Nonostante negli Stati Uniti molte persone abbiano scelto di non effettuare i richiami stagionali contro il COVID-19, un nuovo studio suggerisce che i vaccini aggiornati continuino a offrire una protezione significativa sul piano cardiovascolare. Il dato riguarda in particolare le persone con più di 75 anni e chi presenta condizioni mediche di base.
La ricerca, pubblicata su JAMA Internal Medicine, ha analizzato i dati di oltre 1 milione di pazienti all’interno del sistema sanitario del Dipartimento per gli Affari dei Veterani degli Stati Uniti. L’obiettivo era capire se il vaccino COVID aggiornato per la stagione 2024-2025 mantenesse un effetto protettivo contro gli eventi cardiovascolari maggiori associati all’infezione.
Questi eventi, indicati nello studio con la sigla MACE, includono morte cardiovascolare, infarto, ictus e ricovero per insufficienza cardiaca. Studi precedenti avevano già mostrato che i vaccini potevano ridurre il rischio di complicazioni cardiovascolari legate al COVID-19.
Non era però scontato che questo beneficio restasse evidente nel tempo, con un virus cambiato, vaccini aggiornati, una popolazione ormai esposta a precedenti infezioni o vaccinazioni e un rischio generale di esiti gravi più basso rispetto alle prime fasi della pandemia.
Lo studio su oltre un milione di pazienti
I ricercatori hanno utilizzato le cartelle cliniche elettroniche di 1.039.659 pazienti del sistema sanitario VA di St. Louis. Tutti avevano ricevuto il vaccino stagionale contro l’influenza tra il 3 settembre 2024 e il 31 dicembre 2024. Una parte di loro aveva ricevuto nello stesso momento anche il vaccino COVID aggiornato.
Nel dettaglio, 349.085 pazienti hanno ricevuto sia il vaccino antinfluenzale sia quello contro il COVID-19, mentre 690.574 hanno ricevuto solo il vaccino antinfluenzale. Quest’ultimo gruppo è stato usato come gruppo di controllo.
Dopo otto mesi di osservazione, i ricercatori hanno verificato i casi documentati di COVID-19 e confrontato la frequenza degli eventi cardiovascolari maggiori nei due gruppi. Nel complesso, l’efficacia del vaccino COVID contro gli eventi MACE associati all’infezione è risultata pari al 38%.
In termini assoluti, il beneficio rilevato è stato modesto ma misurabile. Secondo lo studio, il vaccino avrebbe ridotto il tasso di eventi cardiovascolari maggiori associati al COVID da circa 5 casi ogni 10.000 persone a circa 3 casi ogni 10.000. I benefici più evidenti sono stati osservati tra gli anziani dai 75 anni in su e tra le persone con patologie preesistenti.
I possibili eventi non diagnosticati e il dato sulla mortalità
Il gruppo di ricerca, guidato dall’epidemiologo Ziyad Al-Aly del VA di St. Louis, ha valutato anche eventi cardiovascolari e decessi in assenza di un caso COVID documentato. In questa parte dell’analisi, il vantaggio associato alla vaccinazione risultava ancora più marcato. Secondo gli autori, questo potrebbe indicare che alcuni casi di COVID non siano stati diagnosticati o registrati.
In questa valutazione più ampia, i vaccini sembravano ridurre il tasso di eventi MACE da 382 ogni 10.000 persone a 358 ogni 10.000. Anche il tasso di morte risultava più basso, passando da 223 a 207 ogni 10.000 persone.
Gli autori hanno stimato che, estendendo questi risultati a una popolazione di 1 milione di persone, la vaccinazione potrebbe essere associata alla prevenzione di circa 2.370 eventi cardiovascolari maggiori e 1.580 decessi in un periodo di otto mesi. Gli stessi ricercatori, però, invitano alla prudenza nell’interpretare questo calcolo, perché si tratta di una stima basata su dati osservazionali.
I limiti della ricerca
Lo studio presenta alcune limitazioni importanti. La popolazione dei veterani statunitensi è composta in larga parte da persone più anziane, bianche e di sesso maschile. Per questo motivo, i risultati non possono essere automaticamente estesi all’intera popolazione.
Nonostante questo, secondo gli autori, i dati indicano che i vaccini COVID aggiornati continuano a offrire una protezione cardiovascolare contro gli effetti dell’infezione. È un elemento che, secondo i ricercatori, dovrebbe essere considerato nel momento in cui le persone valutano se sottoporsi o meno al richiamo annuale.
Un secondo studio, pubblicato sempre su JAMA Internal Medicine, ha inoltre rilevato che i vaccini continuano a proteggere direttamente contro il COVID-19, riducendo il rischio di ospedalizzazione del 35% e quello di malattia critica del 41%.
Il dibattito pubblico e il calo delle vaccinazioni
In un editoriale collegato agli studi, Robert Califf, cardiologo ed ex commissario della Food and Drug Administration, ha scritto che i dati disponibili offrono una forte evidenza di un rapporto favorevole tra benefici e rischi per i richiami aggiornati contro il COVID-19 nella popolazione.
Califf ha però espresso preoccupazione per il peso della retorica antivaccinista nel dibattito pubblico statunitense. Secondo l’editoriale, le posizioni generali contro i vaccini provenienti dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, guidato dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., avrebbero contribuito a influenzare negativamente la percezione nazionale della vaccinazione.
I dati federali indicano che solo il 17,5% degli adulti e il 22,6% delle persone sopra i 65 anni negli Stati Uniti ha ricevuto il vaccino COVID 2025-2026. Per Califf, la politicizzazione della vaccinazione contro il COVID-19 e dei vaccini a RNA messaggero più in generale ha avuto un impatto sulla salute e sulla qualità della vita della popolazione statunitense.
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Un dato da inserire nelle decisioni sanitarie
La ricerca non elimina la necessità di ulteriori studi, né risolve da sola il dibattito pubblico sui richiami stagionali. Mostra però che, anche in una fase diversa della pandemia, i vaccini aggiornati possono essere associati a benefici misurabili, non solo contro l’infezione grave ma anche contro alcune complicazioni cardiovascolari.
Il quadro è particolarmente rilevante per le persone più anziane e per chi convive con condizioni di salute che aumentano il rischio di esiti sfavorevoli. In questo senso, gli autori suggeriscono che la protezione del cuore e del sistema cardiovascolare dovrebbe entrare con maggiore chiarezza nella comunicazione pubblica sui vaccini COVID aggiornati.
Il dato centrale resta prudente ma significativo: nei pazienti analizzati, il richiamo COVID 2024-2025 è stato associato a una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori legati all’infezione. Un beneficio non enorme nei numeri assoluti, ma potenzialmente rilevante quando si guarda a popolazioni molto ampie e a gruppi più vulnerabili.
Fonti
Ars Techinca - Heart protection from COVID shots remains amid updates, study finds