Disfagia dopo i 60 anni: perché aumenta la difficoltà a deglutire

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 19 Agosto, 2026

Un medico visita la gola di un paziente

Con l’avanzare dell’età alcune persone iniziano ad avere difficoltà a deglutire cibi e liquidi. Il fenomeno, chiamato disfagia, può dipendere da cambiamenti fisiologici legati all’invecchiamento, ma anche da malattie neurologiche, muscolari o dell’apparato digerente. Riconoscerne i segnali permette di intervenire prima delle complicanze.

La difficoltà a deglutire dopo i 60 anni è più frequente di quanto si pensi

Mangiare lentamente, tossire durante un sorso d’acqua, sentire che il cibo “si ferma” in gola: sono situazioni che molte persone associano semplicemente all’età. Eppure dietro questi segnali può esserci un cambiamento nella complessa sequenza che permette di portare un alimento dalla bocca allo stomaco.

La difficoltà a deglutire dopo i 60 anni interessa una quota significativa della popolazione anziana. Secondo una revisione, la prevalenza della disfagia negli anziani che vivono nella comunità può variare indicativamente tra il 13% e il 38%, con percentuali più elevate nelle persone ricoverate o assistite in strutture sanitarie.


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Non significa, però, che ogni cambiamento nella deglutizione sia una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. La cosiddetta “presbifagia”, cioè la modifica della funzione deglutitoria legata all’età, può comparire anche in persone sane, ma spesso rimane compensata dall’organismo.

Il punto è un altro: quando questi adattamenti non bastano più, possono comparire episodi evidenti di difficoltà.

Come cambia il meccanismo della deglutizione con l’età

La deglutizione sembra un gesto automatico, quasi banale. In realtà coinvolge oltre 30 muscoli e una precisa coordinazione tra cervello, nervi e strutture della bocca, della faringe e dell’esofago.

Con il passare degli anni possono verificarsi alcuni cambiamenti:

  • riduzione della forza dei muscoli della lingua e della gola; 
  • tempi più lunghi per preparare e spingere il bolo alimentare; 
  • diminuzione della sensibilità nella zona della faringe
  • minore coordinazione tra respirazione e passaggio del cibo. 

La fase più delicata è quella faringea: il momento in cui il cibo deve attraversare la gola senza entrare nelle vie respiratorie. Un errore di coordinazione può provocare tosse o “andare di traverso”.

Un dettaglio tecnico spesso poco conosciuto riguarda il riflesso della tosse. Negli anziani può diventare meno efficace: questo significa che piccole quantità di liquidi o residui alimentari possono raggiungere le vie respiratorie senza generare una reazione immediata. È il fenomeno della “aspirazione silente”, una sorta di ingresso invisibile del materiale alimentare nei polmoni.

La ricerca pubblicata dall’European Society for Swallowing Disorders ha evidenziato come l’invecchiamento della funzione deglutitoria debba essere valutato distinguendo tra normale adattamento e vera patologia.

Non solo età: le cause che possono nascondersi dietro il problema

L’età rappresenta un fattore di rischio, ma raramente è l’unica spiegazione. In molti casi la comparsa di problemi nella deglutizione coincide con altre condizioni mediche.

Tra le cause più frequenti ci sono:

  • ictus e malattie neurologiche, come Parkinson, sclerosi multipla o demenze, che possono alterare la comunicazione tra cervello e muscoli coinvolti; 
  • riduzione della massa muscolare, compresa la sarcopenia, che può indebolire anche i muscoli utilizzati per mangiare; 
  • problemi dell’esofago, come restringimenti, infiammazioni o alterazioni della motilità; 
  • interventi chirurgici o terapie oncologiche nell’area testa-collo, che possono modificare anatomia e sensibilità. 

Un esempio concreto arriva dai pazienti colpiti da ictus: anche quando il recupero motorio appare buono, una parte delle persone può mantenere alterazioni della deglutizione per mesi. In questi casi il rischio non è soltanto il disagio durante i pasti, ma anche complicanze respiratorie.

