Prevention & Health, che ha ipotizzato un effetto metabolico dell’anidride carbonica disciolta nell’acqua.
I risultati, tuttavia, vanno interpretati con cautela e inseriti in un quadro più ampio, che tiene conto della fisiologia digestiva e della salute intestinale.
Lo studio giapponese: un effetto possibile, ma limitato
La ricerca giapponese ha analizzato il potenziale impatto dell’acqua frizzante sul metabolismo del glucosio, ipotizzando che l’assorbimento della CO₂ possa influenzare, in modo indiretto, alcuni processi metabolici. Secondo gli autori, la presenza di anidride carbonica potrebbe favorire una lieve attivazione dell’utilizzo del glucosio, con un impatto teorico sul bilancio energetico.
Gli stessi ricercatori sottolineano però che l’effetto osservato è modesto e non paragonabile a quello di interventi consolidati come una dieta equilibrata o l’attività fisica regolare.
Non si tratta, dunque, di un meccanismo in grado di produrre una perdita di peso clinicamente significativa.
Acqua frizzante e intestino: un equilibrio delicato
Accanto ai dati sperimentali, diversi esperti invitano a considerare il ruolo dell’intestino. La distensione gassosa provocata dalla CO₂ non è un fenomeno neutro dal punto di vista fisiologico.
In soggetti predisposti, come chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile (IBS) o sovracrescita batterica del tenue (SIBO), l’introduzione frequente di gas può accentuare gonfiore, fermentazione e disagio addominale.
Alcuni studi suggeriscono che stress meccanici e fisiologici, soprattutto in presenza di squilibri del microbiota, possano interferire con la funzione della barriera intestinale. Nel caso dell’acqua frizzante, però, le evidenze restano indirette e non conclusive.
Questo aspetto rende difficile considerare l’acqua frizzante come una scelta universalmente favorevole.
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Il ruolo degli ormoni dell’appetito
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la risposta ormonale. Evidenze pubblicate su riviste come Obesity Research & Clinical Practice suggeriscono che la CO₂ possa stimolare la secrezione di grelina, l’ormone che regola la sensazione di fame. Questo meccanismo potrebbe, nel lungo periodo, favorire un aumento dell’appetito, andando in direzione opposta rispetto all’obiettivo di dimagrimento.
Si tratta di dati ancora in fase di approfondimento, ma sufficienti a indicare che gli effetti dell’acqua frizzante non sono univoci e possono variare in base alla risposta individuale.
Quando può essere utile e quando no
In ambito clinico, l’acqua frizzante viene talvolta utilizzata in modo mirato e occasionale per stimolare la secrezione gastrica in soggetti con ipocloridria o digestione rallentata. In questi casi, una lieve distensione dello stomaco può facilitare l’avvio del processo digestivo.
Diverso è il discorso quando il consumo diventa abituale e viene promosso come strategia per il controllo del peso. In assenza di una valutazione personalizzata, il rischio è quello di sottovalutare effetti collaterali gastrointestinali o risposte metaboliche non favorevoli.
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Una visione prudente e personalizzata
Nel complesso, la letteratura scientifica attuale non supporta l’idea dell’acqua frizzante come strumento efficace di dimagrimento. Gli eventuali benefici metabolici appaiono limitati, mentre i possibili effetti indesiderati, soprattutto a livello intestinale e ormonale, suggeriscono un approccio prudente.
Le principali società scientifiche continuano a ribadire che il controllo del peso si basa su alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e stili di vita sostenibili, piuttosto che su singoli alimenti o bevande.
Fonti
- BMJ Nutrition, Prevention & Health - Can carbonated water support weight loss?
- PubMed - Intestinal barrier permeability: the influence of gut microbiota, nutrition, and exercise
- Obesity Research & Clinical Practice - Carbon dioxide in carbonated beverages induces ghrelin release and increased food consumption in male rats: Implications on the onset of obesity