Carboidrati o grassi? La risposta sul rischio cardiaco non è quella che pensi

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 23 Febbraio, 2026

Selezione di carboidrati complessi: pane integrale, pasta, patate, legumi, riso, cereali e frutta su un tagliere in legno

Un ampio studio, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, riporta l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nel dibattito nutrizionale: la qualità degli alimenti.

L’analisi, condotta su quasi 200.000 adulti statunitensi seguiti per oltre tre decenni, mostra che sia le diete a basso contenuto di carboidrati (low carb) sia quelle a basso contenuto di grassi (low fat) possono influenzare il rischio di cardiopatia coronarica.

Ma il punto cruciale non è la quantità di macronutrienti: è la loro provenienza. Scopriamo di più.

Low carb vs low fat: un falso dilemma?

I ricercatori hanno esaminato i dati di tre grandi coorti prospettiche statunitensi, includendo complessivamente circa 198.000 uomini e donne senza malattia cardiovascolare all’inizio dell’osservazione.

I partecipanti hanno compilato nel tempo questionari alimentari dettagliati, permettendo ai ricercatori di costruire diversi punteggi dietetici:

  • diete low carb di alta qualità;
  • diete low carb di bassa qualità;
  • diete low fat di alta qualità;
  • diete low fat di bassa qualità.

La distinzione tra “alta” e “bassa” qualità è stata centrale.


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Una dieta è stata considerata di alta qualità quando privilegiava:

  • cereali integrali;
  • verdura e frutta;
  • legumi;
  • frutta secca;
  • grassi insaturi (come quelli provenienti da olio d’oliva e pesce).

Al contrario, è stata classificata come di bassa qualità quando includeva:

  • carboidrati raffinati;
  • zuccheri aggiunti;
  • carni rosse e lavorate;
  • grassi saturi in eccesso.

Oltre ai dati dietetici, in sottogruppi di partecipanti è stata effettuata un’analisi metabolomica, cioè la misurazione di metaboliti circolanti nel sangue, per verificare se i pattern alimentari si riflettessero in biomarcatori oggettivi.

La qualità è importante

Durante il lungo periodo di follow-up sono stati registrati migliaia di casi di cardiopatia coronarica (CHD), comprendenti infarto miocardico e morte coronarica.

I risultati mostrano un quadro chiaro:

  • le diete low carb di alta qualità sono risultate associate a un rischio significativamente più basso di cardiopatia coronarica.
  • anche le diete low fat di alta qualità hanno mostrato una riduzione del rischio.
  • le versioni di bassa qualità, invece, sono state associate a un aumento del rischio cardiovascolare.

In altre parole, ridurre i carboidrati non protegge il cuore se quei carboidrati vengono semplicemente sostituiti con proteine animali e grassi saturi. Allo stesso modo, ridurre i grassi non è vantaggioso se la dieta si riempie di farine raffinate e zuccheri.

L’analisi metabolomica ha rafforzato i dati epidemiologici, le diete di alta qualità sono state associate a:

  • livelli più favorevoli di lipoproteine;
  • trigliceridi più bassi;
  • migliore profilo infiammatorio;
  • metaboliti correlati a una migliore salute cardiometabolica.

Le diete di bassa qualità, invece, hanno mostrato un profilo metabolico coerente con maggiore rischio cardiovascolare, inclusi marker associati a insulino-resistenza e infiammazione sistemica.


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Questo aspetto è particolarmente rilevante perché collega l’osservazione clinica a meccanismi biologici concreti.

Questo studio suggerisce che la contrapposizione potrebbe essere fuorviante: da un lato, le diete low carb sono spesso promosse per il controllo glicemico e la perdita di peso. Dall’altro, le diete low fat sono state a lungo raccomandate per la prevenzione cardiovascolare.

La vera differenza non è tra carboidrati e grassi, ma tra alimenti integrali e alimenti ultra-processati.

Una dieta povera di carboidrati e ricca di bacon, burro e carni lavorate non ha lo stesso impatto di una dieta povera di carboidrati basata su:

  • verdure non amidacee;
  • legumi;
  • frutta secca;
  • pesce;
  • oli vegetali.

Allo stesso modo, una dieta povera di grassi basata su cereali integrali e vegetali è molto diversa da una dieta povera di grassi composta principalmente da snack raffinati e zuccherati.

Implicazioni per la prevenzione cardiovascolare

Dal punto di vista della salute pubblica, il messaggio è rilevante: le linee guida nutrizionali si sono progressivamente spostate dall’attenzione ai singoli macronutrienti verso i pattern alimentari complessivi. Questo studio rafforza quell’approccio.

Per la prevenzione della cardiopatia coronarica, sembra più efficace:

  • privilegiare alimenti vegetali minimamente processati;
  • scegliere grassi insaturi;
  • limitare zuccheri e farine raffinate;
  • ridurre carni rosse e trasformate.

Non è tanto la percentuale di carboidrati o grassi a determinare il rischio, ma il contesto nutrizionale in cui questi vengono consumati.Varietà di alimenti ricchi di grassi sani: salmone crudo, avocado, olio d'oliva, noci e nocciole su fondo bianco

Tre elementi rendono questo lavoro particolarmente solido:

  1. la dimensione del campione, con quasi 200.000 partecipanti.
  2. il lungo periodo di osservazione, superiore ai 30 anni.
  3. l’integrazione tra dati dietetici e metabolomica, che offre una validazione biologica delle associazioni osservate.

Pur trattandosi di uno studio osservazionale – e quindi non in grado di dimostrare un nesso causale assoluto – la coerenza tra risultati clinici e biomarcatori rafforza l’affidabilità delle conclusioni.

Per chi segue una dieta low carb o low fat, il messaggio è che non basta ridurre un macronutriente, occorre chiedersi:

  • da dove provengono i grassi?
  • che tipo di carboidrati sto eliminando o mantenendo?
  • sto sostituendo alimenti integrali con prodotti industriali?

La qualità complessiva della dieta rimane il fattore decisivo per la salute del cuore.

Il nuovo studio offre, quindi, un contributo chiaro al dibattito nutrizionale: sia le diete a basso contenuto di carboidrati sia quelle a basso contenuto di grassi possono essere associate a un minor rischio di cardiopatia coronarica, ma solo quando sono costruite su alimenti di alta qualità.

Fonti:

Jacc JournalsEffect of Low-Carbohydrate and Low-Fat Diets on Metabolomic Indices and Coronary Heart Disease in U.S. Individuals

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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