La polmonite ab ingestis, cioè un’infezione polmonare favorita dall’ingresso di materiale alimentare nelle vie respiratorie, rappresenta una delle conseguenze più temute.

Quando un segnale apparentemente piccolo merita attenzione

Spesso il problema viene sottovalutato. Una persona anziana potrebbe modificare spontaneamente la propria alimentazione: elimina carne, pane o cibi solidi perché “fanno fatica a scendere”, senza collegare il cambiamento a un possibile disturbo.

Alcuni segnali da osservare sono:

  • tosse frequente durante o dopo i pasti; 
  • voce più “umida” o gorgogliante dopo aver bevuto; 
  • perdita di peso non spiegata; 
  • pasti molto più lunghi rispetto al passato; 
  • paura o evitamento di determinati alimenti. 

Non è un caso che la valutazione della disfagia coinvolga spesso più figure: medico, otorinolaringoiatra, logopedista e nutrizionista collaborano per capire dove si interrompe il normale percorso della deglutizione.

Gli strumenti diagnostici possono includere la valutazione endoscopica della deglutizione (FEES) o la videofluoroscopia, esami che permettono di osservare direttamente il passaggio del bolo alimentare.

La disfagia negli anziani non è sempre un declino inevitabile

Va detto che il rapporto tra età e difficoltà nella deglutizione non è lineare. Alcune persone oltre i 70 o gli 80 anni mantengono una funzione deglutitoria efficiente, mentre altre sviluppano problemi prima, spesso per la presenza di patologie associate.

Una revisione pubblicata ha sottolineato proprio questa distinzione: l’invecchiamento fisiologico modifica il sistema, ma la disfagia clinicamente rilevante richiede spesso ulteriori fattori di rischio.

La questione, però, è un’altra: considerare ogni difficoltà come “normale per l’età” può ritardare una diagnosi. Al contrario, medicalizzare ogni piccolo cambiamento può generare preoccupazione inutile.

A conti fatti, serve una valutazione proporzionata ai sintomi e alla loro evoluzione.

Cosa può aiutare a mantenere una buona funzione deglutitoria

La prevenzione passa soprattutto dalla salute generale.

Interventi semplici ma utili possono essere:

  • mantenere una buona forza muscolare;
  • curare l’igiene orale;
  • controllare le malattie croniche;
  • prestare attenzione ai cambiamenti durante i pasti.

Anche la consistenza degli alimenti può essere adattata quando necessario: alcuni pazienti traggono beneficio da cibi più morbidi o da liquidi modificati nella consistenza, sempre su indicazione di professionisti qualificati.

Resta il fatto che mangiare non è soltanto nutrirsi. È anche relazione, autonomia e qualità della vita. Per questo una difficoltà che compare lentamente merita ascolto, soprattutto quando cambia il modo di stare a tavola.

Riconoscere presto il problema può cambiare la gestione

La difficoltà a deglutire dopo i 60 anni può essere legata ai normali cambiamenti dell’invecchiamento, ma può anche rappresentare il primo segnale di una condizione che richiede attenzione. Individuare precocemente i sintomi permette di ridurre rischi come malnutrizione, disidratazione e problemi respiratori.

Nei prossimi anni, con l’aumento della popolazione anziana, la valutazione della funzione deglutitoria sarà sempre più parte integrante della medicina dell’invecchiamento: non per allarmare, ma per preservare il più possibile autonomia e sicurezza durante un gesto quotidiano come mangiare.

Fonte:

  • PubMedPrevalence and Methods for Assessment of Oropharyngeal Dysphagia in Older Adults: A Systematic Review and Meta-Analysis
  • PubMedWhite Paper by the European Society for Swallowing Disorders: Screening and Non-instrumental Assessment for Dysphagia in Adults
  • PubMedPresbyphagia: Dysphagia in the elderly

Ultimo aggiornamento – 17 Luglio, 2026

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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