Malattia renale, il test che può scoprirla prima (ma che si usa poco)

Dr. Marcello Agosta
Revisionato da Dr. Marcello Agosta — Chirurgo Generale, Medico Generale
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 03 Ottobre, 2026

Un medico che tiene in mano un modellino cartonato dei reni

La malattia renale cronica interessa in Italia tra 3,5 e 4 milioni di adulti, ma una parte delle persone coinvolte può non sapere di averla. Il problema è proprio questo: nelle fasi iniziali la patologia può essere riconosciuta con difficoltà e la diagnosi può arrivare quando il danno renale è già avanzato, rendendo più complesso intervenire sulla progressione della malattia.

Esiste però un esame semplice e non invasivo che può aiutare a intercettare precocemente alcuni segnali di sofferenza renale: il rapporto albumina/creatinina urinaria, indicato con la sigla uACR. Il test è già disponibile e riconosciuto dal punto di vista clinico, ma secondo un'indagine coordinata da IQVIA il suo utilizzo nei percorsi sanitari italiani resta frammentato, con importanti differenze tra territori, procedure di laboratorio e modalità di prescrizione.

La questione assume particolare importanza nelle persone con ipertensione o diabete di tipo 2, perché rene e sistema cardiovascolare sono strettamente collegati e un danno a uno dei due può accompagnarsi a un aumento del rischio per l'altro.

Cos'è il test uACR e cosa misura

Il test uACR misura nelle urine il rapporto tra albumina e creatinina. L'albumina è una proteina che normalmente dovrebbe essere trattenuta dal filtro renale, il glomerulo, e quindi non dovrebbe comparire nelle urine in quantità anomale.

La presenza di albumina può invece indicare che il sistema di filtrazione del rene sta iniziando a perdere efficienza. Secondo Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all'Università Cattolica e direttore della Nefrologia del Policlinico Gemelli, l'uACR può quindi rappresentare un segnale di danno d'organo: quando il glomerulo non riesce più a trattenere adeguatamente l'albumina, significa che esiste una condizione che merita ulteriori approfondimenti.

Le linee guida KDIGO sulla malattia renale cronica raccomandano da circa dieci anni l'utilizzo di questo esame. Gli specialisti suggeriscono inoltre di associarlo all'eGFR, cioè alla stima della velocità di filtrazione glomerulare, per ottenere una valutazione più precisa sia del danno renale sia del rischio cardiovascolare.

Perché scoprire presto la malattia renale è importante

Fino a qualche anno fa le possibilità terapeutiche per rallentare la progressione della malattia renale erano più limitate e si basavano soprattutto su alimentazione e trattamento dell'ipertensione. Oggi, secondo gli esperti, sono disponibili farmaci capaci di rallentare in maniera importante la progressione della patologia e, se il trattamento viene avviato nelle fasi molto precoci, di modificarne significativamente l'evoluzione.

Proprio per questo diventa importante individuare il problema prima che la perdita della funzionalità renale raggiunga livelli avanzati.

Massimo Morosetti, presidente della Fondazione Italiana del Rene FIR ETS e primario emerito di Nefrologia e Dialisi dell'Asl Roma 3, sottolinea che effettuare periodicamente indagini capaci di evidenziare precocemente la malattia è diventato particolarmente rilevante proprio alla luce delle nuove possibilità terapeutiche. L'uACR viene indicato in questo contesto come un esame molto sensibile per individuare precocemente il danno.

Il problema non è il test, ma come viene utilizzato

Secondo l'indagine coordinata da IQVIA, il test uACR è già tecnicamente disponibile, ma non viene prescritto, identificato, eseguito e interpretato secondo modalità uniformi su tutto il territorio nazionale.

Esistono differenze nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, nelle modalità utilizzate dai laboratori e nella codifica dell'esame. Uno dei problemi principali è proprio l'assenza di un codice univoco nel Nomenclatore tariffario, elemento che può rendere più complicata anche la prescrizione da parte del medico di medicina generale.

La Roadmap elaborata dal gruppo di lavoro propone quindi di integrare sistematicamente l'uACR nei PDTA, rendere il test chiaramente identificabile e uniformare le procedure di laboratorio.


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Anche la confrontabilità dei risultati è considerata importante. Michele Mussap, direttore di Medicina di laboratorio della Fondazione Ospedale Villa Salus e dell'IRCCS San Camillo di Venezia, ha sottolineato la necessità di utilizzare modalità di misurazione e unità di misura comparabili tra laboratori differenti.

