La tubercolosi, una delle malattie infettive più antiche e letali della storia, sta mostrando segnali di ritorno anche in Paesi dove sembrava ormai sotto controllo. Negli Stati Uniti, così come nel Regno Unito e in altre aree del mondo, i dati indicano una crescita progressiva dei casi a partire dal 2021, invertendo una tendenza che durava da decenni.
Stiamo parlando di un’infezione che non è mai stata completamente eliminata. Il recente aumento, però, suggerisce che alcuni equilibri nella prevenzione e nel controllo si stanno modificando.
Una malattia antica ma ancora attiva
La tubercolosi è causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis e colpisce principalmente i polmoni, anche se può interessare altri organi. Si trasmette attraverso l’aria, tramite minuscole goccioline emesse con tosse o respiro da persone infette.
Non tutti sviluppano la malattia in forma attiva. In molti casi il batterio può restare latente nell’organismo senza causare sintomi, mentre in altri provoca manifestazioni evidenti come tosse persistente, dolore toracico e difficoltà respiratorie.
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L’introduzione degli antibiotici negli anni ’50 aveva ridotto drasticamente la diffusione della tubercolosi. Negli Stati Uniti, entro la fine degli anni ’80, i decessi erano diminuiti del 90%. Questo risultato aveva portato a un progressivo ridimensionamento degli investimenti nei programmi di controllo, già a partire dal 1972.
L’inversione di tendenza negli ultimi anni
Dopo decenni di calo, la curva dei contagi ha iniziato a risalire. Tra il 2021 e il 2024, negli Stati Uniti i casi sono aumentati ogni anno. Nel 2024 si è registrato un incremento del 7,9% rispetto all’anno precedente.
Un episodio significativo si è verificato nello Stato del Kansas, dove si è verificato uno dei più grandi focolai recenti, con almeno 68 casi attivi e 91 infezioni latenti. Pur restando tra i Paesi con incidenza relativamente bassa, gli Stati Uniti stanno osservando segnali che indicano una perdita di controllo rispetto al passato.
Situazioni analoghe si registrano anche nel Regno Unito, dove il 2024 ha segnato il più forte aumento annuale dei casi da quando esiste un sistema di sorveglianza nazionale, attivo dagli anni ’90.
Un fenomeno globale, non limitato all’Occidente
L’aumento della tubercolosi non riguarda solo Europa e Stati Uniti. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2024 i casi globali hanno raggiunto il livello più alto mai registrato.
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In molti Paesi, la malattia continua a essere strettamente legata a condizioni socio-economiche difficili. Ambienti sovraffollati, alimentazione inadeguata e accesso limitato ai servizi sanitari favoriscono la diffusione del batterio.
Per questo motivo, la tubercolosi viene spesso definita una “malattia sociale”, in quanto riflette le disuguaglianze e le fragilità dei sistemi sanitari.
Le cause del ritorno
Tra i fattori che hanno contribuito alla ripresa dei casi viene indicato anche l’impatto della pandemia di COVID-19. Durante quegli anni, molte risorse sanitarie sono state concentrate sull’emergenza, riducendo la capacità di diagnosi e trattamento di altre patologie.
Con il progressivo ritorno alla normalità, alcune infezioni che erano rimaste in secondo piano hanno ripreso a diffondersi. Tuttavia, gli esperti sottolineano che questo non è l’unico motivo.
Il fenomeno viene interpretato anche come un segnale più ampio di criticità nei sistemi sanitari, tra cui:
- riduzione dei finanziamenti nel tempo
- minore attenzione alla prevenzione
- difficoltà nell’accesso alle cure in alcune fasce della popolazione
Le possibili conseguenze a livello globale
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le politiche sanitarie internazionali. Alcune analisi indicano che eventuali tagli ai programmi globali di assistenza potrebbero avere effetti significativi nei prossimi anni.
Secondo stime elaborate da ricercatori statunitensi, la riduzione dei finanziamenti potrebbe portare, nell’arco di un decennio, a milioni di nuovi casi pediatrici e a centinaia di migliaia di decessi tra i bambini, soprattutto nei Paesi a basso reddito.
La diffusione della tubercolosi ricorda che le malattie infettive non si fermano ai confini nazionali. Il recente aumento dei casi non indica un’emergenza immediata nei Paesi occidentali, ma segnala la necessità di mantenere alta l’attenzione. La tubercolosi non è mai scomparsa, e la sua presenza continua a dipendere da fattori sanitari, sociali ed economici che richiedono interventi coordinati e costanti.
FONTI:
IFLScience - After Hopes Of Eradication, The World's Deadliest Infection Is Creeping Back In The US With A Vengeance
WHO - Global tuberculosis report 2025