Sudore e cattivi odori: cosa dice la scienza (e come gestirli davvero)

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 23 Aprile, 2026

ragazza in palestra, si asciuga il sudore

Con l’aumento delle temperature, il sudore torna a essere un tema quotidiano, soprattutto nei luoghi affollati come i mezzi pubblici. Spesso associato a cattivi odori e disagio, viene però frainteso: il sudore, infatti, non è responsabile diretto dell’odore sgradevole. 

A chiarire cosa accade davvero è la ricerca scientifica, che punta il dito contro i batteri presenti sulla pelle e alcune abitudini poco efficaci nella gestione dell’igiene.

Cosa succede davvero quando sudiamo

Il sudore è una sostanza naturale prodotta dal nostro corpo per regolare la temperatura interna. È composto principalmente da acqua, sali minerali e piccole quantità di altre sostanze. Di per sé è inodore.

L’odore sgradevole nasce invece dall’azione dei batteri cutanei, che utilizzano alcune componenti del sudore come fonte di nutrimento. Durante questo processo, producono composti volatili responsabili dei diversi tipi di odore.

Secondo gli studi condotti da Chris Callewaert, ricercatore dell’Università di Ghent (Belgio), alcune specie batteriche sono particolarmente attive in questo senso. Per esempio, alcuni microrganismi producono sostanze dall’odore pungente, mentre altri generano note più acide o “casearie”.

Sfatare i falsi miti più diffusi

Tra le convinzioni più radicate c’è quella secondo cui sudare aiuterebbe a eliminare tossine. In realtà, come sottolineano enti sanitari come l’Istituto Superiore di Sanità, il processo di detossificazione è svolto principalmente da fegato e reni. Il sudore serve soprattutto a disperdere calore e a mantenere stabile la temperatura corporea.

Un altro mito riguarda l’idea che più si suda, più si è “sporchi”. In realtà, la quantità di sudore varia in base a fattori fisiologici e ambientali e non è necessariamente indice di scarsa igiene.

Perché l’odore cambia da persona a persona

Non tutti emanano lo stesso odore, e le ragioni sono molteplici. Il primo fattore è il microbiota cutaneo, cioè l’insieme dei batteri che vivono sulla nostra pelle. Ogni individuo ha una composizione unica, che influenza il tipo di odore prodotto.

Anche gli ormoni giocano un ruolo importante: durante l’adolescenza, la gravidanza o la menopausa, il cambiamento ormonale può modificare l’odore corporeo. Inoltre, ciò che mangiamo può influire: alimenti come aglio, cipolla o alcune spezie rilasciano composti che vengono eliminati anche attraverso il sudore.

Infine, esistono differenze legate al sesso e alla genetica: gli uomini tendono a produrre un sudore più ricco di lipidi, che favorisce l’attività batterica, mentre alcune popolazioni producono meno composti odorosi per motivi genetici.

Attenzione anche ai vestiti: non è solo una questione di pelle

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda gli abiti. I tessuti, soprattutto quelli sintetici, possono trattenere sudore e batteri, contribuendo alla formazione di odori persistenti.

Le ricerche sul tema, tra cui quelle del gruppo di Callewaert, hanno evidenziato in particolare il ruolo del poliestere, un materiale in cui i batteri responsabili del cattivo odore tendono ad aderire e proliferare più facilmente rispetto ai tessuti naturali come cotone o lino. Questo significa che il problema non dipende solo dalla temperatura o dall’intensità del lavaggio: anche con lavaggi frequenti, alcuni tessuti sintetici possono trattenere odori più a lungo.

Scegliere materiali traspiranti e naturali, quando possibile, può quindi contribuire a ridurre il problema.

Deodoranti e antitraspiranti: come funzionano

Non tutti i prodotti per il controllo degli odori agiscono allo stesso modo. I deodoranti hanno lo scopo di limitare la proliferazione batterica o di coprire gli odori, mentre gli antitraspiranti riducono la quantità di sudore prodotta, grazie alla presenza di sali di alluminio che agiscono temporaneamente sulle ghiandole sudoripare.

Negli ultimi anni, la ricerca si sta orientando anche verso soluzioni alternative, come prodotti contenenti probiotici, pensati per riequilibrare il microbiota cutaneo invece di eliminarlo completamente.

Quando l’odore può indicare un problema di salute

Nella maggior parte dei casi, il cattivo odore è un fenomeno fisiologico. Tuttavia, esistono condizioni in cui può essere il segnale di un’alterazione metabolica.

Un esempio è la trimetilaminuria, una condizione caratterizzata da un odore corporeo simile a quello del pesce. Esiste una forma primaria, legata a mutazioni genetiche (in particolare del gene FMO3), e una forma secondaria, non genetica, che può dipendere da un’eccessiva produzione di trimetilammina da parte dei batteri intestinali. In entrambi i casi, la gestione richiede una valutazione medica e spesso interventi mirati, soprattutto a livello dietetico.

Come gestire il sudore nella vita quotidiana

Per ridurre il disagio legato agli odori, alcune semplici accortezze possono essere utili:

  • mantenere una buona igiene personale; 
  • asciugare accuratamente le zone soggette a sudorazione; 
  • scegliere abiti in fibre naturali; 
  • lavare i vestiti in modo adeguato; 
  • prestare attenzione all’alimentazione. 

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Uno sguardo al futuro

La scienza sta approfondendo sempre di più il ruolo del microbiota cutaneo nella formazione degli odori. In prospettiva, potrebbero nascere trattamenti personalizzati, basati sulla composizione batterica individuale.

Nel frattempo, conoscere i meccanismi alla base del sudore aiuta a gestirlo meglio, evitando falsi miti e adottando strategie più efficaci e consapevoli.

Fonti

Plos One  - Characterization of Staphylococcus and Corynebacterium Clusters in the Human Axillary Region

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.