Negli ultimi anni la tubercolosi (TB) è tornata a crescere anche in Italia. In Piemonte, secondo l’ultimo report del Servizio di epidemiologia regionale (SeREMI), nel 2024 sono stati registrati 321 nuovi casi, con un ritorno ai livelli pre-pandemici.
Torino si conferma l’area più colpita, con un’incidenza superiore alla media regionale.
Cosa emerge dai dati: numeri in crescita dopo la pandemia
Il rapporto “La tubercolosi in Piemonte 2024” evidenzia un’inversione di tendenza dopo il calo osservato tra il 2020 e il 2021. Nel 2024 si contano 321 casi complessivi, con un’incidenza di 7,5 casi ogni 100.000 abitanti, il valore più alto degli ultimi cinque anni .
Torino rappresenta il principale focolaio regionale: nella città si registrano circa 99 casi, con un’incidenza che supera gli 11 casi per 100.000 abitanti, ben oltre la media piemontese . Complessivamente, l’area torinese raccoglie circa la metà delle segnalazioni regionali.
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Un dato importante riguarda la distribuzione della malattia: circa il 59% dei casi interessa persone nate all’estero . Tuttavia, gli esperti sottolineano che la tubercolosi non è una “malattia degli stranieri”, ma una patologia legata a condizioni socioeconomiche e sanitarie.
Cos’è la tubercolosi e come si trasmette
La tubercolosi è un’infezione causata dal batterio Mycobacterium tuberculosis. Colpisce soprattutto i polmoni (forma polmonare), ma può interessare anche altri organi.
La trasmissione avviene per via aerea: il batterio si diffonde attraverso minuscole goccioline emesse con tosse, starnuti o parlando. Non basta un contatto occasionale per contagiarsi: il rischio aumenta in ambienti chiusi e affollati o in caso di esposizione prolungata.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i paesi con meno di 10 casi per 100.000 abitanti sono considerati a bassa incidenza. Il Piemonte resta sotto questa soglia, ma alcune aree urbane come Torino la superano.
Chi è più a rischio: fattori sociali e sanitari
L’aumento dei casi non indica una vera emergenza, ma segnala criticità da monitorare. I fattori di rischio principali includono:
- condizioni socioeconomiche svantaggiate, come sovraffollamento abitativo
- sistema immunitario indebolito, ad esempio per HIV, diabete o terapie immunosoppressive
- età avanzata, soprattutto tra gli italiani
- provenienza o soggiorni in Paesi ad alta endemia
Il report evidenzia due profili distinti: tra gli italiani la malattia colpisce più spesso gli anziani, mentre tra gli stranieri riguarda soprattutto giovani adulti .
Un altro elemento da considerare è il possibile ritardo diagnostico durante la pandemia: molte infezioni potrebbero essere state individuate in ritardo, contribuendo all’aumento recente dei casi.
Rischi, prevenzione e raccomandazioni degli esperti
La tubercolosi è una malattia curabile, ma richiede diagnosi precoce e terapie antibiotiche prolungate. Se non trattata, può diventare grave e contagiosa.
Gli esperti raccomandano:
- screening mirati nelle persone a rischio
- diagnosi tempestiva, soprattutto in presenza di tosse persistente, febbre o perdita di peso
- aderenza alle cure, per evitare ricadute o resistenze ai farmaci
- miglioramento delle condizioni abitative e sanitarie, soprattutto nelle comunità più vulnerabili
Fondamentale è anche il controllo dei focolai: nel 2024 sono stati segnalati 11 piccoli cluster di contagio, a conferma dell’importanza della sorveglianza epidemiologica .
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Cosa aspettarsi nei prossimi anni
Il ritorno della tubercolosi ai livelli pre-pandemici non deve generare allarmismo, ma invita a non abbassare la guardia. Gli specialisti sottolineano la necessità di rafforzare la prevenzione, migliorare l’accesso ai servizi sanitari e promuovere campagne informative.
Per i cittadini, il consiglio è semplice: non sottovalutare sintomi persistenti e rivolgersi al medico in caso di dubbi. La tubercolosi oggi si può curare efficacemente, ma la chiave resta la diagnosi precoce.
In un contesto globale in cui la mobilità è elevata, la salute pubblica passa anche dalla capacità di individuare e trattare rapidamente le infezioni, proteggendo sia i singoli sia la collettività.
Fonti
- Servizio di epidemiologia regionale (SeREMI) – Report Tubercolosi
- Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - 2.1 TB incidence