Donne meno trattate degli uomini a parità di malattia? Cosa emerge dagli studi

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 23 Settembre, 2026

donna in attesa in una sala medica

A parità di diagnosi, non sempre si riceve la stessa cura. È quanto emerge da un'ampia revisione internazionale pubblicata su PLOS One dai ricercatori dell'Università di St Andrews, in Scozia. 

Il gruppo di lavoro ha passato al setaccio oltre 1.100 pubblicazioni scientifiche, isolando le 38 che confrontavano direttamente i dati clinici di uomini e donne con la stessa condizione medica. In 33 di queste sono emerse differenze significative nel trattamento ricevuto.

Cuore, Parkinson, reni e fegato: dove si concentrano le differenze

Le disparità più marcate riguardano le patologie cardiovascolari. Nei casi di infarto, scompenso cardiaco o aritmia, le donne risultano trattate più spesso con la sola terapia farmacologica, mentre agli uomini vengono proposti con maggiore frequenza bypass coronarico, stent o altri interventi chirurgici; anche la prescrizione di statine risulta meno frequente nelle pazienti.

Differenze simili emergono nel Parkinson, dove gli uomini vengono indirizzati più spesso alla stimolazione cerebrale profonda, e nell'insufficienza epatica, dove ricevono più frequentemente un trapianto di fegato. 

Anche in nefrologia il divario è netto: le donne in dialisi ottengono meno spesso un accesso vascolare permanente e restano più a lungo dipendenti dal catetere. 

Il gap riguarda pure la gestione del dolore, con una minore prescrizione di oppioidi alle pazienti. Fanno eccezione ictus e diabete, dove non emergono differenze significative, e la demenza, per cui le donne risultano trattate più spesso.

Perché accade: non è una questione di linee guida

Secondo gli autori, quasi nessuno degli studi analizzati indicava una raccomandazione clinica che giustificasse un trattamento differenziato per sesso. Il coordinatore della ricerca, Andrew O'Malley, sottolinea come il dato dovrebbe spingere il personale sanitario a verificare se le decisioni terapeutiche si basino su elementi clinici oggettivi piuttosto che su automatismi. 

La co-autrice Miriam Veenhuizen osserva inoltre che lo schema si ripete in modo coerente in cardiologia, chirurgia, medicina dei trapianti e pronto soccorso, resistendo anche dopo gli aggiustamenti statistici.

Una possibile spiegazione risiede nella storia della ricerca clinica: fino agli anni Novanta le donne sono state sistematicamente escluse dagli studi sui farmaci, e ancora oggi, nelle fasi iniziali delle sperimentazioni, la loro presenza si attesta su percentuali contenute. Molte linee guida attuali si fondano quindi su dati raccolti prevalentemente su popolazione maschile.

La medicina di genere in Italia

Il tema non è nuovo nel dibattito sanitario nazionale. Nel 2018 l'Italia è stata il primo Paese europeo a formalizzare per legge il principio della medicina di genere, affidando all'Istituto Superiore di Sanità il compito di coordinare un piano nazionale dedicato a prevenzione, diagnosi, cura e formazione del personale medico su base sesso/genere. 

Un esempio riguarda l'infarto: anche nelle donne il sintomo più comune resta il dolore o fastidio al petto, ma possono comparire anche manifestazioni meno immediatamente associate all'evento cardiaco, come nausea, dispnea, dolore alla schiena, alla spalla o al braccio e una stanchezza insolita. 

Sintomi che, in alcuni casi, possono essere interpretati diversamente o riconosciuti più tardi.


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Cosa cambia per chi è in cura

Lo studio non individua un'unica causa né suggerisce che le pazienti debbano dubitare delle cure ricevute, ma indica un'area su cui il sistema sanitario è chiamato a vigilare: la verifica che ogni decisione terapeutica sia motivata da criteri clinici e non da assunzioni implicite legate al sesso del paziente. 

I ricercatori intendono ora proseguire il lavoro analizzando se lo stesso squilibrio si riproduca anche negli strumenti di intelligenza artificiale addestrati su questa letteratura scientifica, con il rischio di amplificare su larga scala un divario già documentato.

Fonti

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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