Cosa vuol dire essere dislessici?

Dr.ssa Elisabetta Ciccolella Farmacista
Redatto scientificamente da Dr.ssa Elisabetta Ciccolella, Farmacista |
A cura di Alessandra Lucivero
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Data articolo – 14 Marzo, 2016

Sai cosa è la dislessia?

La dislessia è un disturbo neurologico, che provoca nel paziente colpito l’incapacità di leggere e di comprendere uno scritto, pur conoscendo ogni singola lettera. Ma la definizione non rende realmente ciò che un dislessico vive.

Gli occhi del dislessico

Un paziente con dislessia è normalmente intelligente. Vive però una condizione anomala, spesso non così tutelata dallo Stato e non doverosamente assistita. Molti pazienti, ahimè, non hanno neppure un’idea chiara di quale sia la loro condizione. Questo perché esistono diversi livelli di gravità.

La diagnosi e la comprensione del disturbo sono necessarie. Per questo motivo, Victor Widell ha sviluppato un piccolo simulazione che imita quello che potrebbe sentire il soggetto dislessico.

Vi invitiamo a provarlo qui per capire di cosa stiamo parlando, oltre ogni informazione scritta.

La dislessia si può curare?

La risposta è Nì. La dislessia, in qualche modo, si può correggere, ma mai curare completamente.

Giacomo Stella, professore di psicologia clinica alla Facoltà di scienze della formazione all’Università di Modena, afferma che “la dislessia è una patologia su base neurobiologica che non si può guarire, nel senso di andare a “correggere” l’area del cervello coinvolta, ma per la quale si può fare molto altro, per esempio insegnando tecniche di lettura specifiche“.

Non è semplice individuare la tecnica di recupero migliore, quel che è certo è che la formazione dovrebbe iniziare il più presto possibile.

Come ci ricorda la dr.ssa Angela Zerbino, in una video intervista di Pazienti.it, “una volta fatta la diagnosi di dislessia il bambino ha diritto ad utilizzare strumenti in parte compensativi e in parte dispensativi. Gli strumenti compensativi sono ad esempio l’utilizzo del computer e della calcolatrice, gli strumenti dispensativi riguardano invece il fatto che il bambino può avere più tempo per svolgere le verifiche e ha il diritto ad avere delle consegne più corte rispetto al resto della classe”.

Insomma, il disturbo va affrontato e la speranza è quella che, passo dopo passo, si possa migliorare.

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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