Deglutire è un gesto che si ripete oltre mille volte al giorno, tra cibo, saliva e liquidi, e per questo passa quasi sempre inosservato. Quando invece bere acqua diventa faticoso, provoca colpi di tosse o la sensazione che il liquido "vada di traverso", il fenomeno ha un nome preciso: disfagia paradossa, o disfagia selettiva per i liquidi.
Si tratta di una forma particolare di difficoltà nella deglutizione in cui, paradossalmente, i liquidi risultano più problematici dei cibi solidi.
Perché i liquidi sono più insidiosi dei solidi
Il meccanismo ha una spiegazione fisiologica precisa. I liquidi scorrono in modo rapido e disorganizzato lungo la gola, per cui richiedono una chiusura delle vie aeree estremamente veloce e coordinata.
Quando questa coordinazione neuromuscolare risulta compromessa, il tempo di chiusura della laringe non è sufficiente e il liquido può insinuarsi nella trachea invece che nell'esofago.
Questo tipo di difficoltà selettiva viene descritto in letteratura come una manifestazione specifica della disfagia orofaringea, spesso legata a condizioni neurologiche come ictus, malattia di Parkinson o sclerosi laterale amiotrofica (SLA).
Un possibile campanello d'allarme, non sempre una malattia
Nella maggior parte dei casi occasionali, un colpo di tosse mentre si beve non indica nulla di preoccupante. Diventa un segnale da non sottovalutare quando la difficoltà compare all'improvviso, soprattutto se accompagnata da debolezza a un lato del corpo, difficoltà a parlare o asimmetria del volto: in questo scenario può essere una spia di ictus in corso, condizione in cui ogni minuto di ritardo nel soccorso incide sulla prognosi.
Anche i manuali medici di riferimento includono le difficoltà di deglutizione tra i sintomi che possono manifestarsi precocemente dopo un evento cerebrovascolare.
Cosa emerge dagli studi scientifici
I dati sulla frequenza della disfagia dopo un ictus sono consistenti: una revisione sistematica con metanalisi condotta su 34 studi e pubblicata su una rivista scientifica internazionale ha stimato una prevalenza complessiva del 46,6% tra i pazienti colpiti da ictus, con percentuali che nei primi giorni dall'evento possono variare dal 45 al 67% secondo altre stime cliniche italiane.
Le conseguenze, se la disfagia non viene riconosciuta, possono essere serie: la polmonite da aspirazione, causata dall'inalazione di cibo o liquidi nei polmoni, è responsabile di circa il 20% dei decessi nel primo anno successivo a un ictus e del 10-15% negli anni seguenti, secondo la letteratura scientifica in materia.
La disfagia non riguarda solo l'ictus. È un sintomo frequente anche nella malattia di Parkinson, dove una metanalisi su oltre 20.000 pazienti ha stimato una prevalenza intorno al 37% con i questionari e superiore al 57% con esami strumentali più sensibili. Nella SLA, la difficoltà a deglutire solidi o liquidi può comparire come uno dei primi segnali della cosiddetta forma a esordio bulbare della malattia, insieme a difficoltà nel parlare.
Nella popolazione generale, indipendentemente da patologie neurologiche, la disfagia interessa comunque una quota non trascurabile di persone, con stime che vanno dal 2 al 16% negli adulti e salgono fino al 26% circa tra gli anziani.
Quando rivolgersi al medico
Un episodio isolato di tosse mentre si beve non giustifica allarmismo. È invece opportuno parlarne con il proprio medico quando la difficoltà a deglutire acqua si ripete nel tempo, peggiora progressivamente, si accompagna a perdita di peso involontaria, oppure compare insieme ad altri sintomi neurologici.
Solo una valutazione clinica, eventualmente supportata da esami specialistici come la videofluoroscopia, può stabilire se si tratti di un fenomeno transitorio o del segnale di una condizione che richiede attenzione.
Fonti
- Frontiers in Neurology - Prevalence, risk factors, and outcomes of dysphagia after stroke: a systematic review and meta-analysis
- Springer Nature - Prevalence of dysphagia and risk of pneumonia and mortality in acute stroke patients: a meta-analysis