Difficoltà di concentrazione e memoria: la vera causa potrebbe essere nell'intestino

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Emanuela Spotorno
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Data articolo – 10 Giugno, 2026

ragazzo al pc, non riesce a concentrarsi

Entrare in una stanza e non ricordare perché. Perdere il filo di un pensiero a metà frase. Faticare a concentrarsi anche su compiti semplici. È quella sensazione che molti descrivono come avere la testa ovattata, e che in letteratura scientifica viene indicata con il termine brain fog, letteralmente «nebbia cerebrale». 

Non si tratta di una diagnosi medica, ma di un insieme di difficoltà cognitive, memoria, lucidità, attenzione, che interferiscono con la vita quotidiana. Le cause sono molteplici: menopausa, long Covid, disturbi del sonno, stati d'ansia. Eppure una delle origini più sottovalutate si trova lontano dalla testa, in un organo a cui di solito non si pensa quando si parla di funzioni cognitive: l'intestino.

Oltre la metà dei pazienti riferisce difficoltà cognitive

Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Gastroenterology ha analizzato 102 pazienti sottoposti a test del respiro al lattulosio: il 54% ha riferito di soffrire di nebbia cerebrale. I pazienti con brain fog presentavano punteggi significativamente più elevati rispetto a chi non ne soffriva, e risultavano più frequentemente in terapia con probiotici e inibitori di pompa protonica. 

Il disturbo era più comune tra chi aveva ricevuto una diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile (IBS) o di gastroparesi, la condizione in cui lo stomaco svuota il proprio contenuto più lentamente del normale. 

La sindrome dell'intestino irritabile è un disturbo funzionale molto diffuso, con una prevalenza stimata intorno all'11% della popolazione mondiale, con un impatto significativo sulla qualità della vita.

Due strade tra pancia e cervello

Il meccanismo attraverso cui l'intestino riesce a compromettere le funzioni cognitive passa principalmente per due canali. Il primo è quello nervoso: il nervo vago collega in modo diretto il tratto gastrointestinale al cervello, in un dialogo bidirezionale continuo. Nei soggetti con intestino irritabile, i nervi intestinali sviluppano una sensibilità aumentata e trasmettono segnali di disagio amplificati, che finiscono per alterare la lucidità mentale.

Il secondo canale coinvolge il microbiota. Quando il microbiota è in equilibrio, sostiene la produzione di metaboliti benefici come gli acidi grassi a catena corta, che proteggono la barriera emato-encefalica e riducono l'infiammazione sistemica. 

Ricerche recenti hanno documentato il ruolo di neurotrasmettitori come serotonina, GABA e dopamina, prodotti anche dall'asse microbiota-intestino-cervello, nella fisiopatologia dell'IBS. Quando invece il microbiota entra in uno stato di disbiosi, questo equilibrio si rompe: si accumulano sostanze pro-infiammatorie che, attraverso la circolazione, raggiungono le aree cerebrali deputate alla memoria e alla cognizione. 

Questo incremento della permeabilità intestinale (leaky gut) consente il passaggio in circolo di endotossine batteriche, in particolare il lipopolisaccaride (LPS). L'endotossiemia sistemica di basso grado che ne consegue è in grado di alterare l'integrità delle giunzioni serrate della barriera emato-encefalica, innescando l'attivazione delle cellule microgliali e promuovendo una cascata neuroinfiammatoria locale.

Il ruolo paradossale dei probiotici

Uno dei dati più controintuitivi emersi dalla ricerca riguarda i probiotici. Ricercatori della Medical College of Georgia hanno documentato che i batteri probiotici possono colonizzare il piccolo intestino e produrre acido D-lattico, creando le condizioni per un'acidosi metabolica associata a nebbia mentale e gonfiore. 

La conclusione degli studiosi è che i probiotici andrebbero trattati come un farmaco, non come un integratore alimentare generico, e assunti solo su indicazione di uno specialista. Questo non significa che siano sempre dannosi — in contesti appropriati, come il ripristino della flora intestinale dopo terapia antibiotica, possono essere utili — ma che il fai-da-te espone a rischi spesso ignorati.

L'alimentazione come strumento terapeutico

Il microbiota è un sistema adattabile: risponde ai cambiamenti dello stile di vita, a partire dall'alimentazione. La chiave è la biodiversità a tavola. Più il microbiota è vario, più contribuisce alla salute generale dell'organismo. 

Uno studio pilota ha messo a confronto la dieta mediterranea con la dieta low-FODMAP, lo schema più utilizzato per l'IBS, basato sulla riduzione temporanea degli zuccheri fermentabili, rilevando che entrambe erano in grado di ridurre il dolore addominale. 

I ricercatori hanno sottolineato che la dieta a basso contenuto di FODMAP può risultare difficile da seguire, costosa e associata a rischi di carenze nutrizionali, mentre la dieta mediterranea non è una dieta di eliminazione e supera molte di queste limitazioni. 

Per chi soffre di intestino irritabile, la strategia alimentare va comunque individualizzata: non esiste un protocollo universale. L'approccio più efficace prevede di ridurre temporaneamente le fibre a maggiore fermentazione, mantenere quelle ben tollerate e reintrodurre gli alimenti gradualmente, osservando le risposte individuali.


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Cosa tenere a mente

La nebbia mentale legata all'intestino non è immaginaria né inevitabile. La ricerca più recente mostra che intervenire su microbiota, barriera mucosa e risposta immunitaria può portare a miglioramenti significativi anche in pazienti che non avevano trovato beneficio con le terapie tradizionali. 

Prima di assumere probiotici o modificare radicalmente la dieta, è però sempre indicato rivolgersi a un medico o a un gastroenterologo, soprattutto in presenza di sintomi persistenti.

Fonti

  • Journal of Clinical Gastroenterology - Brain Fog in Gastrointestinal Disorders Small Intestinal Bacterial Overgrowth, Gastroparesis, Irritable Bowel Syndrome
  • ScienceDaily - Probiotic use is a link between brain fogginess, severe bloating
Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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