Negli ultimi trent'anni il colesterolo LDL, quello comunemente definito "cattivo", è migliorato quasi ovunque nel mondo. Eppure il numero assoluto di morti a esso collegate continua a salire. Non è un errore statistico, ma un paradosso che una nuova analisi del Global Burden of Disease 2023, pubblicata il 29 luglio 2026 su JAMA, permette finalmente di spiegare nel dettaglio.
Il dato che sembra una contraddizione
Dal 1990 al 2023 i tassi di mortalità e di DALY (gli anni di vita persi per morte prematura o disabilità) corretti per età e attribuibili all'LDL elevato sono scesi rispettivamente del 45,6% e del 39,5%.
A parità di struttura demografica, il rischio individuale legato al colesterolo alto si è quindi ridotto in modo netto e costante. Nello stesso periodo, però, il numero assoluto di decessi collegati all'LDL è aumentato. Nel solo 2023, il colesterolo elevato è stato responsabile di circa 3,6 milioni di morti, pari al 6% della mortalità mondiale, e di 90,7 milioni di DALY.
Perché succede: non un fallimento, ma un effetto demografico
La spiegazione non riguarda un peggioramento della prevenzione, ma la trasformazione della popolazione mondiale. Il pianeta conta oggi più abitanti rispetto al 1990, e soprattutto una quota molto più ampia di persone anziane, l'età in cui infarto e ictus legati al colesterolo alto diventano più frequenti.
Una percentuale di rischio più bassa, applicata a una platea molto più numerosa e anziana, può quindi produrre comunque un bilancio assoluto più pesante. È il cosiddetto paradosso della prevenzione globale: i progressi sono reali, ma non bastano a compensare del tutto il cambiamento demografico in corso.
Dove il fenomeno pesa di più
Un terzo dell'intero carico globale legato all'LDL si concentra in India e Cina, mentre a livello di tassi standardizzati la situazione risulta più critica nell'Europa orientale e più favorevole nell'area Asia-Pacifico ad alto reddito.
Secondo gli autori dello studio, il peso della malattia si sta progressivamente spostando verso i Paesi a livello sociodemografico intermedio, dove l'invecchiamento della popolazione rischia di correre più veloce della capacità dei sistemi sanitari di individuare e trattare per tempo il rischio cardiovascolare.
Perché conviene misurarlo comunque
Il colesterolo alto resta una condizione silenziosa: senza un prelievo del sangue, spesso non se ne ha alcuna consapevolezza, indipendentemente dai progressi statistici globali. In Italia, il Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità individua come valori desiderabili una colesterolemia LDL non superiore a 100 mg/dl, un colesterolo HDL pari o superiore a 50 mg/dl e una colesterolemia totale entro i 200 mg/dl, ricordando che una riduzione anche solo del 10% dei livelli di colesterolo nel sangue può abbassare sensibilmente il rischio di morte cardiovascolare.
Il target LDL, va precisato, non è uguale per tutti: varia in base al rischio cardiovascolare individuale e risulta più stringente per chi ha già avuto eventi cardiovascolari o convive con altri fattori di rischio come diabete e ipertensione.
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I limiti dello studio
Lo studio, basato sui dati di 806 studi condotti in 161 Paesi e su meta-analisi di 38 trial clinici, non conta i decessi in cui il colesterolo compare come causa certificata, ma stima quanti eventi sarebbero stati evitati con livelli di LDL più bassi. Restano margini di incertezza, la stima complessiva oscilla tra 2,2 e 5,4 milioni di decessi, e i dati sono destinati a essere affinati nel tempo.
Resta però chiaro un punto: il paradosso non nasce da un fallimento della prevenzione, ma dal fatto che una popolazione più numerosa e più anziana richiede oggi uno sforzo diagnostico e terapeutico ancora maggiore per ottenere lo stesso beneficio assoluto.
Fonti
- JAMA - Global Burden of Elevated LDL-C Findings From the Global Burden of Disease Study 2023
- SCIMEX - High cholesterol linked to 3.6 million deaths globally in 2023
- Istituto Superiore di Sanità - Progetto Cuore