Ovaie dopo la menopausa, non sono “spente”: lo studio che suggerisce un nuovo ruolo nell’invecchiamento

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Luglio, 2026

donna in menopausa ha caldane

La menopausa viene spesso raccontata come il momento in cui il sistema riproduttivo femminile conclude la propria attività. Le ovaie smettono di rilasciare ovuli, la fertilità si interrompe e il loro ruolo viene considerato, almeno in apparenza, esaurito. 

La biologa della riproduzione Francesca Duncan, della Northwestern University in Illinois, sta studiando da tempo che cosa accade alle ovaie dopo la fine della fase fertile. L’idea di partenza è che questi organi potrebbero continuare ad avere un ruolo biologico anche dopo la menopausa, in una fase della vita sempre più lunga per molte donne.

L’aumento dell’aspettativa di vita rende la questione ancora più rilevante. Oggi molte persone trascorrono decenni dopo la menopausa, ma il funzionamento del corpo in questa lunga fase non è ancora compreso in tutti i suoi dettagli. Le ovaie, secondo i nuovi dati, potrebbero non andare semplicemente “in pensione”: potrebbero piuttosto cambiare funzione.

Lo studio sui topi e le diverse età riproduttive

La nuova ricerca, pubblicata su Molecular Human Reproduction, è stata condotta su modelli murini. I ricercatori hanno analizzato le ovaie di topi di 2 mesi, 18 mesi e 24 mesi, scelte per rappresentare fasi diverse del ciclo riproduttivo dell’animale. Nei topi, infatti, la funzione ovarica tende a spegnersi intorno ai due anni di vita.

Va precisato che la menopausa dei topi non coincide perfettamente con quella umana. Negli esseri umani, per esempio, la menopausa è accompagnata da un calo netto degli estrogeni; nei topi questo andamento è diverso. Tuttavia, i modelli animali possono offrire indizi utili perché condividono con l’uomo una parte della storia evolutiva e alcuni meccanismi biologici.

Per ogni animale, i ricercatori hanno esaminato un’ovaia al microscopio, osservando l’organizzazione dei tessuti nelle varie fasi della vita. Sull’altra ovaia hanno eseguito un’analisi di sequenziamento dell’RNA, una tecnica che permette di capire non solo quali geni siano presenti, ma anche quali siano attivamente coinvolti nella produzione di proteine.

La funzione riproduttiva rallenta, ma l’organo cambia identità

Come previsto, con l’età le ovaie dei topi mostravano segni chiari di declino riproduttivo. I campioni più anziani avevano meno follicoli e presentavano cambiamenti nella disposizione dei tessuti e del collagene. Questo conferma ciò che già si sa: la capacità riproduttiva si riduce progressivamente.

La parte più interessante, però, riguarda ciò che accade dopo. Le ovaie non sembravano diventare semplicemente inattive. L’analisi molecolare ha mostrato un cambiamento nel loro profilo: da una funzione prevalentemente riproduttiva a una firma più legata al sistema immunitario.

Nei tessuti ovarici post-riproduttivi i ricercatori hanno osservato un aumento dell’infiltrazione di cellule T, macrofagi e cellule giganti multinucleate. Sono elementi associati alle risposte immunitarie e infiammatorie. Questo suggerisce che, dopo la fine della funzione riproduttiva, l’ovaio possa acquisire una nuova identità biologica, più vicina a quella di un organo coinvolto in processi immunitari e infiammatori.

Un possibile ruolo nell’invecchiamento dell’intero organismo

Secondo gli autori, questi risultati mettono in discussione l’idea che l’ovaio post-riproduttivo sia un organo inerte. Al contrario, sembra continuare a modificarsi a livello molecolare e potrebbe influenzare l’organismo attraverso segnali endocrini e paracrini, cioè messaggi chimici che agiscono sia a distanza sia sui tessuti vicini.

Il punto è ancora da chiarire, ma l’ipotesi è importante: le ovaie, anche dopo la menopausa, potrebbero contribuire ad alcuni aspetti dell’invecchiamento sistemico. Non più attraverso la produzione di ovuli, ma attraverso cambiamenti immunitari, infiammatori e forse ormonali ancora poco esplorati.

Questa idea si collega anche a un altro studio condotto da Duncan su tessuti ovarici di 28 donne in post-menopausa, non ancora sottoposto a revisione tra pari. In quel lavoro, le proteine prodotte dal tessuto ovarico risultavano diverse a seconda delle fasce d’età. Se le ovaie fossero davvero completamente inattive dopo la fase fertile, una variazione di questo tipo sarebbe meno attesa.

Perché il dato può essere rilevante per la salute femminile

Le implicazioni potrebbero essere importanti, soprattutto per la medicina della post-menopausa. Se le ovaie continuano ad avere un ruolo biologico dopo la fine della fertilità, allora il loro stato potrebbe incidere su aspetti più ampi della salute nella seconda parte della vita.

Questo riguarda anche le persone che hanno subito la rimozione chirurgica delle ovaie. La ricerca non stabilisce ancora conseguenze cliniche dirette, ma invita a guardare con maggiore attenzione a ciò che l’ovaio potrebbe continuare a fare dopo la fase riproduttiva. In passato, la sua importanza è stata spesso letta quasi esclusivamente in rapporto alla fertilità e alla produzione ormonale.

Lo studio suggerisce invece che la questione sia più articolata. Le ovaie potrebbero partecipare a processi legati all’infiammazione, all’immunità e forse all’invecchiamento generale. Capire meglio questi meccanismi potrebbe aiutare a sviluppare strategie più precise per la salute delle donne dopo la menopausa.

Uno studio promettente, ma ancora da interpretare con prudenza

I risultati non permettono di dire che lo stesso accada esattamente nel corpo umano. Lo studio principale è stato condotto sui topi, e i modelli animali hanno limiti evidenti. La menopausa umana è più complessa, dura più a lungo e si inserisce in un contesto ormonale e metabolico diverso.

Per questo la ricerca va interpretata come una pista, non come una conclusione definitiva. Mostra però che l’ovaio post-riproduttivo merita di essere studiato con più attenzione. Non basta sapere che non rilascia più ovuli: bisogna capire quali segnali produce, quali cellule lo abitano e come cambia nel tempo.

La visione tradizionale della menopausa, in cui le ovaie vengono considerate organi ormai inattivi, potrebbe quindi essere parziale. Dopo la fine della fertilità, non sembrano spegnersi del tutto. Cambiano struttura, cambiano attività molecolare e forse assumono un ruolo diverso, ancora da definire.

Una nuova domanda sulla vita dopo la menopausa

La ricerca di Duncan e del suo gruppo apre una domanda semplice ma rilevante: che cosa fanno davvero le ovaie dopo la menopausa? La risposta, almeno nei modelli studiati, non è “nulla”. Sembrano attraversare una trasformazione, passando da una funzione riproduttiva a un profilo più legato all’immunità.

È un cambiamento che potrebbe avere effetti sulla salute generale e sull’invecchiamento, ma serviranno nuovi studi per capirne il peso reale nell’essere umano. Per ora, il dato più importante è culturale e scientifico insieme: la menopausa non dovrebbe essere vista solo come una fine, ma anche come una fase biologica attiva, con meccanismi ancora poco conosciuti.

Fonti

ScienceAlert - Ovaries Appear to Develop an Incredible Second Role After Menopause

Ultimo aggiornamento – 03 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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