Disfagia: 10 sintomi da non sottovalutare e quando fare controlli

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 09 Luglio, 2026

Un uomo si tocca il collo infastidito

La disfagia, cioè la difficoltà a deglutire, può comparire a qualsiasi età ma interessa soprattutto anziani e persone con malattie neurologiche o dell'esofago.

Riconoscere i segnali precoci permette di individuarne la causa e ridurre il rischio di complicanze come malnutrizione, disidratazione e polmonite da aspirazione.

Quando la difficoltà a deglutire diventa un campanello d'allarme

Mangiare e bere sono gesti automatici. Solo quando qualcosa si inceppa ci si accorge di quanto sia complesso il meccanismo della deglutizione: oltre 30 muscoli e diversi nervi cranici lavorano in perfetta sincronia per far passare cibo e liquidi dalla bocca allo stomaco.

Secondo l'European Society for Swallowing Disorders (ESSD), i disturbi della deglutizione sono particolarmente frequenti negli anziani e nei pazienti colpiti da ictus o da patologie neurodegenerative. Dopo un ictus, ad esempio, la disfagia può interessare fino al 50% dei pazienti nella fase acuta, aumentando il rischio di aspirazione e di polmonite se non viene riconosciuta tempestivamente.

Non sempre, però, il disturbo dipende da una malattia neurologica; sintomi simili possono essere causati da:

  • reflusso gastroesofageo;
  • restringimenti dell'esofago;
  • tumori;
  • alterazioni della motilità esofagea;
  • alcune terapie.

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Il punto è che molte persone tendono a minimizzare il problema, attribuendolo a un boccone mangiato troppo in fretta o all'età che avanza.

Eppure il corpo invia spesso segnali molto precisi.

I 10 sintomi che meritano attenzione

La disfagia non si manifesta sempre nello stesso modo. Talvolta è evidente, altre volte compare in maniera graduale.

Tra i segnali che non dovrebbero essere ignorati ci sono:

  • sensazione che il cibo rimanga bloccato in gola o dietro lo sterno, soprattutto con alimenti solidi;
  • tosse o soffocamento durante i pasti, anche se episodici, soprattutto quando si bevono liquidi;
  • voce gorgogliante o rauca dopo aver deglutito, segno che una parte del contenuto potrebbe aver raggiunto le vie respiratorie;
  • dolore durante la deglutizione (odinofagia), sintomo diverso dalla semplice difficoltà a mandare giù il cibo;
  • rigurgito di alimenti o liquidi, che possono risalire in bocca anche diversi minuti dopo il pasto;
  • perdita di peso involontaria, dovuta alla progressiva riduzione dell'alimentazione;
  • polmoniti ricorrenti o infezioni respiratorie frequenti, conseguenza dell'aspirazione di piccole quantità di cibo o saliva;
  • necessità di bere continuamente per riuscire a far scendere il boccone;
  • tempi molto lunghi per terminare un pasto, rispetto alle proprie abitudini;
  • sensazione di evitare alcuni alimenti, come carne, pane o riso, perché diventati difficili da deglutire. 

Non tutti questi sintomi indicano la stessa patologia. La loro comparsa, però, merita una valutazione medica, soprattutto se persiste per alcuni giorni o tende a peggiorare.

Perché compare la disfagia

La deglutizione può essere paragonata a una staffetta perfettamente coordinata. Se anche uno solo dei "corridori" arriva in ritardo, l'intero passaggio si interrompe.

Le cause vengono generalmente suddivise in due grandi categorie:

  • la disfagia orofaringea riguarda la fase iniziale della deglutizione ed è spesso associata a condizioni neurologiche come ictus, malattia di Parkinson, sclerosi multipla, demenze o sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Anche alcuni interventi chirurgici del distretto testa-collo possono alterare questo delicato equilibrio;
  • la disfagia esofagea, invece, interessa il tratto che collega la gola allo stomaco. Può dipendere da stenosi, infiammazioni croniche, acalasia, esofagite eosinofila, reflusso gastroesofageo o neoplasie. In questi casi il paziente riferisce spesso la sensazione che il cibo "si fermi" dietro lo sterno.

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Va detto che alcune forme possono comparire anche dopo radioterapia, in seguito all'assunzione di determinati farmaci oppure come conseguenza dell'invecchiamento, senza che ciò significhi automaticamente la presenza di una malattia grave.

Cosa succede se il problema viene ignorato

All'inizio si tende ad adattarsi. Si mastica più lentamente, si evitano gli alimenti più consistenti, si beve molta acqua durante i pasti. Strategie spontanee che funzionano, almeno per un periodo.

La questione, però, è un'altra.

Quando la deglutizione diventa inefficace, il rischio non riguarda soltanto la nutrizione. Piccole quantità di cibo possono entrare nelle vie respiratorie senza provocare tosse: è la cosiddetta aspirazione silente, una condizione nota agli specialisti perché può favorire infezioni polmonari anche in assenza di sintomi immediati.

Secondo l'American Speech-Language-Hearing Association (ASHA), la diagnosi precoce consente di impostare percorsi riabilitativi e strategie alimentari che riducono il rischio di complicanze.

Non sempre è un'emergenza, ma non va nemmeno banalizzata

Resta il fatto che non ogni episodio di difficoltà a deglutire indica una patologia seria.

Un'infiammazione della gola, un'infezione delle alte vie respiratorie o persino un boccone ingerito troppo rapidamente possono provocare un fastidio temporaneo destinato a risolversi in pochi giorni.

Ciò non toglie che alcuni elementi cambino completamente il quadro clinico. La comparsa improvvisa della disfagia associata a difficoltà nel parlare, debolezza di un lato del corpo o alterazione dello stato di coscienza richiede un intervento urgente, perché potrebbe essere il segnale di un ictus.

Anche una perdita di peso non spiegata, la presenza di sangue, il peggioramento progressivo dei sintomi o l'impossibilità di deglutire perfino i liquidi richiedono una valutazione specialistica rapida.

È proprio questa distinzione tra forme transitorie e condizioni potenzialmente più complesse che rende decisiva una diagnosi accurata, senza creare allarmismi ma nemmeno ritardare gli accertamenti.

Come si arriva alla diagnosi

La visita parte sempre dalla raccolta dei sintomi e dall'esame clinico.

In base al sospetto diagnostico possono essere richiesti esami come la videofluoroscopia della deglutizione, la valutazione fibroendoscopica (FEES), la gastroscopia, la manometria esofagea o altri accertamenti radiologici.

A conti fatti, individuare la causa è il vero obiettivo. Per alcune persone sarà sufficiente modificare temporaneamente la consistenza degli alimenti; altre potrebbero beneficiare della riabilitazione logopedica o di trattamenti mirati per la patologia sottostante.

La difficoltà a deglutire non è un sintomo da interpretare in modo isolato. Inserita nel contesto della storia clinica e valutata con gli strumenti adeguati, permette spesso di intercettare precocemente condizioni che, affrontate in tempo, possono essere gestite con maggiore efficacia.

Fonti:

  • NIHEuropean Stroke Organisation and European Society for Swallowing Disorders guideline for the diagnosis and treatment of post-stroke dysphagia
  • ASHAAdult Dysphagia
  • NHSDysphagia (swallowing problems)
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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