Perché un abbraccio caldo ci salva? La scienza dietro il contatto umano

Arianna Bordi | Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello
A cura di Arianna Bordi
Autrice con un focus su salute femminile, psicologia e salute del cervello

Data articolo – 09 Gennaio, 2026

Primo piano di una ragazza adolescente abbraccia la madre a casa

Una nuova ricerca suggerisce che la termocezione, ossia la capacità di avvertire i cambiamenti termici sulla pelle, sia una colonna portante della nostra autoconsapevolezza.

Che si tratti del gelo che punge le dita in inverno o del calore che invade le guance rientrando in casa, gli sbalzi termici rendono la nostra presenza fisica più vivida e immediata.

Ma la scienza sta scoprendo che questo dialogo tra pelle e cervello va molto più in profondità, influenzando la salute mentale e la percezione del Sé.

La termocezione: il linguaggio segreto tra pelle e cervello

Lo studio, coordinato dalla dottoressa Laura Crucianelli della Queen Mary University di Londra e dal Professor Gerardo Salvato dell’Università di Pavia, sostiene che la temperatura meriti una posizione centrale nelle neuroscienze.

"La temperatura è uno dei nostri sensi più antichi", spiega Crucianelli. "Il calore è uno dei primi segnali di protezione: lo percepiamo nel grembo materno, nelle prime fasi della vita e ogni volta che qualcuno ci abbraccia. Ci mantiene in vita, ma ci aiuta anche a sentirci noi stessi. Studiando come il cervello interpreta il caldo e il freddo, possiamo iniziare a capire come il corpo plasma la mente."

Quando la connessione termica si incrina, infatti, possono emergere disturbi profondi: alterazioni nella consapevolezza del corpo sono tratti comuni in patologie come l'ansia, la depressione, i disturbi alimentari e i traumi; chi ne soffre sperimenta spesso una sensazione di "distacco" dalla propria fisicità.


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La ricerca, inoltre, evidenzia come lesioni cerebrali o disturbi come l'anoressia nervosa siano spesso accompagnati da deficit nella percezione termica.

La scienza dietro un abbraccio

Perché il calore umano ci fa sentire così bene? La risposta risiede nella biologia del contatto, perché un abbraccio attiva vie nervose specifiche (le afferenze C-tattili e le vie termosensibili) che comunicano direttamente con la corteccia insulare, l'area del cervello dedicata all'emotività e alla regolazione interna.

Secondo Crucianelli il calore del contatto migliora la nostra capacità di riconoscerci: "Sentire il calore del contatto sulla pelle migliora la nostra capacità di percepire noi stessi dall'interno e di riconoscere la nostra esistenza. Sentiamo: 'questo è il mio corpo, e sono radicato in esso'. Il contatto caldo ci ricorda che siamo connessi, apprezzati e parte di un mondo sociale. Gli esseri umani sono predisposti alla vicinanza sociale e gli abbracci dissolvono brevemente il confine tra 'sé' e 'altro'".

Nuove frontiere tra riabilitazione e adattamento sociale

Il legame tra calore e percezione di sé non è solo una curiosità biologica, ma una relazione bidirezionale dalle enormi potenzialità cliniche.

La ricerca suggerisce un principio affascinante: manipolare la temperatura della pelle può cambiare il modo in cui sentiamo "nostro" un arto.

Infatti, studi sperimentali hanno dimostrato che il calore e il freddo agiscono come regolatori del senso di proprietà del corpo:

  • stimolazione calda: riduce le distorsioni nella percezione degli arti;
  • stimolazione fredda: tende a potenziarle.

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Una connessione che trova riscontro in casi clinici straordinari: in pazienti affetti da somatoparafrenia (la convinzione che un proprio arto appartenga a qualcun altro), il ritorno a una percezione corretta è stato accompagnato da un aumento spontaneo della temperatura delle mani.

Dunque, sebbene basate su campioni limitati, queste evidenze aprono la strada a terapie per condizioni complesse come la disforia dell'integrità corporea, spesso resistenti alle cure tradizionali.

Ecco altri possibili ambiti di applicazione:

  • riabilitazione: nuove terapie sensoriali per pazienti reduci da ictus;
  • protesi "umane": sviluppo di arti artificiali capaci di trasmettere sensazioni termiche, rendendo l'integrazione nel paziente più naturale;
  • psicologia e clima: gli autori sollevano un interrogativo cruciale: come influirà il riscaldamento globale sul nostro benessere psicologico?

Innovazione e patologie silenziose

Un esempio lampante è lo sviluppo di protesi sensibili alla temperatura, capaci di restituire sensazioni termiche agli amputati e trasmettere al cervello un segnale di "naturalità" che facilita l'accettazione dell'arto artificiale, riducendo lo stress psicologico e i costi legati al rigetto della protesi.

Dall'altro lato, la ricerca suggerisce che molte condizioni comuni potrebbero nascondere disturbi della percezione corporea non ancora diagnosticati:

  • menopausa e Fenomeno di Raynaud: le vampate di calore o i deficit vasomotori potrebbero alterare il senso di proprietà del corpo, causando disagio psicologico;
  • morbo di Parkinson: le disfunzioni autonomiche (sudorazione anomala, percezioni termiche alterate) potrebbero essere collegate alle alterazioni della proprietà corporea tipiche di questa patologia, un'ipotesi che aprirebbe nuovi scenari terapeutici per migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Fonti:

Cell - Shaping bodily self-awareness through thermosensory signals

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