Con il freddo mangiamo davvero di più? Cosa dice lo studio

Dr. Christian Raddato
Revisionato da Dr. Christian Raddato — Medico Generale
A cura di Mattia Zamboni
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Data articolo – 16 Ottobre, 2026

Una donna ben coperta con cappello, guanti e cappotto con cappuccio che si scalda le mani in un paesaggio innevato

Con l’arrivo dell’autunno e delle temperature più basse è comune avere l’impressione di desiderare pasti più sostanziosi, snack più frequenti o alimenti particolarmente calorici. Ma quanto c’è di fisiologico in questa sensazione e quanto dipende invece dall’ambiente, dalle abitudini e dalla disponibilità del cibo?

Una ricerca pubblicata sulla rivista Obesity ha provato a rispondere alla domanda in condizioni controllate. I ricercatori hanno osservato cosa accadeva quando un gruppo di adulti trascorreva del tempo in un ambiente più fresco, confrontando il consumo di cibo con quello registrato a una temperatura considerata più neutra.

Il risultato è netto almeno su un punto: quando faceva più freddo, i partecipanti mangiavano di più. La sorpresa è che non dichiaravano però di avere significativamente più fame.

A 19 gradi circa 404 calorie in più

Lo studio ha coinvolto 46 volontari, di cui 30 uomini e 16 donne, con un’età media di circa 37 anni e un indice di massa corporea medio compreso nella fascia dell’obesità. I partecipanti hanno trascorso periodi di 24 ore in una camera metabolica, un ambiente nel quale i ricercatori potevano controllare la temperatura e misurare con precisione quanto cibo veniva effettivamente consumato.

Gli alimenti erano disponibili liberamente e gli avanzi venivano pesati, evitando così di affidarsi soltanto alla memoria dei volontari. Durante la giornata trascorsa a 19 °C, il consumo medio è stato di circa 4.658 chilocalorie. A 23,5 °C, invece, la media è stata di 4.254 chilocalorie.

La differenza è stata quindi di circa 404 chilocalorie, risultando statisticamente significativa. Sono quantità complessive molto elevate e vanno interpretate nel contesto sperimentale dello studio: non significa che chiunque trascorra una giornata al freddo aggiunga automaticamente 400 calorie alla propria alimentazione.

Più cibo, ma non più fame

Uno degli aspetti più interessanti riguarda ciò che i partecipanti riferivano di percepire. Nonostante avessero mangiato di più durante l’esposizione al fresco, non dichiaravano una fame significativamente maggiore rispetto alla giornata trascorsa alla temperatura più alta.

È una differenza importante. Mangiare, infatti, non dipende soltanto dalla sensazione fisica di avere lo stomaco vuoto. La quantità di cibo consumata può essere influenzata anche dall’ambiente, dalla vista degli alimenti, dalla loro disponibilità e da altri stimoli esterni.

Il risultato suggerisce quindi che il freddo possa modificare il comportamento alimentare senza necessariamente aumentare nello stesso modo la percezione soggettiva della fame.

I segnali esterni sembrano contare

I ricercatori hanno valutato anche il modo in cui ogni partecipante reagiva a differenti stimoli alimentari. Attraverso un questionario sono state distinte la risposta ai segnali interni, come la percezione della fame, e quella ai segnali esterni, per esempio vedere del cibo appetitoso o osservare altre persone mentre mangiano.

Dopo gli aggiustamenti statistici, i partecipanti più sensibili ai richiami esterni del cibo tendevano ad aumentare maggiormente l’apporto calorico quando si trovavano nell’ambiente più fresco. La stessa relazione non risultava altrettanto chiara per la sensibilità ai segnali interni.


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In altre parole, la temperatura potrebbe interagire anche con il modo in cui reagiamo all’ambiente alimentare, e non soltanto con un presunto bisogno fisiologico di energia.

Il corpo mangia di più perché deve riscaldarsi?

Una spiegazione intuitiva potrebbe essere questa: quando fa freddo l’organismo utilizza più energia per mantenere stabile la temperatura corporea e, di conseguenza, spinge a mangiare di più. I dati raccolti nello stesso esperimento, però, non sembrano offrire una spiegazione così semplice.

Una precedente analisi, pubblicata nel 2025 sull’American Journal of Clinical Nutrition, aveva infatti osservato che l’aumento delle calorie ingerite durante l’esposizione al freddo non era accompagnato da un corrispondente aumento misurabile del dispendio energetico nelle 24 ore.

Questo suggerisce che l’incremento dell’assunzione alimentare non possa essere spiegato soltanto dalla necessità dell’organismo di produrre più calore. La nuova ricerca approfondisce quindi soprattutto il lato comportamentale di dati già raccolti in precedenza.

L’effetto non continuava il giorno dopo

Anche la durata del fenomeno merita attenzione. Il protocollo comprendeva osservazioni effettuate dopo l’esposizione al freddo, dopo una condizione a temperatura neutra e dopo un digiuno prolungato. L’aumento dell’assunzione calorica è stato osservato durante la permanenza nell’ambiente fresco, ma non si è mantenuto allo stesso modo il giorno successivo.

Questo fa pensare a una risposta legata soprattutto alla situazione sperimentale immediata, piuttosto che a un cambiamento prolungato dell’appetito. Non è quindi corretto trasformare il dato in una regola secondo cui ogni giornata fredda porterebbe inevitabilmente a mangiare centinaia di calorie in più.

Lo studio ha diversi limiti

I risultati sono interessanti, ma il campione rimane piccolo. Sono state studiate soltanto 46 persone, esposte alle diverse condizioni per periodi relativamente brevi. Inoltre il BMI medio dei partecipanti rientrava nella fascia dell’obesità, per cui non è possibile dare per scontato che persone con caratteristiche corporee differenti rispondano nello stesso modo.

Anche la disponibilità libera di cibo nella camera metabolica rappresenta una condizione particolare. La ricerca descrive quindi ciò che è accaduto in un contesto controllato e non consente di prevedere con precisione quanto mangerà una persona nella normale vita quotidiana quando la temperatura esterna diminuisce.

Il freddo non ci condanna a ingrassare

Ovviamente lo studio non dimostra che autunno e inverno provochino automaticamente un aumento di peso. Mostra piuttosto che la temperatura può contribuire a modificare quanto mangiamo, anche senza che la nostra percezione della fame aumenti nello stesso modo.

Il comportamento alimentare nasce infatti dall’interazione di molti fattori: segnali interni dell’organismo, abitudini, contesto, disponibilità degli alimenti e stimoli esterni. Il dato delle 404 calorie in più è quindi interessante, ma appartiene a una specifica situazione sperimentale e non rappresenta una previsione valida per tutti.

La domanda più utile potrebbe essere un’altra: quando con il freddo compare la voglia di uno spuntino in più, si tratta davvero di fame oppure è l’ambiente a renderci più sensibili al richiamo del cibo? La ricerca non fornisce ancora una risposta definitiva, ma suggerisce che la differenza potrebbe contare più di quanto immaginiamo.

Fonte: 

Obesity/Wiley - Hunger on the Three-Factor Eating Questionnaire Is Associated With Increased Ad Libitum Energy Intake in Different Conditions

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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