Sclerosi multipla, il virus comune che può innescarla

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 16 Luglio, 2026

medico tiene in mano risonanza magnetica

Da tempo i ricercatori osservano un rapporto stretto tra il virus di Epstein-Barr e la sclerosi multipla, ma il meccanismo biologico alla base di questo collegamento è rimasto a lungo poco chiaro. Ora un nuovo studio pubblicato su Science Translational Medicine aggiunge un tassello importante: il virus potrebbe innescare una risposta immunitaria specifica, capace di contribuire al processo che porta il corpo ad attaccare il proprio sistema nervoso.

Il virus di Epstein-Barr appartiene alla famiglia degli herpesvirus ed è estremamente diffuso: si stima che sia presente in circa il 90% della popolazione mondiale. Nella maggior parte dei casi l’infezione non provoca conseguenze gravi e non porta allo sviluppo della sclerosi multipla. Per una parte più piccola della popolazione, però, il virus sembra rappresentare uno dei principali fattori coinvolti nella malattia.

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune in cui il sistema immunitario aggredisce la mielina, la guaina protettiva che riveste le fibre nervose nel cervello e nel midollo spinale. Quando questa struttura viene danneggiata, la comunicazione tra le cellule nervose può alterarsi, con sintomi che includono problemi alla vista, difficoltà nel movimento e peggioramento progressivo di alcune funzioni neurologiche.

Una malattia che colpisce milioni di persone

Secondo i dati riportati nello studio, la sclerosi multipla riguarda circa 2,9 milioni di persone nel mondo. Oggi esistono farmaci capaci di rallentare la progressione della malattia e ridurre la frequenza o la gravità delle ricadute, cioè gli episodi in cui i sintomi peggiorano. Tuttavia, non esiste ancora una cura definitiva.

Per questo capire il ruolo del virus di Epstein-Barr è considerato un passaggio importante. Bisogna quindi comprendere quali cellule coinvolge, quale risposta immunitaria attiva e perché, in alcuni individui, questa risposta possa diventare dannosa. È proprio su questo punto che si è concentrato il gruppo di ricerca guidato anche da Natalia Drosu, neurologa del Massachusetts General Hospital di Boston.

Il ruolo delle cellule T CD4+

Gli autori dello studio hanno analizzato quali componenti del sistema immunitario reagiscono al virus di Epstein-Barr nelle persone con sclerosi multipla. Il risultato principale riguarda un tipo specifico di cellule immunitarie: le cellule T CD4+.

Nei partecipanti con sclerosi multipla, l’attività delle cellule T contro il virus risultava circa due volte più alta rispetto a quella osservata nei soggetti sani usati come controllo. Quando i ricercatori hanno rimosso selettivamente diversi tipi di cellule T dai campioni, la risposta immunitaria al virus si riduceva in modo marcato proprio quando venivano eliminate le cellule T CD4+.

Questo suggerisce che siano queste cellule a guidare una parte importante della risposta contro Epstein-Barr nelle persone con sclerosi multipla. Il dato è rilevante perché le cellule T CD4+ non sono semplici spettatrici: coordinano altre risposte immunitarie e possono contribuire all’infiammazione.

Come il virus potrebbe contribuire all’attacco ai nervi

Il nuovo studio non dice che il virus di Epstein-Barr causi sempre la sclerosi multipla. Sarebbe una semplificazione. La maggior parte delle persone entra in contatto con questo virus senza sviluppare la malattia. La ricerca suggerisce però che, in alcuni soggetti, la risposta immunitaria al virus possa diventare parte del problema.

In pratica, il sistema immunitario si attiva contro Epstein-Barr, ma questa attivazione può finire per alimentare meccanismi infiammatori collegati al danno nel sistema nervoso centrale. Il risultato è un attacco alla mielina, con conseguenze sulla trasmissione dei segnali nervosi.

Questo aiuta a spiegare perché il legame tra virus e sclerosi multipla sia così forte ma non automatico. Il virus può essere uno dei fattori principali, ma servono probabilmente altri elementi: predisposizione genetica, stato del sistema immunitario, ambiente e altri fattori ancora da definire.

Perché le terapie anti-CD20 sembrano entrare nel quadro

Lo studio ha osservato anche l’effetto di una classe di farmaci già usata nella sclerosi multipla: le terapie anti-CD20. Questi trattamenti agiscono sulle cellule B, un altro gruppo di cellule immunitarie che può essere infettato dal virus di Epstein-Barr.

I ricercatori hanno misurato i livelli di cellule T CD4+ in 60 persone con sclerosi multipla, prima e dopo l’inizio di una terapia anti-CD20. Dopo sei mesi, i livelli di queste cellule erano diminuiti di circa 2,5 volte. Il risultato è stato poi confermato in un secondo gruppo di pazienti, dove la riduzione persisteva fino a un anno.

Un altro dato interessante riguarda la saliva: nelle persone trattate con anti-CD20, i livelli del virus di Epstein-Barr risultavano più bassi rispetto a quelli osservati sia nei soggetti sani sia nelle persone con sclerosi multipla non trattata.

La possibile spiegazione è che, riducendo le cellule B infettate, le cellule T CD4+ ricevano meno stimoli a reagire. In questo modo si attenuerebbe una parte della risposta immunitaria che contribuisce all’infiammazione.

Il ruolo di frexalimab

I ricercatori si sono concentrati sulle cellule T CD4+ anche per un altro motivo: un farmaco in studio per la sclerosi multipla, chiamato frexalimab, agisce proprio su questa componente della risposta immunitaria.

Secondo quanto riportato dagli autori, il trattamento può ridurre infiammazione e danno nervoso bloccando l’attività legata alle cellule T CD4+. Questo non significa che si tratti di una cura definitiva, né che il problema della sclerosi multipla sia risolto. Ma rafforza l’idea che intervenire sui circuiti immunitari attivati dal virus possa essere una strada terapeutica rilevante.

Una scoperta importante, ma non una risposta finale

Il nuovo lavoro chiarisce meglio come Epstein-Barr possa entrare nella storia biologica della sclerosi multipla. Il virus sembra stimolare una risposta delle cellule T CD4+ più intensa nelle persone con la malattia, e alcune terapie immunologiche potrebbero ridurre questa risposta agendo sulle cellule coinvolte.

Resta però un punto essenziale: Epstein-Barr è molto comune, mentre la sclerosi multipla colpisce solo una minoranza delle persone. Questo significa che il virus da solo non basta a spiegare tutto. Per milioni di pazienti, la prospettiva più concreta è questa: capire meglio il meccanismo che accende la risposta autoimmune può rendere più mirate le cure future. Non ancora una guarigione, ma una mappa più precisa di dove intervenire.

Fonti

Nature - Biologists pinpoint how common virus triggers multiple sclerosis

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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