Il superbatterio che sfida un antibiotico di ultima linea

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 18 Luglio, 2026

antibiotici

Quando un’infezione ospedaliera non risponde più agli antibiotici comuni, i medici devono ricorrere a farmaci considerati di ultima linea. Tra questi c’è ceftazidime-avibactam, una combinazione usata contro alcuni batteri molto resistenti, compreso Pseudomonas aeruginosa.

Questo microrganismo è noto da tempo negli ospedali. Vive facilmente nell’ambiente, può trovarsi nell’acqua e nel suolo, e diventa particolarmente pericoloso per persone già fragili: pazienti ricoverati, immunodepressi, sottoposti a ventilazione meccanica o portatori di cateteri. Non è un batterio che di solito minaccia chi è sano, ma nei reparti può diventare un problema serio.

Il nuovo studio, guidato da ricercatori della Tongji University in Cina e pubblicato su Microbiology Spectrum, segnala un possibile punto critico: anche questo antibiotico, considerato una risorsa preziosa contro infezioni difficili, può essere aggirato da alcune mutazioni batteriche.

Cosa hanno osservato i ricercatori

L’analisi riguarda due pazienti in condizioni critiche con infezioni da Pseudomonas aeruginosa. Nei campioni studiati sono state individuate due varianti enzimatiche, chiamate KPC-71 e KPC-78.

Queste varianti modificano il comportamento degli enzimi prodotti dal batterio. In pratica, aiutano il microrganismo a resistere meglio all’azione di ceftazidime-avibactam. Il punto più delicato riguarda l’avibactam, la componente che dovrebbe proteggere l’antibiotico dall’attacco di alcuni enzimi batterici. Le mutazioni sembrano ridurre proprio questa protezione.

Gli autori sottolineano che queste varianti KPC sono il principale fattore della resistenza osservata. Tuttavia non agiscono da sole: si sommano ad altri meccanismi difensivi già presenti in Pseudomonas aeruginosa, rendendo il batterio ancora più difficile da eliminare.

Perché Pseudomonas aeruginosa preoccupa gli ospedali

Pseudomonas aeruginosa è un patogeno opportunista. Questo significa che sfrutta condizioni di debolezza dell’organismo o situazioni cliniche complesse per provocare infezioni.

Negli ospedali può annidarsi in ambienti umidi e dispositivi medici, compresi ventilatori e cateteri. Proprio per questo le pratiche di igiene, pulizia e controllo delle infezioni restano fondamentali. Ridurre il rischio è possibile, ma prevenirlo del tutto è difficile, soprattutto nei pazienti più vulnerabili.

Il problema diventa ancora più serio quando il batterio è resistente ai carbapenemi, una classe di antibiotici molto potente, spesso usata contro infezioni gravi. In questi casi si parla di Pseudomonas aeruginosa resistente ai carbapenemi, o CRPA, una minaccia sanitaria riconosciuta a livello globale.

Il paradosso: resistente al nuovo, più vulnerabile al vecchio

Lo studio contiene anche un dato inatteso. Le mutazioni che rendono il batterio più resistente a ceftazidime-avibactam sembrano ridurre, almeno in questi ceppi, la resistenza verso farmaci più vecchi della famiglia dei carbapenemi.

È il cosiddetto effetto “see-saw”, cioè una sorta di bilanciamento: il batterio guadagna resistenza da una parte, ma può perderla dall’altra. In teoria, questo potrebbe rendere nuovamente utili antibiotici come imipenem o meropenem in alcune situazioni specifiche.

Ma gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Questa vulnerabilità potrebbe essere temporanea o ingannevole. Sotto la pressione di nuovi trattamenti con carbapenemi, il batterio potrebbe sviluppare altre mutazioni e recuperare la resistenza perduta. In altre parole, il fatto che un ceppo appaia sensibile a un vecchio antibiotico non significa automaticamente che la terapia sia sicura o destinata a funzionare a lungo.

Il ceppo ST463 e il rischio di nuove mutazioni

I campioni analizzati appartengono alla linea ST463 di Pseudomonas aeruginosa, già sotto osservazione in Cina. Questa famiglia batterica è considerata preoccupante perché può essere molto infettiva, causare malattie gravi e mostrare una forte resistenza ai farmaci anche senza le nuove mutazioni descritte nello studio.

La comparsa di varianti come KPC-71 e KPC-78 rende quindi necessario un monitoraggio più stretto, soprattutto durante la terapia con ceftazidime-avibactam. Se la resistenza emerge mentre il paziente è in cura, il trattamento può perdere efficacia proprio quando servirebbe di più.

Per ora, è importante ricordarlo, i dati arrivano da due casi. Non bastano per dire che ceftazidime-avibactam stia perdendo efficacia in modo generalizzato contro Pseudomonas aeruginosa. Sono però un segnale da non ignorare, perché mostrano con quanta rapidità i batteri possano trovare nuove strade per difendersi.

La lezione per la lotta all’antibiotico-resistenza

La vicenda conferma un punto ormai centrale nella medicina moderna: l’antibiotico-resistenza non è un problema statico. I batteri cambiano, selezionano mutazioni, combinano più difese e possono adattarsi anche ai farmaci più recenti. Per questo gli antibiotici di ultima linea devono essere usati con estrema attenzione. Servono sorveglianza microbiologica, test di sensibilità accurati, controllo delle infezioni negli ospedali e un impiego prudente delle terapie disponibili.

La sfida, adesso, è riconoscere presto queste resistenze e capire quando un apparente ritorno di sensibilità ai vecchi farmaci possa essere davvero utile, senza offrire al batterio un’altra occasione per adattarsi.

Fonti

Microbiology Spectrum - Emergence of ceftazidime-avibactam resistance mediated by KPC variants KPC-71 and KPC-78 in ST463 Pseudomonas aeruginosa

Ultimo aggiornamento – 15 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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