L’attività fisica, da strumento di prevenzione, oggi, viene riconosciuta come una componente del percorso di cura oncologico.
A confermarlo e l'ampia ricerca in ambito e, da ultimo, la nascita di una nuova figura professionale dedicata proprio all’esercizio in ambito oncologico.
Il progetto europeo ECOLE (ExerCise OncoLogy spEcialist), finanziato dal programma Erasmus 2025 e coordinato dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, punta a formare uno specialista capace di costruire programmi di attività fisica personalizzati per i pazienti con tumore.
Il tratto cruciale, oggi, non è domandarsi se l’attività fisica sia benefica in ambito oncologico, ma come prescriverla in modo corretto, e sicuro per renderla efficace.
Vediamo cosa dice la scienza e quali sono le novità.
Esercizio fisico: cosa dice la ricerca su tumore e movimento
Negli ultimi anni le evidenze scientifiche si sono rafforzate.
All’ultimo congresso della American Society of Clinical Oncology è stato presentato uno studio che ha coinvolto pazienti sottoposti a resezione completa di tumore del colon seguita da chemioterapia.
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I risultati hanno mostrato che un programma di esercizio strutturato e supervisionato per tre anni è stato associato a una riduzione del rischio di mortalità del 30%.
Ma i benefici non si limitano alla sopravvivenza. L’attività fisica adattata al paziente può contribuire a:
- ridurre la fatigue oncologica;
- migliorare la forza muscolare e contrastare la sarcopenia;
- sostenere il metabolismo e il controllo glicemico;
- modulare i processi infiammatori;
- migliorare qualità della vita e benessere psicologico.
Si tratta di effetti che incidono in modo concreto sull’esperienza di malattia, spesso segnata da debolezza, perdita di massa muscolare e riduzione dell’autonomia.
Perché non basta “muoversi”?
Tuttavia, parlare genericamente di movimento è riduttivo.
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Un paziente oncologico non è un soggetto sano che decide di iscriversi in palestra.
Le terapie possono determinare effetti collaterali importanti:
- cardiotossicità;
- neuropatie;
- anemia;
- riduzione della massa muscolare;
- fragilità ossea;
- linfedema.
In questo contesto, un’attività non calibrata rischia di essere inefficace o, in alcuni casi, controproducente. L’intensità, la tipologia di esercizio e la frequenza devono essere adattate al tipo di tumore, alla fase del trattamento, all’età, alle comorbidità e allo stato nutrizionale del paziente.
È qui che entra in gioco il concetto di programma “su misura”.
Cosa significa davvero esercizio fisico personalizzato in oncologia
Un piano di esercizio personalizzato può includere:
- attività aerobica modulata in base alla tolleranza allo sforzo;
- esercizi di forza per contrastare la perdita muscolare;
- lavoro sulla mobilità articolare;
- interventi mirati per prevenire rigidità o linfedema;
- strategie specifiche per la gestione della fatigue.
Non si tratta quindi di una semplice raccomandazione generica, ma di una vera e propria prescrizione, integrata nel percorso terapeutico.
Tumore e movimento: una nuova figura professionale in oncologia
Il progetto ECOLE nasce proprio per colmare questo vuoto formativo. L’Exercise Oncology Specialist sarà una figura con competenze specifiche in ambito clinico e motorio, capace di lavorare in sinergia con oncologi e chirurghi per costruire percorsi di attività fisica personalizzati e sicuri.
L'evoluzione della medicina e della postura al trattamento delle patologie sembra assumere una direzione sempre più improntata su quella che é l'importanza dell'attività motoria.
L’attività fisica, dunque, entra sempre più nella medicina integrata, accanto alle terapie farmacologiche e chirurgiche. Chiaramente non sostituisce le cure, ma può potenziarne gli effetti e migliorare la qualità della vita, a patto però che sia prescritta con competenza e adattata alle esigenze individuali.
Muoversi è importante, ma é farlo nel modo con l'approccio giusto che può determinarne la differenza.
Fonti:
La Presse - Attività fisica ‘su misura’ contro il tumore, arriva un nuovo specialista