Nuove evidenze scientifiche mostrano che lo stress prolungato, e più in generale i disturbi legati a eventi traumatici o a situazioni di vita difficili, può aumentare significativamente il rischio di sviluppare una malattia autoimmune.
Un dato che, vista la prevalenza di queste patologie nelle donne, merita attenzione.
Lo studio che ha cambiato la prospettiva
A fare luce su questo legame è una ricerca di ampia portata, condotta da un team internazionale.
Lo studio ha analizzato oltre 106.000 pazienti svedesi con diagnosi di disturbo da stress, confrontandoli con più di un milione di individui non esposti e con i loro stessi fratelli e sorelle biologici; un disegno metodologico molto solido, che ha permesso di isolare l'effetto dello stress da fattori genetici e familiari condivisi.
I risultati sono eloquenti: il tasso di incidenza delle malattie autoimmuni era di 9,1 casi ogni mille anni-persona nei soggetti con disturbi da stress, contro 6,0 nei controlli non esposti, con un rischio relativo aumentato del 36%.
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In altre parole, chi ha vissuto un trauma o una crisi psicologica clinicamente rilevante ha più probabilità di sviluppare, negli anni successivi, una condizione in cui il sistema immunitario attacca i tessuti sani del proprio organismo.
Particolarmente colpite risultano le persone giovani: il rischio era più elevato nei soggetti con età pari o inferiore a 33 anni, mentre scendeva progressivamente con l'aumentare dell'età.
Perché le donne sono più vulnerabili
Ma dove entrano in gioco le donne? Le malattie autoimmuni, dalla tiroidite di Hashimoto al lupus eritematoso sistemico, dalla sclerosi multipla all'artrite reumatoide, colpiscono il genere femminile con una frequenza nettamente superiore.
Secondo una revisione sistematica per la maggior parte delle malattie autoimmuni esiste una chiara differenza di prevalenza per sesso, con le femmine generalmente più colpite dei maschi.
Le ragioni sono molteplici e si intrecciano: fattori ormonali, differenze nel funzionamento del sistema immunitario e una maggiore esposizione a determinati tipi di stress sociale e relazionale.
Uno studio ha evidenziato come lo stress cronico possa portare a una disregolazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con livelli persistentemente elevati di citochine pro-infiammatorie; molecole che, se cronicamente attive, possono contribuire a innescare risposte autoimmuni, in particolare nelle donne, la cui risposta immunitaria è fisiologicamente più reattiva.
Il meccanismo biologico: dall'asse HPA all'infiammazione
Quando il cervello percepisce una minaccia, attiva l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), che porta al rilascio di cortisolo, l'ormone dello stress; in condizioni normali il cortisolo ha una funzione antiinfiammatoria.
Ma quando lo stress diventa cronico i tessuti sviluppano una resistenza a questo segnale e il sistema immunitario inizia a comportarsi in modo disorganizzato, perdendo la capacità di distinguere tra "sé" e "non sé".
È in questo contesto che possono emergere le risposte autoimmuni, come documentato anche da una revisione che ha confermato il ruolo centrale della disfunzione dell'asse HPA nell'insorgenza di malattie infiammatorie croniche.
Un elemento interessante emerso dallo studio di JAMA Ntwork, citato in precedenza, riguarda il trattamento: nei pazienti con disturbo post traumatico da stress che avevano seguito una terapia prolungata con inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) il rischio relativo di malattia autoimmune risultava attenuato in maniera dose-dipendente, scendendo progressivamente con l'aumentare della durata del trattamento.
È un dato che apre prospettive importanti sull'utilità di trattare i disturbi da stress non solo per il benessere psicologico, ma anche come possibile misura di prevenzione per la salute fisica.
Un invito a prendersi cura dello stress, non solo tollerarlo
Quello che emerge da questo filone di ricerca è un messaggio chiaro: lo stress emotivo intenso, soprattutto se cronico o legato a eventi traumatici, lascia tracce biologiche misurabili, che nel tempo possono tradursi in patologie fisiche reali e croniche.
Per le donne, già più esposte alle malattie autoimmuni per ragioni biologiche, riconoscere e affrontare per tempo lo stress è una forma concreta di prevenzione.
Al giorno d’oggi, purtroppo, episodi stressogeni sono sempre più frequenti, ed il nostro organismo, nel gestirli, ne subisce gli effetti negativi. Intervenire precocemente aiuta a 360°, perché permette prima di tutto un minor effetto dannoso in acuto, aiutando poi anche contro gli effetti a lungo termine nel cronico.
Fonti:
- JAMA Network - Association of Stress-Related Disorders With Subsequent Autoimmune Disease;
- Frontiers in Neuroendocrinology - Gender differences in autoimmune disease;
- Psychoneuroendocrinology - Stress and inflammation – The need to address the gap in the transition between acute and chronic stress effects
- Wiener Medizinische Wochenschrift - Psychoneuroimmunology—developments in stress research