Si chiama “Cicada” la nuova variante Covid che sta interessando l’attenzione della comunità medico-scientifica. Non si tratta di una variante completamente nuova, ma una linea già individuata nei mesi scorsi che ora mostra segnali di diffusione più ampia.
Identificata come BA.3.2, è attualmente monitorata a livello internazionale per le sue caratteristiche genetiche e per il possibile impatto sulla circolazione del virus.
Ma può arrivare anche in Italia? E cosa sappiamo davvero oggi sui reali rischi?
Cos’è la variante “Cicada” e perché se ne parla ora
La variante BA.3.2, soprannominata “Cicada”, appartiene alla famiglia di Omicron ed è stata individuata per la prima volta in Sudafrica alla fine del 2024.
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Per mesi è rimasta sotto traccia, senza attirare particolare attenzione, ma nel corso del 2025 ha iniziato a comparire con maggiore frequenza in diversi sistemi di sorveglianza.
A renderla oggetto di studio è soprattutto il numero elevato di mutazioni nella proteina spike, la struttura che il virus utilizza per entrare nelle cellule e che rappresenta anche il principale bersaglio dei vaccini. Questa caratteristica potrebbe influenzare la capacità del sistema immunitario di riconoscerla rapidamente.
Le mutazioni chiave identificate nel dominio amino-terminale (NTD) suggeriscono un fenomeno di fuga immunitaria (immune evasion).
Questo significa che gli anticorpi neutralizzanti generati da precedenti infezioni o dalle formulazioni vaccinali basate su varianti precedenti (come XBB.1.5 o JN.1) potrebbero presentare una ridotta capacità di legame verso la Spike di Cicada
Dove si sta diffondendo oggi
Secondo i dati disponibili, la variante “Cicada” è stata rilevata in almeno 23 Paesi. La sua presenza è stata confermata attraverso diversi strumenti di monitoraggio:
- campioni clinici;
- controlli sui viaggiatori internazionali;
- analisi delle acque reflue, sempre più utilizzate per intercettare precocemente la circolazione del virus.
Negli Stati Uniti, i primi casi risalgono al 2025 e da allora la variante è stata individuata in più Stati, segno di una diffusione già in atto, seppur ancora contenuta rispetto ad altre varianti dominanti.
In Europa, la sua presenza è stata documentata in diversi Paesi, con un andamento in crescita tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
La variante Cicada può arrivare in Italia?
Alla luce della mobilità globale e dei continui scambi internazionali, l’arrivo della variante “Cicada” in Italia è considerato senz’altro possibile. Non sarebbe un evento eccezionale. Perché? Tutte le principali varianti del SARS-CoV-2 hanno seguito dinamiche simili, diffondendosi rapidamente da un continente all’altro.
Secondo il virologo Fabrizio Pregliasco, la comparsa di nuove varianti incarna una certa normalità, legata alla natura propria del tipo di virus.
Si tratta, infatti, di un virus ormai endemico, che continuerà a circolare per anni adattandosi alla popolazione. In questo contesto, ogni nuova mutazione può generare ondate di contagi, anche fuori stagione, soprattutto in assenza di una risposta immunitaria specifica.
Variante Cicada: è più pericolosa? Cosa sappiamo sui rischi reali
Al momento, non ci sono evidenze che la variante BA.3.2 provochi forme più gravi di malattia rispetto alle varianti recenti. Tuttavia, alcune caratteristiche fanno pensare a una possibile maggiore diffusività.
In particolare:
- l’elevato numero di mutazioni potrebbe favorire una parziale evasione immunitaria;
- il virus potrebbe diffondersi più facilmente anche tra persone già vaccinate o guarite;
- un aumento dei contagi non implica necessariamente un aumento della gravità clinica.
Questo significa che il rischio principale, almeno in questa fase, resta legato alla trasmissibilità più che alla severità.
Vaccini e richiami Covid: servono ancora?
Le evidenze attuali indicano che i vaccini continuano a offrire una protezione efficace contro le forme più gravi della malattia. Anche in presenza di varianti con mutazioni rilevanti, la risposta immunitaria resta in grado di ridurre il rischio di ospedalizzazione e complicanze.
I richiami possono contribuire a “riattivare” il sistema immunitario, specie negli individui più fragili.
Per la popolazione generale, la direzione è ormai quella di una gestione sempre più simile a quella dell’influenza, con eventuali aggiornamenti periodici della vaccinazione.
La variante “Cicada” è l’ennesima evoluzione di un virus che, per sua stessa natura, continua a mutare. La situazione è da considerarsi sotto osservazione e, al momento, non emergono segnali di un impatto clinico più grave.
Il SARS-CoV-2 non è più un’emergenza, ma una presenza stabile con cui convivere. In questo scenario, la sorveglianza resta lo strumento principale per intercettare tempestivamente eventuali cambiamenti e proteggere le fasce più vulnerabili della popolazione.
Fonti:
La Repubblica - Covid, la nuova variante Cicada avanza negli Usa. Pregliasco: “Sfugge ai vaccini”