Demenza, i segnali possono iniziare molto prima: dall’infanzia ai primi anni di vita

Dr. Christian Raddato Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Christian Raddato, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 04 Maggio, 2026

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Quando si parla di demenza, pensiamo sempre all’età avanzata. Tuttavia, sempre più studi suggeriscono che il processo che porta al declino cognitivo non inizi improvvisamente nella terza età, ma sia il risultato di una serie di fattori che si accumulano nel corso della vita, in alcuni casi già prima della nascita.

Alcuni elementi di rischio, infatti, sembrano emergere durante la gravidanza o nei primi anni di vita, mentre altri si sviluppano durante l’infanzia e l’ingresso nell’età adulta. Questo spostamento di prospettiva sta portando i ricercatori a considerare la prevenzione come un percorso che inizia molto prima.

I primi segnali: dalla nascita all’infanzia

Uno studio condotto nel 2023 da ricercatori in Svezia e Repubblica Ceca ha individuato alcuni fattori legati alla nascita che possono essere associati a un leggero aumento del rischio di demenza negli anni successivi. Alcuni di questi, come la presenza di un gemello in gravidanza, non sono modificabili. Altri, invece, riguardano scelte o condizioni che possono essere valutate, come un intervallo ridotto tra le gravidanze o un’età materna superiore ai 35 anni.


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Questi dati contribuiscono a delineare un quadro più ampio, in cui il cervello può essere influenzato già nelle fasi iniziali dello sviluppo.

L’importanza della giovane età adulta

Un altro studio pubblicato nel 2024 ha spostato l’attenzione sulla fascia di età tra i 18 e i 39 anni. Un gruppo di esperti provenienti da 15 Paesi, coordinato dal Global Brain Health Institute, ha analizzato i principali fattori di rischio in questa fase della vita, identificandola come un momento particolarmente rilevante per intervenire.

Secondo i ricercatori, la giovane età adulta rappresenta una finestra in cui è possibile ridurre in modo significativo il rischio futuro. In questa fase, infatti, si consolidano abitudini e condizioni che possono avere effetti duraturi sulla salute del cervello.

Tra i fattori individuati emergono comportamenti e condizioni già noti in ambito sanitario:

A questi si aggiungono elementi ambientali e sociali, come l’esposizione all’inquinamento, traumi cranici, perdita di udito o vista e un basso livello di istruzione.

Un filo che collega infanzia e vecchiaia

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la continuità nel tempo delle capacità cognitive. Studi longitudinali, che seguono le persone per decenni, mostrano che le abilità cognitive in età avanzata sono in parte già visibili durante l’infanzia.

In particolare, è emerso che uno dei fattori più indicativi delle capacità cognitive a 70 anni è il livello cognitivo registrato intorno agli 11 anni. Questo significa che alcune differenze osservate negli anziani possono riflettere caratteristiche presenti fin dall’inizio.

Anche alcune alterazioni rilevate nelle scansioni cerebrali in età adulta sembrano collegarsi più a esposizioni e condizioni vissute nei primi anni di vita che a comportamenti recenti.

Prevenzione come percorso lungo tutta la vita

Alla luce di questi risultati, i ricercatori propongono di riconsiderare il modo in cui viene affrontata la prevenzione della demenza. Tra le strategie suggerite rientrano campagne educative, programmi scolastici e interventi normativi, come la tassazione di prodotti dannosi per la salute, ad esempio alcol e tabacco.

Fattori emergenti e prospettive future

Oltre ai fattori già consolidati, la ricerca sta iniziando a esplorare nuove possibili influenze, tra cui il consumo di alimenti ultra-processati, l’uso di sostanze, il tempo trascorso davanti agli schermi, lo stress cronico e l’esposizione a microplastiche. Si tratta di ambiti ancora in fase di studio, ma che potrebbero contribuire a chiarire ulteriormente il quadro.

Nel complesso, l’idea che emerge è che il rischio di demenza è legato a una serie di condizioni che si costruiscono nel tempo. Intervenire presto, anche con piccoli cambiamenti, potrebbe avere un impatto significativo nel lungo periodo.

La prevenzione, come sempre, inizia molto prima.

FONTI:

ScienceAlert - The Roots of Dementia Trace Back All The Way to Childhood, Experts Reveal

The Lancet: Healthy Longevity - Next generation brain health: transforming global research and public health to promote prevention of dementia and reduce its risk in young adult populations 

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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