Premere il tasto “snooze” quando suona la sveglia è un gesto quotidiano per milioni di persone – rimandare l’allarme di qualche minuto e provare a recuperare ancora un po’ di sonno.
Ma cosa succede davvero al cervello in quei minuti? E soprattutto: è un comportamento innocuo oppure può indicare un problema nel modo in cui dormiamo?
Una ricerca recente condotta dai ricercatori di Mass General Brigham, affiliati alla Harvard Medical School, ha provato a rispondere a queste domande analizzando su larga scala il comportamento di chi usa la funzione snooze – offrendo uno dei quadri più completi finora disponibili su questo piccolo rituale mattutino.
Un gesto quotidiano diffusissimo
I ricercatori hanno esaminato i dati raccolti da un’app di monitoraggio del sonno utilizzata da decine di migliaia di persone. In totale sono state analizzate oltre tre milioni di notti di sonno, provenienti da circa 21.000 utenti distribuiti in diversi Paesi.
I risultati mostrano quanto sia diffuso questo comportamento.
Più della metà dei risvegli – circa il 55% – termina con almeno un rinvio della sveglia. In media, le persone utilizzano lo snooze due o tre volte prima di alzarsi definitivamente dal letto.
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Il tempo trascorso tra il primo allarme e il risveglio effettivo è relativamente breve, ma tutt’altro che trascurabile: circa undici minuti.
Questo significa che per milioni di persone la giornata non inizia con un risveglio netto, ma con una breve sequenza di micro-risvegli intervallati da sonno leggero.
Cosa succede al cervello durante lo snooze
Secondo gli autori della ricerca, il problema principale non è tanto la durata di quei minuti extra, quanto il tipo di sonno che si interrompe.
Le fasi finali della notte sono infatti spesso ricche di sonno REM, una fase del sonno importante per diversi processi cognitivi:
- memoria;
- apprendimento;
- regolazione delle emozioni;
- consolidamento delle esperienze della giornata precedente.
Quando la sveglia suona ripetutamente, il cervello entra e esce dal sonno più volte in pochi minuti.
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Questo fenomeno provoca una frammentazione della parte finale del riposo, che è proprio quella più ricca di attività cerebrale.
Per questo motivo i ricercatori sottolineano che lo snooze può ridurre la qualità del risveglio, anche se non altera in modo significativo la quantità totale di sonno.
La “sleep inertia”: il torpore dopo il risveglio
Un secondo aspetto riguarda la cosiddetta sleep inertia, cioè quella sensazione di confusione mentale e rallentamento che si prova subito dopo essersi svegliati.
Si tratta di una fase fisiologica che può durare da pochi minuti fino a mezz’ora. Durante questo periodo la vigilanza è ridotta, i tempi di reazione rallentano e la capacità di concentrazione è più bassa.
Il continuo alternarsi tra sonno e risveglio, tipico della funzione snooze, sembra prolungare questo stato di torpore.
In pratica, il cervello non ha il tempo di completare la transizione verso la piena veglia e viene riportato più volte verso una fase di sonno leggero.
Non sorprende, quindi, che molte persone riferiscano di sentirsi più stanche proprio quando utilizzano ripetutamente la sveglia a intervalli.
Chi usa di più la funzione snooze
L’analisi dei dati ha mostrato alcune tendenze interessanti nel comportamento degli utenti.
Le persone che tendono a rimandare la sveglia con maggiore frequenza presentano spesso alcune caratteristiche comuni:
- dormono mediamente meno durante la settimana lavorativa;
- hanno orari di sonno irregolari;
- mostrano un cronotipo più serale, cioè una naturale tendenza ad andare a letto tardi.
In altre parole, chi utilizza più spesso lo snooze potrebbe semplicemente essere in debito di sonno oppure avere ritmi biologici poco compatibili con l’orario della sveglia.
Non si tratta necessariamente di un disturbo del sonno, ma piuttosto di un segnale che il ritmo sonno-veglia potrebbe non essere ottimale.
Rimandare la sveglia indica un disturbo del sonno?
È una domanda che molti si pongono, ma gli stessi ricercatori invitano alla cautela.
Premere snooze ogni tanto è un comportamento molto comune e non rappresenta di per sé un problema clinico.
Tuttavia, quando diventa una routine quotidiana – con più allarmi ogni mattina – potrebbe indicare che il sonno notturno non è sufficiente o non è di buona qualità.
Gli specialisti del sonno suggeriscono di prestare attenzione soprattutto se questo comportamento si accompagna ad altri sintomi, come:
- difficoltà persistente ad alzarsi dal letto;
- forte sonnolenza durante il giorno;
- bisogno costante di recuperare sonno nei weekend;
- sensazione di stanchezza cronica nonostante ore di riposo apparentemente sufficienti.
In questi casi potrebbe essere utile valutare più attentamente le proprie abitudini di sonno o, se necessario, consultare uno specialista.
Perché il cervello chiede “ancora cinque minuti”
Dal punto di vista biologico, il desiderio di rimandare la sveglia è legato a due meccanismi fondamentali che regolano il sonno.
- il primo è la pressione omeostatica del sonno, cioè il bisogno fisiologico di dormire che aumenta durante la veglia.
- il secondo è il ritmo circadiano, l’orologio interno che regola i cicli di sonno e veglia nell’arco delle 24 ore.
Quando questi due sistemi non sono perfettamente allineati – per esempio a causa di orari irregolari, lavoro serale o uso prolungato di dispositivi elettronici – il momento del risveglio può risultare particolarmente difficile.
Il tasto snooze diventa così una sorta di compromesso temporaneo tra il bisogno biologico di dormire e la necessità di iniziare la giornata.
Migliorare il risveglio mattutino
Gli esperti di medicina del sonno suggeriscono alcune strategie semplici per ridurre la necessità di rimandare la sveglia.
Tra le più efficaci:
- mantenere orari di sonno regolari, anche nei fine settimana;
- evitare luce intensa e schermi nelle ore serali;
- assicurarsi di dormire tra sette e nove ore per notte;
- esporsi alla luce naturale al mattino.
Piccoli cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono aiutare l’orologio biologico a stabilizzarsi, rendendo il risveglio più naturale e meno faticoso.
Lo studio non demonizza la funzione snooze, ma invita a guardarla con maggiore consapevolezza.
Quel gesto apparentemente innocuo – rimandare la sveglia di qualche minuto – racconta spesso qualcosa del nostro rapporto con il sonno. Non è necessariamente il segnale di un disturbo, ma può essere un piccolo indizio che il corpo sta chiedendo più riposo o ritmi più regolari.
In un’epoca in cui il sonno viene spesso sacrificato alle esigenze della vita quotidiana, anche questi dettagli possono diventare un utile promemoria: il modo in cui ci svegliamo al mattino è strettamente legato a come abbiamo dormito durante la notte.
Fonti:
Scientific Reports – Snooze alarm use in a global population of smartphone users