Sonnellini troppo lunghi negli anziani: quando il riposo diurno può diventare un segnale da non sottovalutare

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 25 Aprile, 2026

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Dormire qualche minuto durante il giorno può essere una pausa utile e, in molti casi, anche benefica. Ma nelle persone anziane il sonnellino diurno, quando cambia durata, frequenza e orario, potrebbe raccontare qualcosa di più del semplice bisogno di riposo. È questa l’indicazione che emerge da un nuovo studio condotto da ricercatori di Mass General Brigham e Rush University Medical Center, che hanno osservato nel tempo le abitudini di riposo di 1.338 adulti anziani per capire se esistesse un legame tra il modo in cui si dorme di giorno e l’andamento della salute generale.

I risultati, pubblicati su JAMA Network Open, mostrano che i sonnellini più lunghi, più frequenti e soprattutto quelli fatti al mattino si associano a un rischio più alto di mortalità nel corso degli anni successivi. Non si tratta di una prova del fatto che dormire di giorno faccia male in sé, né che il riposo causi direttamente un peggioramento della salute. Il punto, semmai, è un altro: in età avanzata, un aumento marcato del bisogno di dormire durante il giorno può rappresentare un segnale facilmente osservabile di condizioni già presenti o in sviluppo, come disturbi del sonno, malattie croniche, alterazioni del ritmo circadiano o fragilità generale.

Uno studio lungo quasi vent’anni per capire meglio il significato del sonno diurno

Il lavoro si distingue per la durata dell’osservazione e per il metodo utilizzato. I ricercatori hanno analizzato i dati del Rush Memory and Aging Project, uno studio avviato nel 1997 e incentrato soprattutto su invecchiamento, memoria e neurodegenerazione. A partire dal 2005, ai partecipanti è stato chiesto di indossare per 10 giorni dei monitor da polso in grado di registrare i periodi di attività e inattività, così da ricostruire in modo oggettivo i modelli di riposo diurno, senza affidarsi soltanto ai ricordi o alle dichiarazioni dei partecipanti.


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Questo aspetto è importante, perché molti studi precedenti sul tema si basavano su quanto riferito direttamente dalle persone coinvolte, con tutti i limiti che questo comporta. In questo caso, invece, i ricercatori hanno potuto valutare con più precisione quanto duravano i sonnellini, quante volte al giorno si verificavano, in quale fascia oraria si concentravano e quanto variavano da un giorno all’altro. Alla fine, entro il 2025, erano stati raccolti fino a 19 anni di dati.

Cosa è emerso: più sonno di giorno, soprattutto al mattino, più alto il rischio nel tempo

Dall’analisi è emerso un quadro piuttosto netto. Gli anziani che facevano sonnellini più lunghi, più numerosi o più spesso al mattino mostravano tassi di mortalità più elevati rispetto a chi riposava meno o in altre fasce della giornata. In particolare, ogni ora aggiuntiva di sonno diurno al giorno è risultata associata a un aumento del rischio di mortalità di circa il 13%. Ogni sonnellino in più al giorno è stato associato a un incremento di circa il 7%. E chi tendeva a dormire di mattina presentava un rischio più alto del 30% rispetto a chi faceva il riposo diurno nel pomeriggio.

Un dato interessante riguarda invece l’irregolarità. I ricercatori non hanno osservato un’associazione significativa tra modelli di sonnellino irregolari e aumento della mortalità. A pesare sembrano quindi essere soprattutto la quantità del sonno diurno e la sua collocazione nell’arco della giornata, più che la semplice variabilità da un giorno all’altro.

Non è il pisolino a essere pericoloso, ma ciò che potrebbe nascondere

Gli autori insistono su un punto che va tenuto fermo: si parla di correlazione, non di causalità. In altre parole, lo studio non dimostra che dormire più del dovuto durante il giorno provochi un aumento del rischio di morte. Piuttosto, suggerisce che questo comportamento possa essere il riflesso di qualcosa che sta già cambiando nell’organismo. 

