Sistema immunitario e sbalzi di temperatura: cosa succede al corpo in 48 ore

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni

Data articolo – 22 Marzo, 2026

Una donna che si soffia il naso sul divano

Il nostro organismo è progettato per mantenere un equilibrio interno molto rigoroso, nonostante l’ambiente esterno cambi costantemente. Questa capacità, detta omeostasi, è cruciale per il funzionamento di tutti i sistemi biologici, incluso il sistema immunitario.

Anche piccoli sbalzi di temperatura – sia verso il caldo che verso il freddo – sono percepiti a livello cellulare e possono alterare dinamiche immunitarie in modi rapidi e misurabili nell’arco di poche ore o giorni.

Ne abbiamo parlato con il Dr. Marcello Agosta, medico specializzando in Chirurgia Generale.

Cosa succede nelle prime 48 ore dopo un cambio di temperatura

Il sistema immunitario è costituito da una rete di cellule e molecole che riconoscono e rispondono ad agenti estranei (virus, batteri, tossine).

Questa difesa non è un “interruttore on/off”: piuttosto è un sistema dinamico la cui attività è sensibile alle condizioni fisiologiche – compresa la temperatura corporea e quella ambientale.

Esiste una lunga tradizione di studi che collegano la temperatura corporea alla funzione immunitaria.


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Ad esempio, si osserva da decenni che la febbre è più di un semplice sintomo: modula attivamente l’attività dei linfociti e delle citochine, potenziando alcune risposte difensive contro gli agenti patogeni. 

0/6 ore: sensori termici e primo allarme

Appena la temperatura cambia – sia per un’infezione che per fattori ambientali – cellule immunitarie e tessuti periferici percepiscono la variazione tramite speciali proteine-sensori di temperatura.

Ricerche hanno identificato proteine come STIM1, che rispondono alle differenze di temperatura alterando l'ingresso di calcio nelle cellule immunitarie, avviando segnali intracellulari chiave. 

Questa fase iniziale è rapida: le cellule immunitarie si spostano dalla “zona interna” dell’organismo (≈37 °C) ad una più fredda o più calda e reagiscono immediatamente con cambiamenti nel loro stato di attivazione. 

6/24 ore: modulazione delle cellule immunitarie

Una volta che lo stimolo termico persiste, entro le prime 24 ore il corpo comincia a rimodellare la risposta immunitaria:

  • temperature elevate (come nella febbre o in ambienti caldi) possono aumentare la movimentazione delle cellule immunitarie, accelerando la loro capacità di migrare verso siti di infezione o infiammazione. Studi mostrano che la motilità dei leucociti può aumentare sensibilmente a temperature superiori a 37 °C, favorendo una risposta più rapida;
  • temperature basse possono rallentare processi cellulari perché molte reazioni biochimiche dipendono dalla temperatura: con temperature minori, la velocità delle reazioni tende a diminuire. In alcuni modelli sperimentali animali, il freddo prolungato inibisce la produzione di anticorpi e la proliferazione di cellule immunitarie nelle prime fasi della risposta.

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Inoltre, l’esposizione al caldo ambientale prolungato non è sempre benefica: ricerche cliniche su popolazioni umane mostrano che nei giorni più caldi i livelli di alcuni marcatori infiammatori aumentano, mentre la risposta adattativa (per esempio i linfociti B responsabili di anticorpi specifici) può ridursi. 

24/48 ore: risposta immunitaria “ingaggiata”

Entro le 48 ore successive, la nuova condizione termica ha già determinato un profilo immunitario preciso:

Se la temperatura sale:

  • l’organismo tende a potenziare alcune risposte innate, con un aumento dell’attività dei macrofagi e delle cellule killer;
  • alcuni segnali pro‑infiammatori, come le citochine, aumentano, accelerando la difesa contro agenti estranei;
  • la funzione di alcuni tipi di linfociti si modifica, come evidenziato da studi sulla febbre e sull’attivazione dei linfociti T helper. 

Tuttavia, l’aumento prolungato della temperatura può anche causare stress cellulare se non regolato, con potenziali danni al DNA e segnali di stress nelle cellule T di tipo TH1.Una donna che si soffia il naso sul divano

Se la temperatura scende:

  • alcune funzioni immunitarie rallentano perché enzimi e processi biochimici dipendono dalla temperatura interna ideale;
  • esperimenti su modelli animali evidenziano che il freddo può inibire la formazione delle cellule anticorpali nelle fasi iniziali della risposta immunitaria. 

Questo non significa che il freddo riduce il potenziale del sistema immunitario, ma che lo modula, alterando l’equilibrio tra difesa rapida e difesa specifica.

Perché avvengono questi cambiamenti?

La risposta del sistema immunitario alle variazioni di temperatura ha radici evolutive profonde. La febbre stessa è un adattamento conservato, presente in specie diverse, che ottimizza le condizioni per combattere infezioni: temperature leggermente più alte favoriscono alcune reazioni difensive. 

In condizioni ambientali estreme, la termoregolazione diventa una priorità fisiologica: energie e risorse vengono “deviate” per mantenere la temperatura interna costante, e questo può temporaneamente modulare l’efficacia della risposta immunitaria.

Riassumendo:

  • sbalzi rapidi di temperatura influenzano il sistema immunitario già entro 24‑48 ore, attraverso meccanismi fisiologici misurabili;
  • una lieve febbre può essere parte di una risposta difensiva attiva, non solo un sintomo da “abbassare”;
  • temperature ambientali troppo basse o troppo alte prolungate possono alterare l’equilibrio tra difesa immediata e risposta adattativa, con potenziali effetti su suscettibilità a infezioni o infiammazioni ricorrenti;
  • è importante ricordare che il corpo umano mantiene una temperatura interna molto stabile (~37 °C): le variazioni devono essere comprese nel contesto più ampio della termoregolazione e del benessere generale.

È, dunque, importante – afferma di il Dr. Marcello Agosta – sottolineare che la febbre non deve essere vista come un sintomo necessariamente “negativo” e che, soprattutto in sospetti casi di infezione virale e/o batterica, deve essere ridotta a tutti i costi. Una temperatura lievemente più alta aiuta l’organismo nell’eliminazione del patogeno; bisogna agire con antipiretici solo in casi di febbre alta (>38 °C).

Fonti:

  • PubMedFever, temperature, and the immune response
  • NIHHow heat from fever and inflammation affects immune cells
  • Science DailyHow shifts in temperature prime immune response
  • EurekaAlert!Heat exposure may increase inflammation and impair the immune system
  • PubMedTime relationship between ambient temperature change and antigen stimulation on immune responses of mice

Ultimo aggiornamento – 18 Marzo, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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