Influenza 2026: i 3 sintomi che compaiono insieme e non lasciano dubbi

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 28 Settembre, 2026

Donna sul divano coperta da una coperta azzurra che si soffia il naso, con una scatola di fazzoletti accanto.

La stagione influenzale 2026/2027 si avvicina e in Italia sono attesi, insieme ai virus influenzali, numerosi altri patogeni respiratori. Fabrizio Pregliasco ha indicato tre caratteristiche che, quando compaiono contemporaneamente, orientano verso una vera influenza: febbre improvvisa oltre 38 °C, un sintomo respiratorio e uno sistemico. 

Non c’è solo l’influenza australiana: quanti virus circolano

L’autunno porta con sé il consueto aumento delle infezioni respiratorie, ma chiamare influenza ogni febbre, raffreddore o tosse può essere fuorviante. Secondo Pregliasco, sono 262 i virus respiratori, considerando tipi e sottotipi, che si affacciano alla stagione fredda. 

Il numero va, però, letto correttamente. Non significa che esistano 262 nuovi virus influenzali pronti a circolare contemporaneamente. Il riferimento comprende una galassia molto più ampia di agenti respiratori, tra cui virus influenzali e patogeni che possono provocare sindromi molto simili.

Tra questi rientrano, per esempio, oltre a SARS-CoV-2:


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L'Istituto Superiore di Sanità monitora proprio questa co-circolazione attraverso RespiVirNet, il sistema di sorveglianza integrata dei virus respiratori. Nell'ultimo rapporto disponibile della stagione 2025/2026, rhinovirus, RSV e metapneumovirus risultavano tra i virus con le positività più elevate nella comunità. 

La distinzione non è soltanto terminologica: sapere quale agente abbia provocato un'infezione può diventare rilevante soprattutto quando la persona appartiene a una categoria a rischio o presenta sintomi importanti.

I tre sintomi che fanno pensare alla vera influenza

Il punto è riconoscere la combinazione dei sintomi, non cercare il singolo segnale capace di dare una diagnosi.

Secondo la definizione clinica richiamata da Pregliasco, la vera influenza tende a presentarsi quando sono contemporaneamente presenti:

  • febbre superiore a 38 °C con esordio brusco, spesso accompagnata da brividi; 
  • almeno un sintomo respiratorio, come tosse, mal di gola, congestione nasale o raffreddore; 
  • almeno un sintomo sistemico, per esempio dolori muscolari, mal di testa, forte stanchezza o malessere generalizzato. 

È proprio la rapidità dell'esordio a rappresentare uno degli elementi distintivi. Una persona può stare relativamente bene al mattino e ritrovarsi poche ore dopo con febbre, dolori muscolari e una forte sensazione di spossatezza.

La descrizione è coerente con quella dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che indica tra i sintomi tipici dell'influenza l'esordio improvviso della febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari, mal di testa e marcato malessere. I sintomi compaiono generalmente dopo 1/4 giorni dall'infezione e, nella maggior parte dei casi, si risolvono nell'arco di circa una settimana. 

Anche la letteratura scientifica invita, però, a non trasformare questa combinazione in un test diagnostico casalingo. Una meta-analisi pubblicata nel 2025 su BMJ Open ha analizzato 67 studi sulla capacità di segni e sintomi di identificare l'influenza e ha concluso che i singoli sintomi e le loro combinazioni hanno un'accuratezza limitata. 

In altre parole: febbre, tosse e dolori muscolari aumentano il sospetto, ma non permettono da soli di stabilire quale virus sia responsabile.

Perché influenza, raffreddore e altri virus si confondono

La difficoltà nasce dalla sovrapposizione dei sintomi: un rhinovirus può provocare naso chiuso e mal di gola; il RSV può dare tosse e febbre; il metapneumovirus può causare un'infezione respiratoria che, soprattutto nelle persone fragili, può evolvere verso forme più serie.

L'influenza tende invece a distinguersi per un esordio più rapido e un coinvolgimento sistemico più marcato. La sensazione di dolori diffusi e forte abbattimento, quella che spesso viene descritta come sentirsi "a pezzi", è diversa dal semplice naso che cola associato a un comune raffreddore.

Eppure anche questa regola ha delle eccezioni: i dati dei CDC statunitensi aggiornati nel 2026 ricordano che non tutte le persone con influenza sviluppano febbre. Negli anziani e nelle persone immunodepresse, per esempio, la presentazione può essere meno tipica; nei bambini piccoli possono comparire anche nausea, vomito o diarrea insieme ai sintomi respiratori. Donna avvolta in una coperta grigia che si soffia il naso con un fazzoletto sul divano.

Per questo l'assenza della febbre non esclude automaticamente l'influenza, soprattutto nelle persone più vulnerabili.

