Infertilità e benessere emotivo: perché la mindfulness può aiutare le coppie nei percorsi di fertilità

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 16 Marzo, 2026

uomo fa meditazione

I percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA) possono essere impegnativi non solo dal punto di vista medico, ma anche emotivo.

Ansia, aspettative e timori accompagnano spesso le coppie che cercano una gravidanza attraverso queste tecniche. Un nuovo progetto di ricerca dell’Università di Pisa punta a comprendere meglio il legame tra emozioni, dinamiche di coppia e trattamenti di fertilità.

Lo studio, chiamato MOONSHINE, analizza come la pratica della mindfulness, una tecnica di consapevolezza mentale utilizzata per gestire lo stress, e la sincronizzazione fisiologica tra partner possano influenzare il benessere psicologico delle coppie e potenzialmente l’esito dei trattamenti di PMA.

Il progetto MOONSHINE: un approccio interdisciplinare alla fertilità

Il progetto MOONSHINE (ProMOting and mOdelliNg phySiological syncHronization In iNfertile couplEs) è coordinato dal Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa e coinvolge ricercatori di bioingegneria, psicologia e medicina della riproduzione.

L’iniziativa è finanziata dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del programma PRIN 2022, che sostiene progetti scientifici innovativi in ambito nazionale.

L’obiettivo dello studio è comprendere in che modo lo stress emotivo e le dinamiche relazionali tra partner possano influenzare i percorsi di procreazione assistita, integrando dati clinici con informazioni psicologiche e fisiologiche.


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Secondo i ricercatori, la fertilità non è soltanto un processo biologico ma coinvolge anche fattori psicologici e relazionali che possono influire sull’esperienza del trattamento.

Mindfulness: cos’è e perché viene studiata nella fertilità

La mindfulness è una pratica basata sull’attenzione consapevole al momento presente, spesso utilizzata in ambito clinico per ridurre stress, ansia e ruminazione mentale.

Negli ultimi anni diversi studi hanno evidenziato che programmi di mindfulness possono migliorare il benessere psicologico nelle persone che affrontano l’infertilità, riducendo sintomi di ansia e depressione.

Nel progetto MOONSHINE, alcune coppie coinvolte nei percorsi di PMA partecipano a interventi guidati di mindfulness, pensati per aiutare a gestire l’impatto emotivo del trattamento.

Durante la ricerca, i partecipanti indossano dispositivi tecnologici non invasivi che registrano parametri fisiologici legati allo stress, come la frequenza cardiaca e altri segnali del sistema nervoso autonomo, la parte del sistema nervoso che regola funzioni automatiche come respirazione e battito cardiaco.

La sincronizzazione fisiologica tra partner

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda la cosiddetta sincronizzazione fisiologica tra i membri della coppia.

In termini semplici, si tratta del fenomeno per cui alcuni parametri corporei – come il ritmo cardiaco o la respirazione – tendono a coordinarsi tra due persone che condividono un forte legame emotivo.

Analizzando questi dati, i ricercatori cercano di capire se una maggiore sintonia fisiologica tra partner possa essere associata a una migliore gestione dello stress durante i trattamenti di fertilità.

Per studiare questo fenomeno, il team utilizza anche modelli matematici e strumenti di analisi dei dati, con l’obiettivo di individuare eventuali correlazioni tra benessere emotivo, dinamiche di coppia e risultati clinici.

Infertilità e PMA: un fenomeno sempre più diffuso

Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie nei Paesi occidentali. In Italia, ogni anno migliaia di persone si rivolgono ai centri di PMA per affrontare difficoltà di concepimento.

I trattamenti di procreazione assistita, come la fecondazione in vitro, possono richiedere diversi tentativi e comportare un notevole carico emotivo. Per questo motivo, molti centri stanno iniziando a integrare nei percorsi clinici anche supporto psicologico e strategie di gestione dello stress.

La ricerca dell’Università di Pisa si inserisce proprio in questo filone, cercando di comprendere come mente, corpo e relazione di coppia possano interagire nei percorsi riproduttivi.

Verso trattamenti più personalizzati

Un altro obiettivo del progetto MOONSHINE è sviluppare modelli predittivi della gravidanza che integrino diversi tipi di dati: clinici, fisiologici e psicologici.

In prospettiva, questi strumenti potrebbero contribuire a rendere i percorsi di PMA più personalizzati, considerando non solo gli aspetti medici ma anche il benessere emotivo della coppia.

Gli esperti sottolineano comunque che la mindfulness non rappresenta una terapia per l’infertilità, ma può essere un supporto utile per affrontare lo stress legato ai trattamenti.

Tra le strategie che possono aiutare le coppie in questi percorsi, gli specialisti indicano:

  • partecipare a programmi di supporto psicologico;
  • mantenere una comunicazione aperta all’interno della coppia;
  • praticare tecniche di rilassamento o meditazione;
  • rivolgersi a centri specializzati che offrano un approccio multidisciplinare.

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Le prospettive della ricerca

Il progetto MOONSHINE è ancora nelle prime fasi, ma rappresenta un esempio di ricerca che integra medicina, psicologia e tecnologia per comprendere meglio la complessità della fertilità.

Se i risultati verranno confermati da studi più ampi, in futuro i percorsi di procreazione assistita potrebbero includere in modo sempre più strutturato interventi dedicati alla salute emotiva e relazionale delle coppie.

Un approccio che potrebbe non solo migliorare l’esperienza dei pazienti durante la PMA, ma anche contribuire a una visione più completa della salute riproduttiva.

Fonti

Università di Pisa – Progetto MOONSHINE

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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