Una radice della medicina cinese potrebbe aprire nuove strade contro la caduta dei capelli

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
Seguici su Google Discover Aggiungici alle Fonti Preferite di Google

Data articolo – 14 Giugno, 2026

Un uomo quasi pelato

L’alopecia androgenetica è la forma più comune di perdita dei capelli e riguarda milioni di uomini e donne nel mondo. Si sviluppa gradualmente: i follicoli piliferi diventano più piccoli, producono capelli sempre più sottili e corti, fino a rallentare molto o interrompere quasi del tutto la crescita.

I trattamenti oggi disponibili, come finasteride e minoxidil, possono aiutare molti pazienti, ma non funzionano allo stesso modo per tutti. Alcune persone temono gli effetti collaterali, tra cui disturbi sessuali associati alla finasteride o irritazioni del cuoio capelluto legate al minoxidil. Per questo la ricerca continua a valutare approcci diversi, compresi quelli derivati da sostanze naturali già usate nella medicina tradizionale.

Il ruolo del Polygonum multiflorum

Una nuova revisione scientifica ha riportato l’attenzione sul Polygonum multiflorum, una radice utilizzata da oltre 1.000 anni nella medicina tradizionale cinese. Storicamente veniva associata alla capacità di “nutrire” l’organismo e favorire capelli più scuri e sani, ma oggi l’interesse riguarda soprattutto i suoi possibili meccanismi biologici.


Potrebbe interessarti anche:



Secondo i ricercatori, questa pianta potrebbe agire su più fronti. Nell’alopecia androgenetica ha un ruolo importante il diidrotestosterone, un ormone che contribuisce alla miniaturizzazione dei follicoli. La revisione suggerisce che il Polygonum multiflorum possa ridurre l’impatto di questo ormone, proteggendo i follicoli da uno dei principali fattori responsabili del diradamento.

Un’azione su più meccanismi

La radice potrebbe anche aiutare le cellule dei follicoli a sopravvivere più a lungo e attivare segnali biologici coinvolti nella rigenerazione, come le vie Wnt e Shh. Questi percorsi regolano la crescita cellulare, la comunicazione tra cellule e il passaggio dei follicoli dalla fase di riposo alla fase attiva di crescita.

Un altro possibile effetto riguarda la circolazione del cuoio capelluto. Migliorare il flusso sanguigno può favorire l’arrivo di ossigeno e nutrienti ai follicoli, creando condizioni più adatte alla crescita di capelli più sani. È proprio questa azione multipla a rendere il Polygonum multiflorum interessante agli occhi dei ricercatori, perché non sembrerebbe concentrarsi su un solo bersaglio biologico.

Promettente, ma non ancora una cura

Gli autori della revisione sottolineano però che la preparazione della pianta è fondamentale. Nella medicina tradizionale cinese il Polygonum multiflorum viene solitamente processato prima dell’uso, un passaggio considerato importante per sicurezza e attività biologica. Questo dettaglio è rilevante perché naturale non significa automaticamente sicuro: dose, qualità del prodotto e modalità di preparazione possono cambiare molto gli effetti.

Per ora le evidenze derivano soprattutto da studi di laboratorio, osservazioni cliniche limitate e confronti con testi storici. Serviranno quindi studi clinici più ampi e controllati per capire se questa radice possa davvero diventare un trattamento efficace e sicuro contro l’alopecia androgenetica.

La ricerca non indica che il Polygonum multiflorum possa sostituire subito le terapie attuali. Suggerisce però che una sostanza usata da secoli potrebbe contenere principi utili per sviluppare nuovi trattamenti contro la perdita dei capelli.

Fonti:

  • Science Daily - Ancient Chinese medicine could transform hair loss treatment
  • Science Direct - Research progress on the application of Pleuropterus multiflorus in the treatment of androgenetic alopecia

Ultimo aggiornamento – 09 Giugno, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
Un medico da sostegno ad una ragazza
Cancro in aumento nel mondo: entro il 2050 potrebbero mancare 100 milioni di operatori sanitari

Un rapporto avverte che la crescita dei casi di tumore rischia di mettere sotto pressione i sistemi sanitari globali, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.

Un genitore che mette la crema solare al figlio in spiaggia
Sole e pelle: perché la protezione solare non serve solo “per non scottarsi”

Molte persone associano la crema solare esclusivamente alla prevenzione delle scottature. In realtà, proteggere la pelle dai raggi UV è importantissimo.