Medici di famiglia sotto quota 37mila: cosa sta succedendo

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Salvatore Privitera
Seguici su Google Discover Aggiungici alle Fonti Preferite di Google

Data articolo – 08 Ottobre, 2026

medico di famiglia con paziente

In Italia ci sono sempre meno medici di famiglia e il calo, secondo la Federazione italiana medici di medicina generale, sta diventando sempre più difficile da compensare. A lanciare l’allarme è stato Silvestro Scotti, segretario nazionale della Fimmg, intervenuto durante il congresso della federazione in corso a Villasimius, in Sardegna. Il dato indicato è netto: i medici di famiglia sarebbero ormai meno di 37mila, mentre appena sette anni fa erano circa 43mila.

La riduzione arriva in una fase delicata anche dal punto di vista demografico. La popolazione italiana sta invecchiando e aumenta quindi il bisogno di assistenza continuativa, controlli e gestione delle patologie croniche. Allo stesso tempo, molti professionisti si avvicinano alla pensione e il ricambio generazionale non procede abbastanza velocemente. Secondo Scotti, per rendere nuovamente attrattiva la professione servono investimenti sui giovani medici e un quadro contrattuale più aggiornato.

Sempre meno medici, ma sempre più pazienti da seguire

La conseguenza più immediata della riduzione del numero dei professionisti è l’aumento del carico di lavoro. Secondo i dati citati dalla Fimmg, oltre il 50% dei medici di medicina generale assisterebbe oggi più del massimale teorico di 1.500 pazienti.

Questo significa che una parte consistente dei medici di famiglia si trova a gestire un numero di assistiti superiore alla soglia normalmente considerata come riferimento. La questione non riguarda soltanto la quantità di visite. Il medico di medicina generale è chiamato a seguire nel tempo pazienti anziani, persone con più patologie croniche, terapie complesse e necessità assistenziali che richiedono continuità e coordinamento con altri servizi.

È quindi il rapporto tra numero di professionisti disponibili e popolazione assistita a diventare sempre più delicato.

I pensionamenti rischiano di accentuare il problema

Negli ultimi anni è stata prevista la possibilità, su base volontaria, di prolungare l’attività dei medici fino a 73 anni. La misura, però, non sembra sufficiente a compensare il numero di professionisti che lasciano il servizio.

Tra le regioni indicate come più esposte ai pensionamenti figurano Lazio e Campania. In quest’ultima, secondo quanto riferito da Scotti, il prossimo anno potrebbe andare in pensione circa un terzo dei medici. Il problema è quindi destinato a proseguire se le uscite non verranno compensate da un numero adeguato di nuovi professionisti.

Secondo il segretario della Fimmg, uno dei passaggi necessari è rendere più attrattivo l’ingresso nella medicina generale, intervenendo sulle condizioni di lavoro e sulle prospettive offerte ai giovani.

Il contratto collettivo è fermo dal 2024

Tra i nodi sollevati dalla Fimmg c’è anche quello contrattuale. L’Accordo collettivo nazionale dei medici di famiglia, ha ricordato Scotti, è fermo al 2024. Secondo il rappresentante della federazione, il suo rinnovo potrebbe essere uno degli strumenti utili per migliorare l’attrattività della professione.

Il punto centrale è riuscire a garantire ai giovani medici condizioni che rendano sostenibile una carriera nella medicina generale, sia sul piano organizzativo sia su quello professionale. La diminuzione del numero di medici non può infatti essere letta soltanto come effetto dei pensionamenti: alla base c’è anche il problema di creare un ricambio stabile e sufficiente.

Nei prossimi anni potrebbero mancare migliaia di professionisti

A delineare un quadro critico non sono soltanto i dati della Fimmg.

Secondo il rapporto “Le leve per la crescita”, curato da Roberto Garofoli per l’Associazione nazionale comuni italiani, nei prossimi anni potrebbe emergere una carenza complessiva di circa 28mila medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.

Le difficoltà, secondo il rapporto, sarebbero particolarmente marcate nel Sud Italia.

Lo stesso studio stima inoltre che circa il 42% dei medici di medicina generale oggi in servizio potrebbe lasciare il sistema per raggiunti limiti pensionistici.

Sono proiezioni che non descrivono automaticamente ciò che accadrà in ogni singola regione, ma indicano quanto il problema del ricambio generazionale possa diventare rilevante.

La carenza riguarda anche il nuovo assetto dell’assistenza territoriale

La riduzione dei medici di famiglia rischia di avere effetti anche sulla riorganizzazione della sanità territoriale.

Case e ospedali di comunità sono stati pensati per rafforzare l’assistenza fuori dagli ospedali e avvicinare i servizi sanitari ai cittadini. Per funzionare, però, hanno bisogno di personale sufficiente e di una rete territoriale capace di prendere in carico i pazienti in maniera continuativa.

In questo quadro, la disponibilità dei medici di medicina generale resta centrale. Se il numero dei professionisti continua a diminuire mentre cresce il fabbisogno assistenziale, il rischio è che aumentino sia il carico di lavoro dei medici rimasti sia le difficoltà dei cittadini nel trovare un professionista disponibile.


Potrebbe interessarti anche:


Il nodo è rendere di nuovo attrattiva la medicina generale

Il problema, secondo la Fimmg, non può quindi essere affrontato soltanto cercando di trattenere più a lungo i medici già in servizio. Serve lavorare anche sull’ingresso di nuove generazioni nella professione.

Scotti ha indicato come priorità investimenti sul personale, maggiore attrattività professionale e aggiornamento del contratto collettivo. Il quadro descritto parte da un dato semplice: da circa 43mila medici di famiglia di sette anni fa si è scesi sotto quota 37mila.

Contemporaneamente, più della metà dei professionisti seguirebbe già oltre 1.500 assistiti e una parte consistente della categoria è destinata ad andare in pensione nei prossimi anni. La sfida sarà quindi riuscire a sostituire chi esce dal sistema senza aumentare ulteriormente il carico su chi resta. In un Paese che invecchia e ha bisogno di sempre più assistenza territoriale, il medico di famiglia continua infatti a rappresentare uno dei primi punti di accesso alle cure. 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
Contenuti correlati
caregiver aiuta persona anziana
Legge 104, bisogna rifare la visita dal 2027? Cosa prevede davvero la riforma

Dal 1° gennaio 2027 la riforma della disabilità sarà estesa a tutta Italia, ma chi ha già un verbale della Legge 104 non dovrà automaticamente rifare la visita. Ecco cosa cambia per accertamenti e revisioni.

Il sito dell'INPS
Sei un insegnante? Il rimborso sanitario INPS che forse non conosci

Spese sanitarie, fino a 10mila euro di rimborso per i maestri iscritti INPS: requisiti, ISEE, spese ammesse e domanda.