Melanotan II, l’abbronzante social che allarma i dermatologi

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 10 Luglio, 2026

Una ragazza che si spalma della crema sulla schiena abbronzata

Un prodotto noto online anche come “Barbie drug” sta attirando l’attenzione dei dermatologi in diversi Paesi. Si tratta del melanotan II, una sostanza sintetica promossa sui social come metodo rapido per scurire la pelle senza affidarsi esclusivamente all’esposizione solare.

Il prodotto continua a essere venduto online sotto forma di fiale da iniettare o spray nasali, nonostante in Paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Danimarca non sia approvato come cosmetico e, in molti casi, ne sia vietata la commercializzazione come prodotto abbronzante.

Secondo Simone Goldinger, medico e ricercatrice in dermatologia dell’Università del Queensland, il problema è che molti contenuti pubblicati sui social insistono sul risultato estetico e raramente descrivono i rischi. Le persone possono così arrivare ad autosomministrarsi una sostanza senza supervisione medica, senza garanzie sul dosaggio e, soprattutto, senza avere sempre la certezza di ciò che è realmente contenuto nel prodotto acquistato.

Cos’è il melanotan II e come agisce

Il melanotan II nasce da un programma di ricerca avviato negli anni Ottanta all’Università dell’Arizona, dove gli studiosi cercavano sostanze capaci di stimolare la pigmentazione della pelle.

La molecola è un analogo sintetico dell’alfa-MSH, un ormone prodotto naturalmente dall’organismo che stimola i melanociti, cioè le cellule responsabili della produzione di melanina. Da quelle ricerche nacquero melanotan I e melanotan II.

Il principio alla base dell’effetto abbronzante è relativamente semplice: il farmaco stimola le cellule pigmentarie attraverso recettori normalmente coinvolti nella risposta ai raggi ultravioletti. In questo modo può indurre un inscurimento della pelle anche senza la stessa esposizione ai raggi UV necessaria per ottenere una normale abbronzatura.


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È proprio questo aspetto ad aver favorito la sua diffusione online. Ma l’assenza del sole non significa automaticamente assenza di rischi.

La preoccupazione maggiore riguarda i nei

Dal punto di vista dermatologico, uno dei problemi principali è l’effetto sui nei e sulle altre lesioni pigmentate.

Il melanotan II aumenta la produzione di melanina e può rendere più scuri nei già presenti. Alcuni utilizzatori hanno inoltre riferito la comparsa di nuove lesioni pigmentate o un aumento del loro numero.

Questo può creare una difficoltà concreta durante i controlli dermatologici. Quando numerosi nei cambiano colore o aspetto nello stesso periodo, distinguere una trasformazione sospetta da un semplice effetto della sostanza può diventare più complesso.

Esistono anche segnalazioni cliniche di melanomi comparsi in persone che utilizzavano melanotan, ma le prove disponibili non permettono di stabilire che il farmaco ne sia direttamente la causa. Il possibile legame resta quindi incerto. La preoccupazione biologica deriva però dal fatto che la sostanza stimola in modo persistente proprio le cellule pigmentarie coinvolte nel melanoma.

Non ci sono prove che protegga dal tumore della pelle

Uno degli equivoci più diffusi riguarda una presunta protezione dai danni solari. Uno studio del 2024 ha osservato che, tra i post sui social dedicati al melanotan e al tumore della pelle, circa uno su tre sosteneva che il prodotto potesse avere un effetto protettivo.

Non esistono però prove che il melanotan II prevenga il cancro cutaneo.

Un’altra ricerca pubblicata nel 2025, basata su interviste a 29 utilizzatori, ha rilevato che molti partecipanti erano poco preoccupati dagli effetti avversi a lungo termine e ritenevano che la sostanza potesse proteggerli dal tumore perché riduceva la probabilità di scottarsi.

Secondo gli specialisti, questa convinzione è particolarmente rischiosa. Una pelle più scura non annulla i danni provocati dai raggi ultravioletti e non rende superflua la protezione solare. Il timore è che chi si sente più “protetto” finisca per esporsi più a lungo al sole, aumentando proprio quel danno UV che è noto per favorire i tumori cutanei.

Tra gli effetti avversi anche erezioni prolungate

Il melanotan II non agisce soltanto sulla pigmentazione. Durante il suo sviluppo i ricercatori osservarono anche importanti effetti sulla funzione sessuale maschile. Tra i rischi segnalati c’è il priapismo, cioè un’erezione persistente e dolorosa che può rappresentare un’emergenza medica.

Un caso clinico pubblicato nel 2021 descrive un uomo di 55 anni arrivato in pronto soccorso con un’erezione durata 30 ore dopo essersi iniettato 2 milligrammi di melanotan II nell’addome. L’uomo utilizzava il prodotto da oltre sei anni per scurire la pelle prima dell’estate e riferiva anche una forte nausea dopo le iniezioni.

Dopo il fallimento dei primi tentativi terapeutici, i medici dovettero sottoporlo ad anestesia generale per drenare il sangue dal pene e risolvere il priapismo. Molti utenti online descrivono effetti più lievi, ma mancano ancora studi sufficienti per stabilire con precisione quanto siano frequenti le diverse reazioni avverse.

Il problema dei prodotti acquistati online

Un ulteriore elemento di rischio è la provenienza. Il melanotan II venduto attraverso siti web e canali social può arrivare al consumatore senza controlli affidabili sulla purezza, concentrazione o sterilità.

Nel caso delle formulazioni iniettabili, questo aggiunge ai possibili effetti della molecola anche i rischi legati all’autosomministrazione di un prodotto dalla composizione non sempre verificabile.

La popolarità sui social può inoltre creare un’apparenza di normalità: vedere influencer o altri utenti utilizzare una sostanza senza conseguenze immediate può farla sembrare più sicura di quanto sia realmente.

Una tendenza ancora poco studiata

Le conoscenze scientifiche sul melanotan II restano incomplete. Non è ancora chiaro quanto siano frequenti i suoi effetti avversi né se esista un rapporto causale diretto con il melanoma. Proprio questa incertezza, però, è uno dei motivi per cui i dermatologi invitano alla cautela.

Ciò che si sa è che il prodotto può modificare la pigmentazione dei nei, stimolare le cellule che producono melanina, provocare effetti sistemici e non offre una protezione dimostrata dai danni dei raggi UV.

Fonti:

ScienceAlert - An Illegal Injectable Tanning Drug Is Trending on TikTok – And It's Giving People Dangerous Moles

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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