Influenza 2026-2027: sintomi, rischi e quando vaccinarsi

Salvatore Privitera | Divulgatore scientifico
A cura di Salvatore Privitera
Divulgatore scientifico
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Data articolo – 22 Ottobre, 2026

ragazza sul divano con l'influenza

Con l’arrivo dell’autunno tornano febbre, tosse, raffreddore e malessere generale, ma non tutti questi episodi possono essere definiti influenza vera e propria. Per la stagione 2026-2027 il quadro potrebbe essere particolarmente affollato, perché diversi virus respiratori sono destinati a circolare contemporaneamente. 

Secondo il professor Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio e professore associato di Igiene Generale e Applicata all’Università degli Studi di Milano, la nuova stagione potrebbe raggiungere 12-14 milioni di casi complessivi, dopo un’annata precedente che aveva superato i 15 milioni. 

I segnali provenienti dall’emisfero australe indicano al momento una prevalenza del ceppo A/H3N2, mentre nelle settimane autunnali potrebbe già svilupparsi una sorta di “pre-stagione” caratterizzata dalla co-circolazione di influenza, virus respiratorio sinciziale, SARS-CoV-2 e rhinovirus.

Influenza o semplice sindrome simil-influenzale?

Distinguere l’influenza da altri disturbi respiratori non è sempre immediato. Secondo i dati dell’Osservatorio Salute IQVIA, presentati il 16 settembre 2026, nell’ultimo anno il 48% degli italiani ha riferito influenza o sintomi influenzali. Tra i disturbi più comuni comparivano raffreddore nell’83% dei casi, tosse nel 72%, dolori e malessere nel 62%, mal di testa nel 56% e febbre oltre i 38 gradi nel 46%. La durata media dei sintomi è stata di circa sei giorni.

Per parlare con buona probabilità di influenza vera e propria, secondo Pregliasco devono comparire insieme alcuni elementi: esordio brusco, febbre oltre i 38 gradi, almeno un sintomo respiratorio come tosse o mal di gola e almeno un sintomo sistemico, come dolori muscolari o forte spossatezza. Se uno di questi elementi manca, è più facile che si tratti di una delle numerose sindromi simil-influenzali che circolano nello stesso periodo. 

Negli anziani e nelle persone fragili, però, la febbre può anche essere meno evidente, perché la risposta immunitaria tende a essere meno pronta. In queste categorie bisogna osservare con attenzione anche segnali come confusione mentale, aumento della frequenza cardiaca o respiratoria e peggioramento generale delle condizioni.

Cosa fare quando iniziano i sintomi

Nella maggior parte dei casi la gestione iniziale dell’influenza rimane sintomatica. I farmaci di automedicazione possono servire a ridurre febbre, dolori o altri disturbi, ma non eliminano il virus né devono essere utilizzati con l’obiettivo di azzerare ogni sintomo. Riposo e idratazione restano misure importanti sia per favorire il recupero sia per ridurre il rischio di trasmettere l’infezione ad altre persone.

La scelta dei farmaci dovrebbe essere legata ai sintomi realmente presenti, leggendo con attenzione il foglietto illustrativo e chiedendo consiglio al farmacista quando necessario, soprattutto nelle persone anziane o in chi assume più terapie contemporaneamente. Un capitolo a parte riguarda gli antibiotici, che non hanno efficacia contro i virus influenzali. 

Possono essere utilizzati soltanto su indicazione medica quando viene identificata o sospettata una sovrainfezione batterica. Assumerli senza necessità non accelera la guarigione dall’influenza e contribuisce al problema dell’antibiotico-resistenza.

Quando serve il medico e quando andare in Pronto Soccorso

La presenza di febbre, anche elevata, non significa automaticamente che sia necessario recarsi in Pronto Soccorso. Nei casi lievi il farmacista può rappresentare un primo riferimento, mentre medico di famiglia e pediatra dovrebbero essere contattati se i sintomi non migliorano dopo alcuni giorni, se peggiorano o se emergono dubbi sull’andamento della malattia.

Il Pronto Soccorso va invece riservato alle situazioni in cui compaiono veri segnali di allarme, soprattutto nelle persone anziane e fragili. In questi pazienti un peggioramento improvviso delle condizioni generali, alterazioni dello stato mentale oppure modifiche importanti della frequenza respiratoria o cardiaca meritano una valutazione tempestiva. Il punto non è quindi misurare soltanto la temperatura, ma osservare l’insieme dei sintomi e la loro evoluzione nel tempo.

Vaccino antinfluenzale: perché non bisogna aspettare il freddo

Uno degli errori più comuni è pensare che la vaccinazione antinfluenzale vada fatta soltanto quando arriva il freddo intenso. In realtà la campagna vaccinale viene programmata in anticipo proprio per consentire all’organismo di sviluppare una risposta immunitaria prima che la circolazione del virus raggiunga il picco. 

Nella stagione precedente, secondo i dati dell’Osservatorio Salute IQVIA riportati dal Gruppo San Donato, poco più del 20% degli italiani si era vaccinato, una quota circa dimezzata rispetto al 2021. Tra gli over 60 l’adesione saliva al 38%.

Il vaccino non garantisce di non ammalarsi, ma il suo valore principale riguarda la riduzione delle forme gravi, delle complicanze e delle ospedalizzazioni, soprattutto nelle persone più vulnerabili. Per questo la vaccinazione assume un peso particolare negli anziani, nei soggetti fragili e in chi soffre di malattie respiratorie croniche, nelle quali un’infezione virale può provocare una riacutizzazione. 

Anche i bambini possono essere vaccinati, con la protezione che può iniziare già dai 6 mesi di vita.

Influenza, Covid e altre vaccinazioni possono essere valutate insieme

Per la stagione 2026-2027 il vaccino antinfluenzale può essere co-somministrato con quello contro il Covid-19, rendendo possibile affrontare entrambe le protezioni nella stessa seduta vaccinale. Nelle persone anziane o particolarmente a rischio, lo stesso appuntamento può inoltre diventare l’occasione per valutare insieme al medico altre vaccinazioni, come quelle contro pneumococco ed herpes zoster.

La possibilità di eseguire più vaccinazioni nello stesso periodo può semplificare la prevenzione, soprattutto per chi appartiene a categorie più esposte alle complicanze delle infezioni respiratorie. Anche in questo caso, però, il calendario e le indicazioni dipendono dall’età, dalle condizioni di salute e dalle raccomandazioni previste per ciascuna persona.


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Cosa aspettarsi dalla stagione 2026-2027

Le previsioni indicano una stagione con una circolazione sostenuta di virus respiratori, ma questo non significa che tutti i casi avranno la stessa gravità. Influenza, Covid, RSV e rhinovirus possono produrre quadri molto diversi e, in alcuni casi, sintomi simili tra loro. Proprio per questo resta importante evitare diagnosi fai-da-te basate su un singolo sintomo e osservare piuttosto l’andamento complessivo della malattia.

La strategia più utile resta quella di combinare comportamenti semplici e prevenzione: vaccinarsi secondo le indicazioni stagionali, riposare quando compaiono i sintomi, mantenere una buona idratazione, evitare l’uso improprio di antibiotici e rivolgersi al medico quando il quadro non migliora o compaiono segnali di allarme. 

L’influenza resta nella maggior parte dei casi una malattia gestibile, ma nelle persone fragili può avere conseguenze importanti, ed è soprattutto per loro che riconoscere i sintomi e proteggersi in anticipo fa la differenza.

Fonte

Gruppo San Donato - Influenza 2026-2027

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