Una nuova variante del virus SARS-CoV-2, denominata BA.3.2, è stata individuata in almeno 23 Paesi e ora è sotto osservazione da parte delle autorità sanitarie internazionali. Negli Stati Uniti è stata rilevata attraverso diversi sistemi di monitoraggio, tra cui campioni clinici, viaggiatori e analisi delle acque reflue, a conferma di una diffusione già in corso, seppur ancora limitata.
Secondo uno studio pubblicato sul Morbidity and Mortality Weekly Report, la variante è stata identificata in tamponi nasali di quattro viaggiatori, in cinque pazienti, oltre che in tre campioni di acque reflue aeronautiche e in 132 campioni ambientali provenienti da 25 Stati americani.
Una variante distinta e altamente mutata
La BA.3.2 è stata individuata per la prima volta in Sudafrica nel novembre 2024. Si distingue per un numero elevato di modifiche genetiche: presenta infatti circa 70-75 mutazioni e delezioni nella proteina spike rispetto alla variante JN.1 e alla sua discendente LP.8.1, utilizzate come base per i vaccini più recenti.
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Secondo i ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), questa variante rappresenta una nuova linea evolutiva del virus, distinta da quelle che hanno circolato negli Stati Uniti a partire da gennaio 2024. Il dato rafforza l’idea che il virus continui a evolversi in modo indipendente, generando nuove combinazioni genetiche.
Diffusione in crescita, soprattutto in Europa
Le rilevazioni della variante BA.3.2 hanno iniziato ad aumentare a partire da settembre 2025. In Europa, tra novembre 2025 e gennaio 2026, ha raggiunto circa il 30% delle sequenze analizzate in Paesi come Danimarca, Germania e Paesi Bassi.
Negli Stati Uniti, invece, la diffusione resta al momento contenuta. Al 11 febbraio 2026, la variante rappresentava lo 0,19% delle 2.579 sequenze genetiche raccolte nel sistema nazionale di sorveglianza.
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La prima identificazione negli USA risale al 27 giugno 2025, attraverso un programma di sorveglianza sui viaggiatori, in una persona proveniente dai Paesi Bassi. Il primo caso clinico documentato è invece del 5 gennaio 2026.
Sorveglianza ancora parziale e virus in evoluzione
Gli esperti sottolineano che i dati disponibili potrebbero non riflettere pienamente la diffusione reale. In molti Paesi, infatti, i sistemi di sorveglianza genomica sono limitati e questo può portare a una sottostima dei casi.
Le analisi genetiche hanno inoltre identificato la comparsa di due sottovarianti, denominate BA.3.2.1 e BA.3.2.2, segno che il virus continua a modificarsi nel tempo.
Possibile impatto su vaccini e immunità
Uno degli aspetti più osservati riguarda le mutazioni nella proteina spike. Secondo i ricercatori, queste modifiche potrebbero ridurre parzialmente la protezione garantita da vaccinazione o infezione pregressa, anche se al momento non sono disponibili dati definitivi sull’impatto clinico.
Per questo motivo, gli esperti insistono sulla necessità di mantenere attivi i sistemi di monitoraggio. La sorveglianza genomica resta infatti uno strumento essenziale per seguire l’evoluzione del virus e valutare eventuali implicazioni per la salute pubblica.
In questa fase, l’attenzione è concentrata soprattutto sulla capacità della variante di diffondersi e sulla possibile interazione con l’immunità già presente nella popolazione.
FONTI:
CIDRAP - New COVID variant with immune escape potential confirmed in US, 22 other countries
PLOS Medicine - Association between COVID-19 vaccination and sudden death in apparently healthy younger individuals: A population-based case-control study
MMWR - Early Detection and Surveillance of the SARS-CoV-2 Variant BA.3.2 — Worldwide, November 2024–February 2026