In Italia sono circa 3 milioni le persone che convivono con un disturbo del comportamento alimentare. Ma il quadro clinico si sta trasformando: accanto a anoressia e bulimia emergono nuove forme, spesso meno conosciute ma non meno gravi, che coinvolgono soprattutto adolescenti e giovani adulti.
Vediamo quali sono i nuovi disturbi alimentari e perché é un argomento di forte attualità.
Nuovi disturbi alimentari: perché se ne parla oggi
A delineare l'evoluzione delle nuove forme di disturbo alimentare (come riportato da Ansa) è stata la psichiatra Laura Dalla Ragione, in vista della Giornata mondiale dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
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I dati sulla mortalità - oltre 3.500 decessi nel 2025 legati a queste patologie - confermano che si tratta di un’emergenza sanitaria con profonde derivazioni mediche e psicologiche.
Secondo il censimento dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia sono attivi 150 centri specializzati: 120 pubblici e 30 privati accreditati; 78 al Nord; 31 al Centro; 41 tra Sud e Isole. Una rete da considerarsi ancora disomogenea, e che contribuisce a differenze territoriali negli esiti clinici.
Nuovi disturbi alimentari: quali sono
Ecco le principali “nuove declinazioni” dei disturbi alimentari.
Arfid (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder)
L’Arfid è una forma di disturbo alimentare relativamente recente e, quindi, ancora poco conosciuta.
Chi ne soffre limita drasticamente la varietà degli alimenti consumati, non per paura di ingrassare, ma per avversioni sensoriali, paura di soffocamento o scarso interesse verso il cibo.
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Può manifestarsi a qualsiasi età, ma è più frequente nell’infanzia e nell’adolescenza, con una prevalenza maggiore nei maschi (circa 60%). Le conseguenze di un approccio alimentare simile possono coinvolgere carenze nutrizionali significative, perdita di peso e compromissione dello sviluppo.
Diabulimia
La diabulimia riguarda persone con diabete di tipo 1 che riducono o omettono volontariamente l’insulina per perdere peso. Si tratta di una condotta estremamente pericolosa, che espone a complicanze acute e croniche: chetoacidosi; danni renali; neuropatie; aumento del rischio cardiovascolare.
Si tratta, dunque, di una forma ibrida, che si posiziona al confine tra disturbo alimentare e gestione patologica della malattia cronica.
Ortoressia
L’ortoressia è l’ossessione per il mangiare “sano”. Non è la ricerca di un’alimentazione equilibrata a definirla, ma la rigidità estrema, l’eliminazione progressiva di intere categorie di alimenti e il senso di colpa per ogni trasgressione.
Si tratta di un atteggiamento spessamente diffuso in contesti sportivi e palestre, può condurre a isolamento sociale, carenze nutrizionali e ansia costante legata al controllo del cibo.
Bigoressia
Nota anche come dismorfia muscolare, la bigoressia colpisce prevalentemente i maschi ed è caratterizzata dall’ossessione per la massa muscolare. Chi ne soffre si percepisce troppo esile anche quando è muscoloso e dedica tempo eccessivo ad allenamento e dieta iperproteica.
Può associarsi a uso improprio di integratori o sostanze dopanti e a una compromissione della vita relazionale.
Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder)
Il binge eating disorder è caratterizzato da abbuffate ricorrenti, durante le quali si possono assumere quantità molto elevate di cibo - fino a migliaia di calorie in poche ore - senza comportamenti compensatori successivi.
Le conseguenze includono aumento di peso; rischio metabolico; diabete; depressione; forte senso di vergogna e perdita di controllo. E insieme a questi un potenziale e conseguente rischio di cadere in disturbi alimentari restrittivi, inserendo l'individuo in un circolo vizioso da cui uscire diventa molto difficile.
Nuovi disturbi alimentari: legami con autolesionismo e spettro autistico
Una quota significativa di pazienti, in modo particolare adolescenti, presenta comportamenti autolesivi associati ai disturbi alimentari.
Inoltre, nel 30% dei casi di anoressia si osservano tratti riconducibili allo spettro autistico. Tali evidenze pongono sotto i riflettori una complessità clinica che richiede approcci multidisciplinari.
Ma quali sono, nella contemporaneità, le variabili che spingono maggiormente verso un incremento e un aggravarsi di questi disturbi?
Secondo la comunità degli psicologi, tra i fattori di diffusione più potenti vi sono:
- i social media, che amplificano ideali irrealistici di magrezza;
- Applicazioni che pongono a disposizione strumenti di monitoraggio calorico e corporeo facilmente accessibili. Un monitoraggio che si trasforma in controllo tossico.
La prevenzione occorre necessariamente che passi dall’educazione alimentare, dal rafforzamento dell’autostima e dall’accesso tempestivo a centri specializzati, ma ancora prima dalla consapevolezza di sé e dalla capacità di giudizio critico.
Sicché la capacità di riconoscere precocemente i segnali si traduce in possibilità di intervenire prima che il disturbo diventi una minaccia per la vita.
Fonti:
Ansa - Dall'Arfid all'ortoressia, ecco i nuovi disturbi dell'alimentazione - Un quadro con 'nuove declinazioni' per la psichiatra Dalla Ragione