Un anziano che inizia a fare sonnellini più lunghi, o che sente il bisogno di addormentarsi più volte nel corso della mattinata, potrebbe avere un disturbo del sonno notturno, una malattia cardiovascolare, una condizione neurodegenerativa in fase iniziale o un’alterazione dei normali ritmi biologici.

È proprio questo il messaggio clinicamente più interessante dello studio: il sonno diurno, spesso considerato un’abitudine secondaria o poco rilevante, potrebbe diventare invece un indicatore semplice da monitorare. Non per allarmare automaticamente chi fa un pisolino, ma per cogliere in anticipo eventuali cambiamenti che meritano attenzione.

Tra il 20% e il 60% degli anziani dorme di giorno, ma non tutti i sonnellini sono uguali

Secondo i ricercatori, tra il 20% e il 60% degli anziani fa abitualmente dei sonnellini. È una forbice molto ampia, che riflette situazioni diverse: c’è chi riposa saltuariamente e ne trae beneficio, e c’è chi sviluppa una sonnolenza diurna più accentuata. Un sonnellino occasionale, breve e ben inserito nella giornata può avere una funzione rigenerante. Ma quando il riposo diurno diventa lungo, frequente o anticipato nelle ore del mattino, l’interpretazione cambia.

Questo non significa che ogni persona anziana che dorme durante il giorno abbia un problema serio. Significa però che, in presenza di un cambiamento evidente rispetto alle abitudini precedenti, quel comportamento non andrebbe liquidato come una semplice conseguenza naturale dell’età. Il valore dello studio sta proprio qui: nel ricordare che alcuni segnali apparentemente minori possono essere utili per orientare una valutazione più ampia sullo stato di salute.

Un possibile strumento in più per la prevenzione e il monitoraggio

Gli autori ritengono che questi risultati aprano una possibilità concreta sul piano clinico. Se il sonno diurno potesse essere misurato in modo oggettivo attraverso dispositivi indossabili, allora potrebbe diventare uno strumento utile per seguire nel tempo gli anziani e individuare precocemente eventuali condizioni di rischio. L’idea non è trasformare ogni smartband in un dispositivo diagnostico, ma valorizzare un parametro spesso trascurato e integrarlo in un approccio di prevenzione più attento.

In prospettiva, il monitoraggio dei sonnellini potrebbe aiutare i medici a riconoscere prima alcuni problemi e ad avviare accertamenti mirati, soprattutto quando il cambiamento è recente, marcato e accompagnato da altri segnali come stanchezza persistente, peggioramento cognitivo, alterazioni del sonno notturno o difficoltà nelle attività quotidiane.

Il messaggio finale: osservare il sonno diurno può dire molto sulla salute che cambia

Quello che emerge da questo studio non è un invito a diffidare del riposo, né a considerare il sonnellino come qualcosa di negativo. Il punto è più sottile e più utile: nelle persone anziane il modo in cui si dorme di giorno può diventare un indicatore prezioso dello stato di salute generale. Se il bisogno di dormire aumenta, se i pisolini si moltiplicano o si spostano stabilmente nelle prime ore del giorno, vale la pena parlarne con il medico, soprattutto se questo comportamento è nuovo o si accompagna ad altri sintomi.

Invecchiando, il corpo manda segnali in modi diversi e non sempre evidenti. A volte non lo fa con un dolore preciso o con un esame alterato, ma con un cambiamento di ritmo, di energia, di sonno. E proprio per questo, secondo i ricercatori, osservare meglio il sonno diurno potrebbe offrire una possibilità concreta di intervenire prima, monitorare meglio e, in alcuni casi, prevenire un ulteriore declino.

Un utile strumento di monitoraggio per le famiglie è l'osservazione della vigilanza post-pisolino: se l'anziano si sveglia confuso, disorientato o ancora più stanco (fenomeno noto come inerzia del sonno), è molto probabile che il sonnellino non sia fisiologico ma rifletta un'infiammazione sistemica o un disturbo metabolico sottostante che merita un approfondimento diagnostico.

FONTI

Mass General Brigham - Excessive Napping May Be a Warning Sign of Underlying or Developing Health Conditions in Older Adults

Ultimo aggiornamento – 24 Aprile, 2026

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