Ipertensione e diabete di tipo 2 aumentano l'attenzione sul rene

Il test assume un ruolo particolarmente interessante nelle persone che presentano già fattori di rischio come ipertensione o diabete di tipo 2. La relazione tra cuore e rene è infatti stretta. Un danno renale può accompagnarsi a un maggiore rischio cardiovascolare e, allo stesso tempo, alcune condizioni cardiovascolari e metaboliche possono contribuire al progressivo deterioramento della funzione renale.

Per Leonardo De Luca, direttore della Cardiologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e vicepresidente della Fondazione HCF ANMCO per il Tuo Cuore ETS, cuore e rene non dovrebbero essere gestiti come due compartimenti completamente separati.

L'obiettivo non consiste soltanto nel diagnosticare la patologia renale quando è ormai evidente, ma nel riconoscere tempestivamente le persone maggiormente esposte al rischio, in modo da intervenire prima sulla progressione della malattia e, di conseguenza, sul rischio di eventi cardiovascolari.

In Europa 62 milioni di persone hanno una malattia cardiovascolare

La discussione sulla diagnosi precoce delle malattie renali si inserisce in un contesto europeo più ampio. L'indagine è stata presentata durante un evento organizzato nell'ambito della prima EU Screening Week, in programma dal 28 settembre al 4 ottobre, iniziativa collegata al piano europeo “Safe Hearts”.

Il programma punta a ridurre del 25% entro il 2035 le morti cardiovascolari premature, intervenendo sui principali fattori di rischio e rafforzando prevenzione e diagnosi precoce.

Nell'Unione Europea circa 62 milioni di persone convivono con una malattia cardiovascolare, vale a dire approssimativamente una persona su sette.

Anche in Italia le malattie del cuore continuano a rappresentare la principale causa di morte, con un impatto economico e sociale che, secondo i dati riportati nell'indagine, supera i 40 miliardi di euro ogni anno.

È proprio in questa prospettiva che il controllo della funzione renale assume un'importanza più ampia: intercettare un danno al rene può aiutare anche a definire meglio il profilo di rischio cardiovascolare.

Un codice unico potrebbe rendere il test più accessibile

Tra le richieste avanzate dagli esperti c'è quindi quella di rendere l'uACR più facilmente prescrivibile e riconoscibile all'interno del Servizio sanitario.

Gaetano Piccinocchi, medico di medicina generale e responsabile dell'Area Malattie renali della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, indica come obiettivo l'inserimento sistematico dell'uACR nei percorsi diagnostico-terapeutici e l'attribuzione di un codice specifico, uniforme e facilmente riconoscibile.

L'obiettivo successivo sarebbe arrivare all'inserimento dell'esame nei Livelli essenziali di assistenza.

Sul fronte legislativo è stato inoltre presentato un emendamento al Ddl Mulè che punta a introdurre un programma diagnostico dedicato all'individuazione delle malattie renali croniche nella popolazione adulta. Il provvedimento si trova però ancora nelle prime fasi dell'iter parlamentare.

Fino a 4 milioni di italiani e molte diagnosi ancora tardive

Il problema della malattia renale cronica non riguarda dunque soltanto la disponibilità delle cure, ma anche la capacità di riconoscere la patologia abbastanza presto da sfruttarle.

Con 3,5-4 milioni di adulti interessati in Italia, riuscire a individuare le persone nelle fasi iniziali potrebbe consentire una presa in carico anticipata, soprattutto quando sono già presenti diabete di tipo 2 o ipertensione.

Il paradosso evidenziato dagli esperti è che lo strumento esiste già: l'uACR è semplice, non invasivo e clinicamente riconosciuto, ma non viene ancora utilizzato secondo criteri uniformi su tutto il territorio.

Standardizzare la prescrizione, l'esecuzione e la lettura del test potrebbe quindi trasformare un esame già disponibile in uno strumento più efficace di prevenzione, permettendo di individuare il danno renale quando intervenire può ancora modificare in modo importante il decorso della malattia.

Fonte:

National Kidney Foundation - Kidney Failure Risk Factor: Urine Albumin-Creatinine Ratio (uACR)

Ultimo aggiornamento – 01 Ottobre, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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