Virus Nipah: la nuova strategia per fermare la minaccia silenziosa

Mattia Zamboni | Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano
A cura di Mattia Zamboni
Autore e divulgatore esperto in salute, nutrizione e psicologia applicata al benessere quotidiano

Data articolo – 06 Febbraio, 2026

Operatori sanitari in tute protettive bianche e guanti azzurri mentre maneggiano un tampone per un test

Negli ultimi anni il dibattito sulla salute pubblica globale si è concentrato soprattutto su virus respiratori ad alta diffusione. Ma esiste un altro patogeno, meno noto al grande pubblico, che continua a preoccupare epidemiologi e virologi: il virus Nipah.

Una recente revisione scientifica pubblicata sulla rivista Microorganisms mette in guardia su un rischio spesso sottovalutato: quello di una zoonosi ad alta letalità, capace di riemergere in contesti segnati da cambiamenti ambientali, pressione sugli ecosistemi e fragilità dei sistemi sanitari.

Ecco il dettaglio.

Cos’è il virus Nipah e perché viene considerato ad alto rischio

All’interno dello studio, si sottolinea che il virus Nipah (NiV) appartiene alla famiglia dei Paramyxoviridae e al genere Henipavirus: si tratta di un patogeno a RNA che colpisce diversi mammiferi, esseri umani compresi, ed è noto per provocare forme cliniche gravi, spesso a carico del sistema nervoso centrale e dell’apparato respiratorio.

Il dato che più colpisce è la letalità: nei focolai documentati negli ultimi decenni, il tasso di mortalità ha oscillato tra il 40% e oltre il 70%, con variazioni legate al contesto sanitario e alla tempestività delle cure. Numeri che spiegano perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo abbia inserito tra i patogeni prioritari per la ricerca.

Il virus Nipah viene identificato per la prima volta alla fine degli anni Novanta, durante un’epidemia in Malesia e Singapore. In quel contesto, il contagio umano era legato all’allevamento intensivo di suini, che fungevano da ospite intermedio dopo il passaggio dai pipistrelli.

Negli anni successivi, in Bangladesh e in alcune regioni dell’India, il virus compare con modalità diverse:

  • trasmissione diretta dai pipistrelli frugivori all’uomo;
  • consumo di alimenti contaminati, come la linfa di palma cruda;
  • trasmissione interumana, soprattutto in ambito familiare e ospedaliero.

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Questo elemento, sottolineato con forza nello studio, rappresenta uno dei principali fattori di allarme: il virus Nipah non è solo una zoonosi occasionale, ma può adattarsi a catene di contagio umano.

Il ruolo dei pipistrelli e l’impatto dell’ambiente

I principali vettori naturali del virus sono i pipistrelli del genere Pteropus, diffusi in vaste aree dell’Asia e dell’Oceania. Questi animali, spesso asintomatici, eliminano il virus attraverso saliva, urine e feci.

La revisione scientifica mette in relazione la crescente frequenza dei focolai con fattori ambientali ben noti:

  • deforestazione e perdita di habitat;
  • urbanizzazione rapida;
  • contatto sempre più stretto tra fauna selvatica, animali domestici e popolazioni umane.

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In altre parole, il Nipah virus diventa un indicatore di squilibrio ecologico: non emerge dal nulla, ma trova terreno fertile laddove gli ecosistemi vengono frammentati.

Sintomi, decorso clinico e difficoltà diagnostiche

L’infezione da virus Nipah può iniziare con sintomi aspecifici:

  • febbre;
  • mal di testa;
  • nausea;
  • dolori muscolari.

In molti casi, però, l’evoluzione è rapida e severa, con:

  • encefalite acuta;
  • alterazioni dello stato di coscienza;
  • insufficienza respiratoria.

Una mano con guanto azzurro tiene una provetta di sangue con l'etichetta "Nipah virus - Test"

La diagnosi non è semplice, soprattutto nelle fasi iniziali e in contesti con risorse limitate. Questo contribuisce a ritardi nell’isolamento dei pazienti e aumenta il rischio di trasmissione secondaria.

Uno degli aspetti più critici evidenziati nello studio riguarda l’assenza di vaccini approvati o terapie antivirali specifiche per il virus Nipah. Le cure attualmente disponibili sono di supporto e dipendono fortemente dalla capacità del sistema sanitario di gestire casi complessi.

La ricerca è attiva, ma ostacolata da diversi fattori:

  • rarità e imprevedibilità dei focolai;
  • difficoltà nello svolgere trial clinici;
  • necessità di laboratori ad alta biosicurezza.

Nipah e salute pubblica: l’approccio One Health

Secondo gli autori della revisione, il vero rischio non è solo il virus in sé, ma la mancanza di preparazione strutturale: sorveglianza epidemiologica, cooperazione internazionale, approccio “One Health” e investimenti nella prevenzione sono elementi chiave per evitare che una minaccia localizzata si trasformi in un’emergenza globale.

È proprio su questo tema che si è concentrato lo studio – con l’obiettivo di prevenire l’estensione dei contagi Nipah. 

L’approccio si basa su quattro pilastri:

  • l’analisi dei dati in tempo reale;
  • l'uso degli algoritmi;
  • la sorveglianza genomica avanzata;
  • il monitoraggio ambientale.

In questo modo, secondo il team, si potranno individuare i segnali di allerta precoce di potenziali focolai epidemici e, nel contempo, orientare interventi mirati e rafforzare la preparazione alla pandemia.

Secondo l’approccio One Health:

  • molte malattie che colpiscono l’uomo nascono negli animali;
  • i cambiamenti ambientali influenzano la diffusione dei patogeni;
  • prevenire un’epidemia significa agire prima, non solo curare dopo.

In pratica, non basta studiare il virus in laboratorio, bisogna osservare l’intero sistema in cui quel virus circola.

Quando uno di questi pilastri si indebolisce, aumenta il rischio di nuove malattie.

Nel caso del Nipah:

  • i pipistrelli sono il vettore naturale;
  • l’uomo entra in contatto con il virus attraverso alterazioni dell’ambiente;
  • l’assenza di prevenzione favorisce focolai difficili da controllare.

Un esempio concreto di questo paradigma: quando si disboscano le foreste, i pipistrelli si avvicinano alle aree abitate e contaminano cibo o animali - portando il virus all’uomo.

One Health serve proprio a interrompere questa catena, prima che diventi un problema sanitario globale.

In sintesi, questo approccio è il motivo per cui oggi la prevenzione delle epidemie non riguarda solo i medici, ma anche:

  • veterinari;
  • ecologi;
  • urbanisti;
  • decisori politici.

Il messaggio è chiaro: il virus Nipah non è un’ipotesi teorica, ma una realtà documentata. E come molte altre zoonosi emergenti, racconta una storia che intreccia biologia, ambiente e scelte umane.

  • MDPINipah Virus: A Zoonotic Threat Re-Emerging in the Wake of Global Public Health Challenges
  • WHOOne Health
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