Riserva ovarica, perché il tempo fertile non è uguale per tutte: i nuovi dati dalla ricerca

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 22 Aprile, 2026

ovaio stilizzato

In occasione della Giornata della Salute della Donna, torna al centro dell’attenzione un tema spesso affrontato troppo tardi: la riserva ovarica, cioè il patrimonio di ovociti a disposizione nel corso della vita fertile. Due review italiane pubblicate sul Bollettino di Ginecologia Endocrinologica invitano a guardare alla fertilità con maggiore consapevolezza, senza allarmismi ma anche senza false sicurezze.

Il messaggio principale è chiaro: i test oggi disponibili possono aiutare a stimare quanti ovociti restano, ma non bastano da soli a dire quanto una donna sia fertile. Per capire la qualità degli ovociti, infatti, l’età resta ancora il parametro più importante.

Cosa è emerso dalle due review italiane

La prima review ricorda che la riserva ovarica riflette il potenziale riproduttivo femminile. I principali marker oggi utilizzati sono l’ormone antimülleriano (AMH), la conta dei follicoli antrali (AFC) e l’FSH, un ormone coinvolto nella maturazione follicolare.

Secondo gli autori, questi indicatori permettono però di valutare soprattutto la quantità degli ovociti residui, non la loro qualità. Ed è proprio qui che entra in gioco l’età: con il passare degli anni, infatti, aumenta la probabilità che gli ovociti presentino alterazioni e diminuiscano le chance di gravidanza spontanea.

La seconda review inserisce il tema in un contesto più ampio di salute pubblica. Il lavoro sottolinea che la salute riproduttiva, come definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, riguarda il benessere fisico, mentale e sociale legato alla funzione riproduttiva. In questo quadro, prevenzione, diagnosi precoce e counseling diventano strumenti essenziali.

Cosa significa davvero per la salute delle donne

Uno dei punti più importanti è che la fertilità femminile non dipende da un solo esame. Un valore alterato o normale dell’AMH, per esempio, non può da solo dire se una gravidanza arriverà facilmente oppure no. Questi test sono utili soprattutto per prevedere la risposta ovarica nei percorsi di procreazione medicalmente assistita, ma hanno ancora limiti nel predire gli esiti riproduttivi reali.

In parole semplici: sapere com’è la propria riserva ovarica può essere utile, ma non equivale a conoscere con certezza il proprio futuro riproduttivo.

Le review ricordano anche che la fisiologia femminile è diversa da quella maschile. Nella donna, il patrimonio di cellule riproduttive si forma molto presto e si riduce nel tempo. Durante la vita fertile vengono ovulati in media circa 400 ovociti, mentre gli altri vanno incontro a una progressiva riduzione naturale. Questo processo fa parte dell’invecchiamento ovarico ed è uno dei motivi per cui l’età materna avanzata pesa sulla fertilità.

Prevenzione, stili di vita e diagnosi precoce

Le due review insistono su un punto spesso trascurato: parlare di fertilità non significa parlare solo di gravidanza, ma anche di prevenzione.

Tra i fattori che possono influenzare negativamente la salute riproduttiva ci sono il fumo, l’abuso di alcol, l’obesità, la sedentarietà, lo stress cronico, alcune infezioni sessualmente trasmissibili e patologie come endometriosi e sindrome dell’ovaio policistico. Quest’ultima è un disturbo ormonale che può alterare l’ovulazione; l’endometriosi, invece, è una malattia cronica in cui tessuto simile a quello dell’endometrio cresce fuori dall’utero, con possibili effetti anche sulla fertilità.

Per questo gli esperti richiamano l’importanza di educazione sessuale e riproduttiva, screening, vaccinazioni come quella contro l’HPV e diagnosi tempestiva delle condizioni che possono compromettere la capacità riproduttiva.

Preservazione della fertilità: opportunità e limiti

Un altro tema affrontato è quello della preservazione della fertilità, cioè l’insieme delle tecniche che permettono di conservare ovociti, spermatozoi o tessuti riproduttivi per un uso futuro.

La review spiega che la vitrificazione degli ovociti, una forma di congelamento ultra-rapido, rappresenta oggi una delle strategie più utilizzate, sia in caso di terapie oncologiche sia in alcune situazioni mediche non oncologiche, come l’endometriosi. Viene citato anche il cosiddetto social freezing, cioè la scelta di congelare gli ovociti per posticipare la maternità.

Gli autori, però, invitano a non semplificare: congelare ovociti non garantisce una gravidanza futura. Il risultato dipende da età, numero di ovociti raccolti, qualità biologica e condizioni cliniche complessive. Per questo il counseling multidisciplinare è considerato centrale.


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Guardare avanti con più consapevolezza

Il punto non è creare ansia attorno all’“orologio biologico”, ma favorire decisioni informate. In un Paese come l’Italia, segnato da denatalità e aumento dell’età alla prima gravidanza, conoscere meglio i meccanismi della fertilità può aiutare le donne a orientarsi prima, e meglio.

Il consiglio pratico è parlarne con il ginecologo non solo quando emergono difficoltà, ma anche in ottica preventiva, soprattutto in presenza di cicli irregolari, endometriosi, interventi ovarici o desiderio di posticipare la maternità. Informazione corretta, stili di vita sani e valutazione personalizzata restano oggi gli strumenti più utili per affrontare il tempo fertile con maggiore consapevolezza.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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