Digiuno intermittente e perdita di peso: i risultati non sono quelli attesi

Emanuela Spotorno |  Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva
A cura di Emanuela Spotorno
Autrice e divulgatrice esperta in salute, benessere femminile e medicina preventiva

Data articolo – 16 Febbraio, 2026

piatto vuoto e braccia di donna conserte

Negli ultimi anni il digiuno intermittente è diventato una delle strategie alimentari più popolari per dimagrire

Tuttavia, una recente revisione sistematica di studi clinici randomizzati suggerisce che questo approccio potrebbe non essere più efficace rispetto a una dieta tradizionale o addirittura al non seguire alcun intervento specifico. 

I dati riaccendono il dibattito sull’efficacia reale di uno schema alimentare molto diffuso anche in Italia.

Scopriamo di più.

Cosa si intende per digiuno intermittente

Per digiuno intermittente si intende un modello alimentare che alterna periodi di digiuno a finestre temporali in cui è consentito mangiare. Tra le formule più note figurano:

  • 16:8, che prevede 16 ore di digiuno e 8 ore in cui concentrare i pasti;
  • 5:2, che consente di mangiare normalmente per 5 giorni alla settimana e di ridurre drasticamente le calorie negli altri 2.

L’ipotesi di base è semplice: limitare il tempo a disposizione per alimentarsi dovrebbe ridurre l’introito calorico complessivo e, di conseguenza, favorire la perdita di peso.


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L’analisi su quasi 2.000 adulti

Per valutare l’efficacia del digiuno intermittente, Luis Garegnani dell’Hospital Italiano di Buenos Aires e colleghi hanno analizzato i dati di 22 studi clinici randomizzati controllati, coinvolgendo quasi 2.000 adulti di età compresa tra 18 e 80 anni, provenienti da Nord America, Europa, Cina, Australia e Sud America. Tutti i partecipanti erano in sovrappeso o con obesità.

I ricercatori hanno confrontato il digiuno intermittente con:

  1. consigli dietetici tradizionali;
  2. nessun intervento specifico.

Il risultato principale indica che non emergono differenze significative nella perdita di peso tra chi pratica il digiuno intermittente e chi segue una dieta convenzionale. 

Inoltre, rispetto al non adottare alcuna strategia dietetica, il digiuno intermittente non sembrerebbe determinare una riduzione ponderale superiore.

Anche suddividendo i dati per genere o per tipologia di digiuno intermittente, i risultati restano sostanzialmente invariati.

Confronto con il conteggio delle calorie

Un precedente studio randomizzato aveva già evidenziato come il digiuno intermittente non risultasse più efficace del semplice conteggio calorico quotidiano

Questo dato rafforza l’idea che il fattore determinante per la perdita di peso rimanga il bilancio energetico complessivo, più che la distribuzione temporale dei pasti.

In altre parole, ridurre le calorie totali assunte sembra contare più del “quando” si mangia.

I limiti degli studi disponibili

Nonostante i risultati, gli stessi autori invitano alla cautela. Le ricerche incluse nella revisione presentano alcune incongruenze metodologiche, che rendono complesso trarre conclusioni definitive.

Un aspetto critico riguarda la scarsa misurazione dell’aderenza ai protocolli di digiuno intermittente. Secondo Satchidananda Panda del Salk Institute for Biological Studies, molti studi non avrebbero verificato in modo rigoroso se i partecipanti abbiano effettivamente rispettato le finestre di digiuno. Senza questo dato, risulta difficile valutare con precisione l’efficacia dell’intervento.

La revisione si è concentrata esclusivamente sulla perdita di peso e non consente di stabilire se il digiuno intermittente produca altri effetti, positivi o negativi, sulla salute.

Alcuni studi suggeriscono possibili benefici su funzione immunitaria, microbiota intestinale e metabolismo epatico

Altri lavori, invece, hanno ipotizzato un potenziale aumento del rischio cardiovascolare in determinate popolazioni. Le evidenze restano dunque contrastanti e non definitive.


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Una strategia non miracolosa

Secondo gli autori, il digiuno intermittente non dovrebbe essere considerato una soluzione risolutiva contro sovrappeso e obesità. Può rappresentare un’opzione praticabile per alcune persone, soprattutto se più facile da seguire rispetto ad altri schemi alimentari, ma non sostituisce interventi più ampi di prevenzione e gestione dell’obesità a livello individuale e di salute pubblica.

In un contesto in cui l’obesità riguarda oltre 1 miliardo di persone nel mondo, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’attenzione dovrebbe concentrarsi su strategie sostenibili nel lungo periodo, personalizzate e supportate da evidenze solide.

Fonti

  • Cochrane LibraryIntermittent fasting for adults with overweight or obesity
  • Jama NetworkEffect of Alternate-Day Fasting on Weight Loss, Weight Maintenance, and Cardioprotection Among Metabolically Healthy Obese Adults
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.