Tumore del rene: Il trapianto di microbiota potrà potenziare l’immunoterapia? Ecco la scoperta

Alessandra Familari | Autrice e divulgatrice informazione sanitaria
A cura di Alessandra Familari
Autrice e divulgatrice informazione sanitaria

Data articolo – 29 Gennaio, 2026

Una donna con tumore che assume immunoterapia.

Nel trattamento del tumore del rene avanzato, l’immunoterapia ha rappresentato una svolta importante, ma non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo.

Oggi un nuovo studio italiano aggiunge un tassello decisivo alla comprensione di questa variabilità: intervenire sul microbiota intestinale potrebbe potenziare l’efficacia dei farmaci immunoterapici. 

I risultati, pubblicati su Nature Medicine, arrivano da uno studio clinico controllato e aprono prospettive inedite per la medicina oncologica personalizzata.

Microbiota intestinale e immunoterapia

Negli ultimi anni la ricerca ha chiarito che il microbiota intestinale - l’insieme dei microrganismi che popolano l’intestino - svolge un ruolo attivo nella regolazione del sistema immunitario. Questo significa che la composizione batterica intestinale può influenzare anche la risposta ai farmaci che agiscono “sbloccando” le difese immunitarie, come l’immunoterapia oncologica.


Potrebbe interessarti anche:


In particolare, alcuni profili di microbiota sembrano favorire l’attivazione immunitaria contro il tumore, mentre altri la ostacolano. Da qui nasce l’ipotesi alla base dello studio Tacito: modificare intenzionalmente il microbiota nei pazienti con tumore del rene potrebbe migliorare la risposta ai trattamenti standard.

Il trapianto di microbiota può potenziare l’immunoterapia nel tumore del rene: Lo studio

Lo studio, coordinato dal Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ha coinvolto 45 pazienti con carcinoma renale avanzato alla prima linea di immunoterapia. Tutti hanno ricevuto la terapia standard, basata sulla combinazione di immunoterapia e farmaci antiangiogenici, ma sono stati randomizzati a ricevere anche:

  • trapianto di microbiota fecale da donatori che avevano risposto molto bene all’immunoterapia;
  • oppure placebo.

Lo studio è stato condotto in doppio cieco: né i pazienti né i ricercatori sapevano chi ricevesse il trattamento attivo. L’obiettivo principale era valutare la percentuale di pazienti liberi da progressione di malattia a 12 mesi.

Microbiota e immunoterapia: i risultati dello studio

Dopo un anno di follow-up, il 70% dei pazienti che avevano ricevuto il trapianto di microbiota non mostrava progressione della malattia, contro il 41% del gruppo placebo. Anche se il campione numericamente limitato non ha consentito di raggiungere la piena significatività statistica su tutti gli endpoint, il segnale clinico è risultato consistente.

In particolare:

  • la sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 24 mesi nel gruppo trapianto contro 9 mesi nel gruppo di controllo;
  • il rischio di progressione si è ridotto di circa il 50%;
  • il tasso di risposta oggettiva è stato più elevato nei pazienti trattati con microbiota.

Un’analisi approfondita ha inoltre mostrato che il beneficio sembra legato soprattutto alla perdita di specifici ceppi batterici sfavorevoli, più che all’attecchimento globale del microbiota donato.

Ma cosa significa?

Il dato più innovativo è che il microbiota non emerge solo come fattore associato alla risposta, ma come possibile bersaglio terapeutico. In prospettiva, la sua composizione potrebbe diventare un biomarcatore utile per prevedere l’efficacia dell’immunoterapia e per intervenire in modo mirato, non solo tramite trapianto fecale ma anche con nuovi preparati batterici.

Si tratta di una scoperta sostanziale che necessiterà di studi più ampi per confermare i risultati e chiarire in modo ulteriore i meccanismi biologici coinvolti.

Tuttavia, il lavoro pubblicato su Nature Medicine, é indubbio che tracci un passaggio cruciale in ambito clinico-scientifico del tumore: la risposta ai farmaci oncologici potrebbe dipendere anche dall’ecosistema intestinale, e in questo modo ampliare la varietà potenziale di cure, sempre più personalizzate e integrate.


Fonti:

Nature medicine - Fecal microbiota transplantation plus pembrolizumab and axitinib in metastatic renal cell carcinoma: the randomized phase 2 TACITO trial

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Una mano al sole con integratore di vitamina D.
Vitamina D: ottimizzare l’integrazione può ridurre i costi per il SSN? Il nuovo studio

Benefici, carenze e integrazione della vitamina D si intrecciano ai costi del SSN. Scopri come l'integrazione  e l'importanza di questa vitamina possono ridurre le spese.