Cosa cambia per chi si ammala

Per un adulto giovane e in buona salute, distinguere immediatamente tra influenza e un'altra infezione respiratoria spesso non modifica la gestione iniziale: riposo, idratazione e controllo dei sintomi sono generalmente sufficienti, salvo peggioramenti.

Diverso è il caso di anziani, bambini molto piccoli, donne in gravidanza, persone immunodepresse e pazienti con patologie croniche. Per questi gruppi un'infezione respiratoria può avere conseguenze più rilevanti e la valutazione medica può diventare necessaria prima.

La diagnosi precisa può inoltre avere implicazioni terapeutiche. L'OMS sottolinea che i test di laboratorio sono necessari per confermare con certezza l'infezione da influenza, mentre i test rapidi possono avere una sensibilità inferiore rispetto alle tecniche molecolari come la RT-PCR. 

Un esempio concreto arriva da uno studio condotto nell'ambito del progetto PRIME: tra 5.444 episodi di malattia osservati in 3.965 donne in gravidanza, 310, pari al 6%, sono risultati positivi all'influenza. Febbre misurata di almeno 38 °C, mialgia, tosse e brividi erano associati all'infezione, ma nessuna combinazione dei sintomi poteva sostituire una valutazione diagnostica. 

Anche la stagione vaccinale 2026/2027 è già stata programmata. L'AIFA ha comunicato l'autorizzazione di 9 vaccini antinfluenzali per la nuova stagione, con formulazioni destinate a diverse fasce d'età e categorie di persone. Il Ministero della Salute raccomanda l'avvio delle campagne regionali dall'inizio di ottobre. 

Il punto critico: il freddo non basta a spiegare i contagi

Attribuire l'aumento delle infezioni semplicemente all'arrivo del freddo sarebbe una semplificazione.

La trasmissione dipende da diversi fattori:

  • caratteristiche del virus;
  • comportamento delle persone;
  • affollamento degli ambienti;
  • ventilazione e condizioni atmosferiche.

Uno studio pubblicato nel 2024 ha analizzato il rapporto tra temperatura, umidità e trasmissibilità dell'influenza, osservando associazioni differenti anche in base al tipo e al sottotipo virale. 

Anche l'aria interna molto secca merita attenzione. Una revisione pubblicata nel 2024 ha collegato la bassa umidità degli ambienti a una riduzione della clearance mucociliare delle vie respiratorie, cioè il sistema con cui le mucose contribuiscono a rimuovere particelle e microrganismi.

Va detto che alcune indicazioni circolate in questi giorni richiedono maggiore prudenza. Per esempio, generalmente si pensa che dormire meno di sei ore aumenterebbe del 25% il rischio di infezioni. Gli studi disponibili sostengono un'associazione tra sonno insufficiente e maggiore suscettibilità alle infezioni, ma non autorizzano a trasformare quel singolo dato in una percentuale valida indistintamente per tutti. Uno studio sperimentale pubblicato su Sleep nel 2015, per esempio, ha osservato una maggiore probabilità di sviluppare un raffreddore dopo esposizione al rhinovirus tra le persone che dormivano meno di sei ore rispetto a chi dormiva più di sette. 

La questione, però, è un'altra: nessun sintomo preso isolatamente permette di dire con certezza "è influenza".

Cosa osservare nelle prossime settimane

Con l'avvicinarsi della stagione fredda, la presenza contemporanea di febbre improvvisa, disturbi respiratori e marcato malessere può orientare verso un'infezione influenzale. Non basta, invece, avere semplicemente tosse o naso chiuso per attribuire i sintomi al virus influenzale.

La sorveglianza epidemiologica permetterà di capire quali virus prevarranno realmente e con quale intensità. Nel frattempo, per chi appartiene alle categorie a rischio, la prevenzione resta legata soprattutto alla vaccinazione secondo le indicazioni sanitarie, oltre alle normali misure igieniche e alla riduzione dei contatti quando si è malati.

A conti fatti, il dato dei 262 virus racconta soprattutto una cosa: l'inverno non porta una sola infezione respiratoria, ma una sovrapposizione di patogeni diversi. Riconoscere questa differenza serve a interpretare meglio i sintomi e, quando necessario, a rivolgersi al medico senza aspettare che il quadro peggiori.

Fonti:

  • NIH – Behaviorally Assessed Sleep and Susceptibility to the Common Cold
  • NIH – Indoor air humidity revisited: Impact on acute symptoms, work productivity, and risk of influenza and COVID-19 infection
  • NIH – Effects of meteorological factors on influenza transmissibility by virus type/subtype
  • NIH – 10Recommendations for diagnostic testing strategies in patients with suspected influenza
  • CDC – Clinical Signs and Symptoms of Influenza
  • WHO – Influenza (seasonal)
  • RespiVirNet – Aggiornamento del 6 marzo 2026
  • PubMed – Accuracy of individual signs and symptoms and case definitions for the diagnosis of influenza in different age groups: a systematic review with meta-analysis
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