Come gli scienziati sudafricani hanno identificato l’hantavirus sulla nave da crociera MV Hondius

Dr. Marcello Agosta Medico Chirurgo
Redatto scientificamente da Dr. Marcello Agosta, Chirurgo Generale, Medico Generale |
A cura di Salvatore Privitera
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Data articolo – 25 Maggio, 2026

Una scienziata che fa una ricerca al microscopio

Sembrava una normale emergenza respiratoria, ma si è trasformata rapidamente in un’indagine sanitaria internazionale. Tutto è iniziato il 1° maggio, durante la Festa del Lavoro in Sudafrica, quando la specialista in malattie infettive Lucille Blumberg ha ricevuto una mail urgente da un collega britannico. Il messaggio parlava di un passeggero evacuato da una nave da crociera nell’Atlantico e ricoverato a Johannesburg con una sospetta polmonite. A bordo della nave, però, anche altre persone stavano male.

La nave coinvolta era la MV Hondius, una nave da crociera olandese che navigava nell’Atlantico meridionale. Alcuni passeggeri erano già morti e le autorità sanitarie dell’isola di Ascension avevano segnalato un gruppo di casi compatibili con una forma di polmonite. A quel punto, gli esperti del National Institute for Communicable Diseases sudafricano hanno iniziato una corsa contro il tempo per capire cosa stesse realmente accadendo.

Le prime ipotesi: Legionella, influenza aviaria e altre infezioni

Secondo quanto raccontato dalla stessa Blumberg all’Associated Press, il gruppo ha iniziato analizzando le cause più probabili. Tra le prime ipotesi c’era la Legionella, batterio noto per provocare gravi forme di polmonite e già associato in passato a focolai in hotel e navi da crociera.

Anche l’influenza aviaria è stata presa in considerazione, visto che molti passeggeri erano appassionati birdwatcher e avevano visitato aree del Sud America dove il virus circola tra gli uccelli.


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Tutti i test, però, continuavano a risultare negativi. Gli specialisti hanno quindi ampliato le analisi, controllando numerose altre malattie respiratorie senza trovare alcuna risposta concreta.

È stato allora che gli investigatori hanno iniziato a concentrarsi sull’itinerario della nave e sulle tappe effettuate in Sud America, soprattutto in Argentina e Cile, zone dove esistono casi documentati di hantavirus.

La svolta: il sospetto sull’hantavirus

L’attenzione si è spostata su una forma rara di hantavirus, trasmessa principalmente dai roditori. In particolare, gli esperti hanno iniziato a sospettare il cosiddetto Andes virus, l’unico ceppo conosciuto capace, in determinate circostanze, di trasmettersi anche tra esseri umani attraverso contatti ravvicinati e prolungati.

A quel punto è entrata in gioco una rete internazionale di collaborazione. Attraverso l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli specialisti sudafricani hanno consultato esperti di hantavirus provenienti dal Sud America e dagli Stati Uniti.

Blumberg ha spiegato che il confronto diretto online con ricercatori specializzati è stato fondamentale per restringere il campo e accelerare le decisioni.Una nave da crociera

Il sabato mattina, il gruppo ha deciso di eseguire il test specifico per l’hantavirus sul sangue del paziente britannico ricoverato a Johannesburg. Poche ore dopo è arrivata la conferma: positivo all’hantavirus Andes. Per sicurezza sono stati effettuati ulteriori controlli, che hanno confermato il risultato.

Tre morti e una nave isolata nei Paesi Bassi

L’identificazione del virus ha permesso all’OMS di informare immediatamente la nave su ciò che stava affrontando. Nel frattempo, anche una donna olandese, una delle prime passeggeri decedute dopo essere sbarcata sull’isola di Sant’Elena, è risultata positiva ai test postumi effettuati in Sudafrica.

Complessivamente il focolaio collegato alla MV Hondius ha provocato tre morti, mentre altri passeggeri hanno sviluppato sintomi compatibili con l’infezione. La nave è successivamente arrivata nel porto olandese di Rotterdam, dove è stata sottoposta a procedure di disinfezione e il personale rimanente è stato fatto sbarcare.

Secondo l’OMS, al momento non esistono segnali che indichino una maggiore capacità di trasmissione del virus o un rischio pandemico globale. Tuttavia, il caso ha mostrato quanto sia importante la rapidità di risposta internazionale di fronte a focolai rari e difficili da identificare.

Blumberg, che lavora da oltre 25 anni nella gestione delle epidemie, ha spiegato che la velocità è stata decisiva: capire con precisione quale virus si stava diffondendo ha permesso di adottare misure più mirate e limitare ulteriori rischi per passeggeri e operatori sanitari.

Fonti:

AP News - How South African scientists identified hantavirus on a cruise ship thousands of miles away

Le informazioni proposte in questo sito non sono un consulto medico. In nessun caso, queste informazioni sostituiscono un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico. Non si devono considerare le informazioni disponibili come suggerimenti per la formulazione di una diagnosi, la determinazione di un trattamento o l’assunzione o sospensione di un farmaco senza prima consultare un medico di medicina generale o uno specialista.
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