Quando a settembre (o dopo una pausa) i bambini tornano a frequentare asili e scuole, è comune vedere un aumento simultaneo di raffreddori, influenze, malattie respiratorie o gastrointestinali.
Questo fenomeno – spesso definito “ondata scolastica” – non è un mistero: ha radici biologiche, ambientali e comportamentali.
Scopriamo di più – anche grazie alle parole dello specialista.
Fattori che favoriscono le ondate
Il Dr. Giuseppe Pingitore, Pediatra e Allergologo, afferma che le “ondate scolastiche”, che è più corretto chiamare “infezioni respiratorie ricorrenti”, dipendono da una combinazione di fattori: alla base di questo fenomeno, oltre alle cause che vengono di seguito specificate nel dettaglio, ci sono il fattore età (più il bambino è piccolo e più si ammala) e la predisposizione individuale – soprattutto verso le malattie allergiche (atopia), condizione questa che interessa una percentuale di popolazione che oscilla intorno al 20-30%.
Altre cause possono essere:
- frequenti contatti ravvicinati: nelle scuole i bambini stanno molte ore insieme, condividono ambienti, spazi chiusi, banchi, giocattoli, materiali comprati dalla scuola, e superfici comuni: tutto ciò facilita la trasmissione da “mano–oggetto–mano/aria”;
- sistema immunitario in via di sviluppo: nei bimbi più piccoli, il sistema immunitario non è ancora “allenato”: ciò li rende più suscettibili a virus e batteri. Un numero significativo di malattie respiratorie croniche di inizio asilo o primaria deriva da questo;
- virus stagionali e ambiente freddo/invernale: nell’autunno/inverno aumenta la circolazione di virus influenzali, parainfluenzali, rinovirus, virus respiratorio sinciziale (RSV) e altri patogeni. L’aria fredda e secca facilita la sopravvivenza dei virus, mentre le basse temperature possono rendere le mucose più vulnerabili;
- reset immunitario dopo periodi di minore circolazione virale: in particolari circostanze (come lockdown, riduzione di socialità, cambi stagionali) i bambini possono “saltare” molte delle infezioni stagionali tipiche: quando tornano a stare in comunità, tanti virus colpiscono “in una volta”;
- scarsa igiene collettiva nelle scuole: le scuole – soprattutto asili e primarie – spesso non sono attrezzate per pratiche regolari e strutturate di igiene e sanificazione: lavaggio mani non sempre regolare, superfici condivise, ricambio d’aria limitato. Ciò facilita la propagazione dei patogeni.
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Quanto è normale ammalarsi molte volte all’anno in tenera età?
Sempre il Dr. Pingitore racconta che un aspetto cruciale è quello della definizione dei criteri di normalità: i genitori, spesso, riferiscono al medico che il loro bambino è “sempre ammalato” ma, in realtà, i documenti di consenso redatti da esperti delle principali società scientifiche pediatriche (SIP, SIAIP, SIMRI) definiscono “normalità” quanto segue.
Bambini 1-3 anni
6 o più infezioni delle vie respiratorie (delle quali 1 può essere polmonite, anche grave) in un anno o 2 polmoniti non gravi confermate da criteri clinici e/o radiologici in un anno.
Bambini 3-6 anni
5 o più infezioni delle vie respiratorie (delle quali 1 può essere polmonite, anche grave) in un anno o 2 polmoniti non gravi confermate da criteri clinici e/o radiologici in un anno.
Bambini 6-12 anni
3 o più infezioni delle vie respiratorie (delle quali 1 può essere polmonite, anche grave) in un anno o 2 polmoniti non gravi confermate da criteri clinici e/o radiologici in un anno.
Ondate scolastiche: perché sembrano “colpire tutti insieme”
Da quanto visto, le ondate non sono casuali ma rispondono a dinamiche prevedibili.
Alcuni punti chiave:
- quando un solo bambino contrae un virus, in un ambiente scolastico chiuso e con molti contatti, può generarsi rapidamente una catena di contagio;
- se la scuola è frequentata da molti bambini contemporaneamente, le probabilità che il virus circoli aumentano – e se il virus è stagionale (influenza, raffreddore, virus respiratori), è probabile che molti lo contraggano nella stessa finestra temporale;
- i virus respiratori e oro-nasali si trasmettono per via aerea o per droplet: respirazione, starnuti, tosse o semplicemente parlare vicino sono sufficienti. Non servono condizioni estreme: l’interazione costante basta;
- se molti bambini sono fragili immunologicamente (nidi, asili, prime elementari), l’ondata può diventare ampia e rapida.
Cosa possono fare le scuole, i genitori e i pediatri per “rompere” l’onda
Per ridurre la probabilità o l’impatto delle ondate scolastiche, si possono adottare alcune buone pratiche:
- promuovere una buona igiene respiratoria e delle mani: lavarsi spesso le mani, insegnare ai bambini l’uso di fazzoletti o gomito quando starnutiscono/tossiscono;
- arieggiare regolarmente le aule e gli ambienti chiusi, per migliorare il ricambio d’aria;
- tenere a casa i bambini non appena iniziano a stare male — evitare di mandarli “solo con un po' di raffreddore”, per prevenire la diffusione;
- in situazioni di focolai molto estesi, alcune strategie — come la chiusura temporanea di una classe o grado — possono ridurre significativamente la diffusione;
- promuovere la consapevolezza: l’“ondata scolastica” non è un segno di cattiva salute permanente, ma spesso un fenomeno transitorio legato a condizioni di contatto, ambiente e stagione.
Fonti:
- Scientific Report – Airborne Influenza A Virus Exposure in an Elementary School
- PubMed – Estimating SARS-CoV-2 transmission in educational settings: A retrospective cohort study
- Springer Nature Link – Epidemiological study of post-pandemic pediatric common respiratory pathogens using multiplex detection
- PubMed – School knowledge of infectious diseases in schools: conducting surveillance and on-demand, symptomatic respiratory viral testing in a large pre-kindergarten-12th grade school district
- Cornell University – High-resolution measurements of face-to-face contact patterns in a primary school
- MDPI – Epidemiological Changes in Respiratory Viral Infections in Children: The Influence of the COVID-19 Pandemic