Per la prima volta in Italia l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stato teatro di un intervento rivoluzionario: un trapianto simultaneo di rene e fegato, entrambi donati da un unico genitore vivente alla propria figlia di 7 anni.
Una maratona di 18 ore per una nuova vita
Il 18 dicembre 2025, un’équipe multidisciplinare ha coordinato un’operazione complessa durata ben 18 ore, coinvolgendo due sale operatorie attigue e oltre 30 professionisti tra chirurghi, anestesisti e infermieri.
La piccola paziente, originaria della Repubblica Serba, soffriva di una rara patologia genetica che aveva compromesso entrambi gli organi.
Da quando aveva 4 anni, la sua quotidianità era scandita da sessioni estenuanti di dialisi (fino a 18 ore al giorno), una condizione aggravata da una cirrosi epatica che rendeva impossibile un trapianto di solo rene.
Il protagonista di questo atto di generosità è un uomo di 37 anni che non ha esitato a offrire una parte di sé, il 25% del proprio fegato e un rene, per salvare la bambina.
L’operazione, iniziata alle 9.30 del 18 dicembre 2025, è stata una vera e propria maratona chirurgica conclusasi dopo 18 ore consecutive di lavoro, alle 3.37 del mattino seguente.
Potrebbe interessarti anche:
- Effettuato il primo trapianto di vescica al mondo: una svolta nella chirurgia medica
- Primo trapianto di fegato da maiale a uomo: una svolta storica?
- Lombardia in emergenza sangue: il Policlinico di Milano lancia l’allarme
Il successo è stato garantito da un’imponente squadra di professionisti, composta da 6 chirurghi, 7 anestesisti e 20 tra infermieri e OSS, che si sono alternati tra le due sale operatorie.
L'eccellenza bergamasca nel contesto europeo
L'intervento rappresenta un primato nazionale e un caso rarissimo a livello europeo.
Arrivata a Bergamo in ottobre con i genitori, la piccola paziente presentava un quadro clinico critico: entrambi gli organi erano gravemente compromessi.
Solitamente, in casi simili, la medicina procede per gradi, trapiantando prima l’organo più urgente e il secondo solo a distanza di tempo.
Tuttavia, l'équipe multidisciplinare del Papa Giovanni XXIII ha optato per una strategia simultanea dal duplice vantaggio:
- per la bambina ha evitato il proseguimento della dialisi dopo il trapianto di fegato, accelerando il recupero;
- per il padre ha permesso di risolvere la doppia donazione con un unico intervento in anestesia generale.
Il successo è frutto della grande esperienza del centro di Bergamo, pioniere sin dal 1999 nella tecnica "split liver".
Sebbene esistano rarissimi precedenti nella letteratura medica europea, questo intervento rappresenta un unicum assoluto per l'Italia.
Il successo è il risultato di una sinergia tra diversi reparti:
- Pediatria e Nefrologia hanno gestito la delicata fase preparatoria e le dialisi della bimba;
- Gastroenterologia e il Centro Trapianti Renali hanno curato lo screening clinico del donatore;
- il Coordinamento prelievo e trapianto ha orchestrato i complessi aspetti amministrativi e logistici.
Sicurezza e cooperazione: un ponte tra nazioni
In Italia donare un organo da vivi non è solo un atto di generosità, ma l'esito di un iter normativo e clinico estremamente severo.
Per tutelare l'integrità del donatore e la sicurezza della piccola ricevente la coppia è stata sottoposta a una valutazione di idoneità minuziosa.
Dopo la richiesta del Ministero della Salute Serbo, ogni fase è stata vagliata da una Commissione Terza e dalla Procura di Bergamo per garantire l'assoluta libertà della scelta del donatore e la sicurezza di entrambi i pazienti.
Giuseppe Feltrin, Direttore del Centro Nazionale Trapianti, ha definito l'operazione un risultato di straordinario valore etico e clinico, che testimonia la solidità del sistema trapiantologico italiano, capace di offrire speranza anche oltre i propri confini nazionali.